Fuori dalla tana: un finesettimana a Bad Wildbad nella Foresta Nera

Ormai le nostre vite sono tornate a una (parvenza vaga di) normalità, ma almeno fino a inizio luglio, mancava comunque qualcosa. Un viaggio, anche piccolo. Io e il mio partner siamo noti per essere sempre in movimento e passare quasi sei mesi senza spostarci è per noi un evento più unico che raro. Per di più a giugno ci sentivamo molto stressati e stanchi della situazione; abbiamo quindi deciso di concederci una pausa per staccare e dedicarci all’esplorazione della Germania, che conosciamo troppo poco sebbene ci viviamo da circa tre anni. Avevamo voglia di natura, di pace e attività fisica. La Foresta Nera ci è quindi parsa la destinazione ideale. La Foresta Nera è vasta e contiene al suo interno un gran numero di cittadine grandi e piccole; tra queste abbiamo scelto come base di partenza Bad Wildbad, per numerose ragioni: è a sole due ore di guida da Francoforte, è un posto di dimensioni ridotte e dall’aria bucolica, si trova in una zona vicina ad antichi castelli e monasteri.

Normalmente i nostri viaggi sono lunghi e densi di visite ed esplorazioni; si svolgono inoltre soprattutto in spazi urbani. Di fatto è la prima volta che organizziamo insieme uno spostamento puramente per avvicinarci alla natura, senza monumenti o città da visitare. Sono sicura che lo faremo presto di nuovo, perché il weekend ci ha rigenerato come pochi altri viaggi che abbiamo fatto. Abbiamo prenotato un appartamento e un’auto a noleggio in modo da essere più liberi possibile e aspettato con anticipazione il primo weekend di luglio. Il risultato non ci ha deluso per nulla.

Il centro di Bad Wildbad, la nostra base. Sullo sfondo, i monti ricoperti di alberi.

Siamo arrivati a Bad Wildbad il venerdì pomeriggio e il nostro appartamento per il weekend ci ha accolto nel modo migliore possibile: interni in legno scuro tradizionale, comfort moderni dall’aria nuova come tostapane e bollitore. Il salotto aveva un balcone con vista sul bosco e su altre case nei dintorni e ascoltando sentivamo il ruscello vicino (e i lavori in corso nella casa di fronte, perché sennò sarebbe stato troppo idilliaco). Tutto era pulito e curato e ci siamo subito sentiti a casa. Abbiamo lasciato la macchina nel parcheggio, i bagagli in casa e siamo subito usciti a fare una passeggiata tra le case intorno. Il nostro viaggio in auto ci aveva già immerso nell’atmosfera della Foresta Nera; alberi ovunque e un’aria fresca che avevamo già intuito durante la guida, ma che ora potevamo finalmente respirare a fondo. La prima sera non ci siamo spinti molto oltre, il nostro obiettivo per il weekend era smaltire lo stress e non metterci particolari obiettivi o pressioni. Abbiamo passato una serata rilassante nel nostro appartamento, pregustando le escursioni dei giorni dopo.

Il centro e io che tento una posa rilassata.

Il centro e il parco di Bad Wildbad

Il giorno dopo ci siamo svegliati con calma con l’idea di esplorare meglio Bad Wildbad. Il nostro appartamento si trovava a solo un quarto d’ora di camminata dal centro, perfetto per cominciare la giornata. La nostra passeggiata ci ha portato in una vasta zona pedonale con ristoranti e negozietti. Era già ora di pranzo, così abbiamo deciso di sederci in un ristorante con i tavoli all’aperto lungo un canale che pareva molto frequentato. Il nostro primo pranzo al ristorante dal lockdown è stato un’esperienza interessante. Il nostro tavolo era accanto all’ingresso e io e Ricardo eravamo seduti uno affianco all’altra rivolti verso la strada e il canale. La strada era attraversata dai binari di una metropolitana di superficie che ci è passata davanti tre volte durante il pranzo. Un intrattenimento inaspettato.

Il ruscello che scorre nel parco di Bad Wildbad.

Nel tentativo di digerire la nostra schnitzel e i ravioli ripieni di carne, abbiamo proseguito la nostra passeggiata verso il parco. Stando alle nostre ricerche il più grande parco selvatico del paese. Seguendo i sentieri, ci è parso di allontanarci del tutto dal centro abitato ed essere circondati dal verde ovunque. In Germania è tipico avere all’interno dei centri abitati grandi giardini a ingresso libero privi di recinzioni e punteggiati da piccole attrazioni inaspettate. Lungo il percorso nel Kurpark di Bad Wildbad abbiamo trovato mappe che segnalavano punti di interesse all’interno del parco, come bizzarri padiglioni in stile orientale, una minuscola chiesetta o il giardino di rose, segni che il Kurpark è probabilmente una destinazione tipica per i matrimoni.

La vista dal balcone del nostro appartamento.

Oltre al parco e al centro, non abbiamo visitato altre zone quel giorno, se si esclude la spesa al Lidl locale per il resto della nostra permanenza. Abbiamo invece approfittato del bel tempo e della luce prolungata per fare un bell’aperitivo sul balcone del nostro appartamento, godendoci la vista degli alberi e l’aria frizzante della sera. Per il giorno dopo avevamo in programma un bel po’ di esercizio fisico.

Escursioni: il giardino di rose e il Sommerberg

La nostra domenica è iniziata… tornando al parco, per visitare il giardino di rose. Questo si è rivelato in realtà una semplice aiuola circondata da un pergolato bianco e panchine. Un luogo grazioso, anche se un po’ diverso da ciò che ci aspettavamo. Abbiamo comunque deciso di pranzare qui prima di affrontare la parte più importante della giornata: la nostra escursione sul Sommerberg, la zona montuosa che sovrasta Bad Wildbad. 

