Fuori dalla tana: la prima uscita con un’amica dall’inizio del lockdown

Giovedì 21 maggio in Germania era festivo per l’Ascensione. Ho sempre trovato interessante che in questo paese si scegliessero ricorrenze religiose diverse dalle nostre. Il 6 gennaio ad esempio è un giorno feriale, ma per qualche motivo l’Ascensione e la Pentecoste sono festivi. Sarà che è più conveniente avere giorni liberi tra maggio e giugno che a gennaio. Per motivi molto diversi, il 21 maggio è stato festivo anche per me: quel giorno finalmente sono uscita con un’amica per la prima volta da marzo.

Per essere precisi, l’ultima volta che abbiamo visto amici di persona è stato il fine settimana dal 13 al 15 marzo, quando siamo dovuti partire per il Regno Unito a causa del matrimonio di uno dei migliori amici di Ricardo. Qui l’epidemia era ancora all’inizio, mentre in Italia si era già in una fase abbastanza avanzata. Nel Regno Unito erano ancora più indietro. Quel viaggio è stato il più surreale e ansiogeno che mi sia mai capitato; avevo paura che saremmo rimasti bloccati lì, avevo paura (confermata) che le persone non avrebbero preso sul serio il rischio. L’atmosfera era vagamente inquieta, ma ancora rilassata. Troppo rilassata per me che avevo il filo diretto con l’Italia e vivevo come proiettata in un futuro catastrofico a cui le persone intorno a me faticavano a credere.

Tornati dal Regno Unito, ci siamo chiusi in casa. La mia ultima uscita seria è stata il 17 marzo per un massaggio programmato da settimane di cui avevo assoluto bisogno. Da quel momento non sono più uscita dal quartiere. Uscivo di casa in media un paio di volte a settimana per la spesa, per il resto mi sono rintanata come un orso ibernato. Mi sono abituata. Anche troppo. Sono rimasta dentro anche quando il mondo scalpitava per uscire. Ma alla fine il momento è arrivato anche per me.

Sì, ho fatto il selfie con la mascherina. Denunciatemi.

Fuori dalla tana: una semplice uscita diventa un’avventura

Dopo due mesi di svernamento, tutto di questa uscita mi sembrava nuovo e avventuroso. Dovevo prendere la metro, tanto per cominciare. Tornare in zone della città che non vedevo da tanto. Vedere una persona in carne e ossa che non fosse Ricardo o uno sconosciuto al supermercato. Non sapevo cosa aspettarmi. Mi sentivo come un’esploratrice in procinto di attraversare un continente sconosciuto. Ok, forse non proprio a questi livelli, ma quasi. Di sicuro temevo di non ricordarmi più le fermate della metro o la geografia delle stazioni. 

Ho passato ore quella mattina a prepararmi. A rimuovere gli strati e strati di svernamento casalingo. Ho indossato vestiti che stavano chiusi nell’armadio da mesi. Mi sono perfino truccata. Ho riflettuto se mettere il rossetto, considerato che per il viaggio in metro mi toccava portare la mascherina. Ho deciso di rischiare. Non sapevo cosa mettermi perché mi pareva di non conoscere più bene il meteo. Al quattordicesimo piano c’è un microclima diverso. 

Alla fine di tutta questa trafila, sono uscita. Ho camminato verso la stazione della metro con una consapevolezza dei miei movimenti, prestando attenzione al paesaggio. La stazione non era quella vicino a casa, perciò mi sentivo fuori dalla mia comfort zone. Avevo timori sciocchi come perdermi per strada. Beh, sono arrivata in stazione senza problemi e salita sul treno. Sembrano gesti così banali a scriverne adesso, ma quel giorno guardavo in giro e assaporavo ogni dettaglio. 

Mamma guarda, senza mani!

Incontrare la mia amica e passeggiare lungo il fiume

All’arrivo, la stazione era quasi deserta. Sono uscita dal treno e ho raggiunto l’atrio. La mia amica era lì ad aspettarmi. Ci siamo sorrise sotto le mascherine, ci siamo salutate. Fuori il sole splendeva pieno e caldo. Abbiamo camminato verso il fiume, commentando quanto tutto fosse strano e come nuovo. Sul fiume c’erano molte persone che si godevano la bella giornata, alcuni passeggiavano come noi, mentre molti altri facevano jogging o andavano in bici. Sul fiume abbiamo visto gruppi di vogatori. Come se tutti avessero una voglia frenetica di fare attività fisica. E di fatto è così e questa è un po’ la normalità dei giorni di festa a Francoforte con il bel tempo, una normalità che non vedevo ormai da tanto. 

Abbiamo camminato a lungo, fermandoci occasionalmente a sedere su panchine, commentando la nostra ammirazione per tutti gli sportivi intorno a noi, ma tutto sommato felici di camminare con calma e parlare. Gli alberi lungo il fiume erano in pieno verde e le onnipresenti oche e anatre erano intente alle loro incombenze. Abbiamo incontrato una famiglia di cigni con i piccoli. Camminando ci siamo ritrovate in zone che non avevo mai visitato, quartieri di palazzi dall’aria nuova e residenziale, con balconi pieni di fiori. Le grandi finestre o addirittura pareti in vetro rendevano visibili gli interni, come se le case fossero tagliate in due. A un certo punto abbiamo raggiunto un’insenatura, una sorta di canale che si staccava dal fiume e proseguiva parallelo per diversi metri. Al suo interno erano ormeggiate piccole barche. Per la prima volta ho pensato a quanto sarebbe piacevole in primavera avere un barchino a Francoforte. Mi è sembrato strano non averci mai pensato.

Ma quanto sono belli e pacifici? Se non ci si avvicina, ovviamente.

Tornando indietro (eravamo ormai parecchio lontane dal centro) ci siamo fermate a un bar con tavoli all’aperto sul lungofiume. Era ormai mezzogiorno, il sole continuava a brillare e faceva caldo. A questo punto non invidiavo per nulla i corridori indefessi. Ci siamo sedute all’ombra a sorseggiare una bibita, assaporando un momento di semplice felicità. Un momento che prima di questa epidemia avremmo sicuramente dato per scontato, ma che ora ci appariva prezioso. Quella è stata l’ultima tappa prima di tornare a casa. 

La mia sensazione al ritorno era quella di aver fatto un viaggio. E anche se di sicuro quel senso di novità andrà a svanire man mano che riprenderemo le attività di prima, spero che qualcosa mi rimanga. La capacità di essere felice per la passeggiata con un’amica, per l’incontro con una famiglia di cigni sul fiume, per una bibita all’ombra quando fa caldo. Godere delle gioie semplici.

Il cielo azzurro che riappacifica con l’esistenza.

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