8. Pueblos Blancos

Abbiamo letto del tour dei paesi bianchi sulla nostra guida e su diversi siti internet. Come sempre l’itinerario che abbiamo stilato è piuttosto ambizioso e si scontra con una delle giornate più calde del nostro tour andaluso ( e di tutta la mia vita in effetti).
Peraltro partiamo a metà mattina perchè prima decidiamo di visitare il Museo del tempo di Jerez, di cui però vi parlerò nel prossimo articolo che avrà come oggetto proprio questa graziosa cittadina.
Il tour dei paesi bianchi è lungo oltre 300km ma potete tranquillamente modificarlo a vostro piacimento.
Tocca paesini le cui case spiccano nel giallo oro e nel verde dei paesaggi per essere candide di calce e pittura.
Sono borghi caratteristici alcuni più particolari che meritano una visita vera e propria altri graziosi ma senza peculiari attrattive.
Anche le strade che collegano un borgo all’altro sono bellissime si tratta di vie statali poco frequentate che offrono curve morbide e scorci da cartolina se siete motociclisti guidare per voi sarà ancora più piacevole.
Il nostro tour si sarebbe dovuto snodare attraverso ARCOS DE LA FRONTERA, OLVERA, SETENIL DE LAS BODEGAS, GRAZALEMA, ZAHARA DE LA SIERRA, VILLANUEVA DEL ROSARIO per poi tornare a Jerez.

In realtà però abbiamo deciso di fermarci a visitare solo 3 borghi e gli altri ci siamo limitati ad ammirarli da lontano le ragioni sono state il caldo terribile e il tempo.
I paesi che ci siamo fermati ad ammirare sono stati:

ARCOS DE LA FRONTERA: Dove abbiamo assaggiato il latte meringato alla cannella, una cosa a dir poco meravigliosa (per la ricetta date uno sguardo qui) che ci ha salvato per un istante fugace dal caldo terribile del mezzogiorno andaluso.
Di Arcos mi ricordo le vie strette di un bianco abbagliante e le chiese barocche che come tutte le cose interessanti da vedere stanno sempre in cima ad una collina.
I miradores che permettono di godere di una vista incredibile sul paesaggio circostante e la puerta de Matrera unica rimasta dell’antica muraglia e oggi sorvegliata da una statua della vergine.
Infine ci hanno colpito le statue degli incappucciati che sebbene abbiano un’aria inquietante si rifanno alla festa della Semana Santa nella quale le confraternite degli incappucciati percorrono le strade portando in processione gruppi lignei raffiguranti la passione di Gesù al suono funebre dei tamburelli.
Deve essere molto interessante da vedere chissà se un giorno ne avremo occasione.

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ZAHARA de la SIERRA: di questo borgo ricordo la bellezza della strada per arrivarci, è infatti situato al centro della Sierra del Grazalema.
Ho un vago ricordo di una chiesa barocca addobbata per una festa che ci sarebbe stata due sere dopo, delle vie decorate con ombrelli bianchi nel tentativo forse di dare un po’ di riparo dal sole di agosto ma la cosa più bella è il castello.
Si tratta di un edificio di Epoca Moresca, sulla cima di un alto promontorio che sovrasta tutto il circondario.
L’edificio è integro, ci si può entrare e raggiungerne il punto più alto da cui si gode di una vista eccezionale, la salita che porta all’ingresso del maniero è piuttosto ripida, accessibile a tutti ma in gran parte totalmente priva di ombra. Se come noi ci andate nel primo pomeriggio sono assolutamente necessari acqua,occhiali da sole un cappello.

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SETENIL DE LAS BODEGAS: Tra tutti forse il più famoso dei Paesi Bianchi. Quello con le case scavate nella pietra.
Noi ci arriviamo nel tardo pomeriggio ormai abbastanza stravolti.
Le case e parte delle strade sono scavate nella pietra della gola del Rio Trejo.
Alcuni negozi ricavati nelle case scavate nella pietra offrono la possibilità oltre che di entrare a dare un occhiata anche di avere una veloce spiegazione su com’era in origine l’ambiente interno.
Vedendo la differenza di temperatura tra la strada che ancora alle quattro del pomeriggio è un inferno di calura e l’ambiente interno dove sembra esserci l’aria condizionata si capisce subito quale potesse essere uno dei motivi che hanno portato a scegliere di scavare delle case nella roccia.
Dal bel vedere avrete una vista mozzafiato sulla città e se siete in vena di relax non mancate di fermarvi a magiare qualcosa sulla via principale è proprio questo paesino che si fregia del titolo di avere inventato le tapas e a loro è intitolata anche una via.

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Il nostro tour termina in sella alla moto non abbiamo voglia di fare ulteriori soste, siamo stanchi, alla sera abbiamo giusto la forza di mangiare un paio di panini e fare due passi in centro a Jerez che l’indomani abbiamo in programma di visitare in lungo e in largo.

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