Il giardino di rose nel Kurpark.

Per salire al Sommerberg abbiamo preso una funicolare che ci ha portato alla zona di partenza dei sentieri di camminata. Lì abbiamo scelto un percorso particolarmente lungo che si snodava attraverso la montagna per 10 chilometri. La prima parte del sentiero era molto frequentata; il primo fine settimana di luglio segna l’inizio delle vacanze estive in Germania, perciò abbiamo incontrato molte famiglie con bambini. Loro erano diretti in particolare verso due attrazioni: un ponte che attraversa la foresta e permette di visitarla all’altezza delle cime degli alberi e una struttura a spirale che porta gradualmente dal suolo alla cima, da cui scendere con uno scivolo. A questo si aggiunge il bikepark, per gli amanti delle avventure in mountain bike. Per me, cresciuta tra estati in spiaggia e visite a città d’arte, le vacanze all’insegna degli sport all’aria aperta sono un mondo in cui mi sento ancora nuova, ma i tedeschi le adorano. Non sorprende quindi che un luogo molto frequentato della Foresta Nera sia attrezzato. 

Immersi nel verde e con la vista dei paesi in lontananza.

Allontanandoci dalla zona degli sportivi, ci siamo addentrati sempre di più nel bosco fino a seminare tutti gli altri escursionisti. A poco a poco è sceso il silenzio, rotto solo dal vento e dagli uccelli, tanto che a un certo punto mi ha preso quasi l’ansia di un pericolo nascosto. Immagino siano i nostri sensi primitivi, che soffocati dalla vita cittadina di tutti i giorni riemergono quando ci troviamo in uno spazio dalla memoria ancestrale come la foresta. L’inquietudine è però presto sparita, lasciando il posto a un senso di pace, di immersione nell’ambiente. 

Abbiamo camminato così per circa tre ore, fermandoci spesso a scattare foto e avendo incontri… interessanti con la fauna locale, come il tafano che mi ha punto tre volte lasciandomi un ricordo che due settimane dopo non è ancora passato del tutto o le grosse formiche dalla testa rossa che hanno fondato una colonia nella base di una panchina e si sono arrampicate furiose sulla mia gamba quando abbiamo provato a sederci. Ah, la natura.

A questo punto del sentiero si apriva uno spiazzo che viene probabilmente usato per il parapendio. Sull’altura di fronte si può notare uno spiazzo simile. 

Quando siamo di nuovo scesi con la funicolare era pomeriggio inoltrato ed eravamo felici e stanchi. Ci siamo quindi diretti verso l’appartamento, dove abbiamo passato un’altra serata rilassante, nonostante la malinconia all’idea di tornare a Francoforte il giorno dopo. Tutte le vacanze finiscono purtroppo, ma la prossima volta ci prenderemo qualche giorno in più!

Ritorno a Francoforte con tappa all’antico monastero di Maulbronn

Anche se il nostro finesettimana era all’insegna del relax, abbiamo comunque deciso di inserire una piccola escursione storica sulla via del ritorno. La Foresta Nera è ricca di castelli, rovine, edifici antichi, e la zona di Bad Wildbad non fa eccezione. Una piccola deviazione ci ha portato al monastero cistercense di Maulbronn, considerata l’abbazia meglio conservata a nord delle Alpi e patrimonio UNESCO.

Il  monastero ci ha sorpreso per le sue dimensioni. Il primo scorcio che si intravede sono le mura e il complesso leggermente affossato rispetto alle strade intorno. Scendendo verso l’ingresso si vede il fossato che lo circondava, ora asciutto. All’interno ci si ritrova subito in una grande piazza; il complesso dal suo interno pare il centro di un villaggio.

La piazza all’interno del monastero. A sinistra si intravede la facciata dell’ex stalla diventata municipio, a destra in fondo il monastero vero e proprio.

Alla biglietteria abbiamo ricevuto un’audioguida molto interessante e concisa, che spiegava la storia del monastero e la vita dei monaci. Abbiamo così scoperto che ogni edificio aveva un suo scopo e che alcuni erano poi stati riconvertiti, come la stalla diventata in seguito il municipio. I monaci cistercensi erano vincolati a una regola di silenzio, per cui si poteva parlare solo in un luogo specifico del monastero; per diventare monaco era necessario avere un’educazione che includesse il latino, mentre chi non era istruito poteva diventare un fratello laico. I fratelli laici seguivano le stesse norme di vita, come il silenzio e il celibato, ma anziché passare le giornate a pregare, studiare e cantare inni, erano destinati ai lavori più pesanti, ad esempio nei campi. Insomma, la regola ora et labora interpretata in modo molto conveniente per i monaci: noi oriamo e gli altri laborano. Un altro aneddoto interessante riguarda i segreti della cucina: al monastero erano in vigore molte limitazioni, come il divieto di mangiare carne, ma i cuochi nel tempo si sono ingegnati per trovare scappatoie. Una di queste, nascondere la carne all’interno di un involucro di pasta, ha portato alla nascita dei Maultaschen, i ravioli tipici della regione.

La sala refettorio per i monaci. All’interno del monastero vigeva una stretta separazione tra le categorie per la maggior parte della vita quotidiana, quindi i fratelli laici non mangiavano qui.

Dopo questa interessante visita, abbiamo pranzato con un panino seduti al sole della piazza del monastero, per poi ripartire verso Francoforte. La nostra visita alla Foresta Nera era conclusa. Ma ci è rimasta la voglia di visitare oltre questa zona affascinante della Germania, anche in località diverse da Bad Wildbad. Come mi ha detto un’amica “una volta che ti prende il mal di Foresta Nera, continuerai a tornarci”. E infatti noi di sicuro torneremo.

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