Cuba: le sfide di un’avventura

Cuba non è stata un’esperienza semplice. Le difficoltà sono state molte e variegate, sia pratiche sia emotive. Per nostra fortuna noi, soprattutto Ricardo, siamo abbastanza adattabili e abbiamo una discreta esperienza di viaggi in posti lontani, e la sua conoscenza dello spagnolo ha reso leggermente più facili situazioni complesse. Tuttavia, non posso negare che molto spesso quando le persone mi chiedono “come è andato il viaggio a Cuba”, mi trovo a spiegare nei dettagli i lati negativi. Non so perché lo faccio, il viaggio è andato bene e siamo felici di essere partiti; forse però una grossa parte della nostra felicità ha a che fare con le sfide superate e le differenze scoperte. Il viaggio a Cuba ci ha fatto crescere, ci ha colpito come pochi altri, ci ha sfidato più e più volte.

Vorrei perciò raccontare alcune delle nostre sfide, in modo che chi decide di lanciarsi nell’incredibile avventura di un viaggio a Cuba sia più preparato di noi. Ecco, in ordine sparso, le difficoltà di Cuba:

Il nostro primo impatto: i tetti di L’Avana! Con le cisterne.

La distanza tra locali e turisti

La disparità economica tra cubani e stranieri ci ha lasciato decisamente sconcertati. Ricardo ne era cosciente, avendo già viaggiato a Cuba, ma per me è stata una sorpresa. Non perché dilaghi una povertà estrema, con persone che dormono per strada e chiedono l’elemosina. Questo succede, ma non più che per esempio a Francoforte, dove purtroppo i senzatetto e i mendicanti sono una presenza numerosa e costante nel centro.

Quello che veramente mi ha sorpreso è stato vedere come il livello complessivo di vita fosse diverso dal nostro, tanto che perfino chi affitta alloggi ai turisti ed è quindi parte di una sorta di classe media locale di livello abbastanza alto ha uno standard di vita che per noi sarebbe modesto.

Non amo fotografare la povertà altrui, dunque vi propongo questi muri colorati di L’Avana che mi hanno molto suggestionato.

La doppia moneta per locali e per stranieri senz’altro non aiuta la situazione: un peso convertibile (cuc), la valuta che si usa per i servizi ai turisti vale circa 25 pesos cubani. Gli stipendi degli impiegati statali (quindi di chiunque non lavori nel turismo, di fatto) sono pagati in cup. Non sorprende quindi che tutti i cubani si attacchino al turismo come fonte di guadagno, quando tutti gli altri lavori sono pagati in una moneta così debole.

Intendo attaccarsi in senso spesso letterale, perché quando un turista cammina per Cuba è un target continuo. Io spesso avevo la sensazione di non potermi fermare per strada a fare foto o a guardare un particolare architettonico, perché nel momento in cui ci fermavamo, qualcuno subito cominciava a chiamare Ricardo “amigo, hey amigo”. Ricardo a un certo punto ci ha scherzato su dicendo che non sapeva di avere più amici a Cuba che a casa.

Data la situazione, i prezzi vengono gonfiati ovunque, dal cibo ai trasporti agli ingressi nei locali; questo anche perché tutti ricevono una percentuale quando procacciano clienti. Il famoso cugino avanero con cui abbiamo cenato due volte ci raccontò che lui era in affari con il Buena Vista Social Club e la sua percentuale era un terzo del biglietto per ogni turista che portava. Non sono però i soldi il problema: dal mio punto di vista, se noi possiamo permetterci un biglietto di andata e ritorno per Cuba, le nostre entrate sono già decisamente più alte di quelle dei locali, per cui pagare uno o cinque cuc in più non è un problema. Il problema è sentirsi un bancomat ambulante. Il problema è sapere che quando si parla con un cubano, nel 90% dei casi c’è un secondo fine. Poi le esperienze variano e magari siamo stati sfortunati noi, ma gli unici casi in cui abbiamo sentito di poter comunicare in modo (un po’ più) genuino con dei locali è stato con chi ci ospitava negli alloggi. Per il resto, era come se ci fosse un muro tra noi e loro. Un muro di soldi.

Una moneta da tre cup che abbiamo ricevuto come resto e che ho conservato.

I trasporti, lunghi, costosi e problematici

Qui a crearci problemi è stata la mia eccessiva fiducia nei confronti dell’esperienza di Ricardo. Dal momento che lui aveva già visitato Cuba, anche se diversi anni fa, speravo che fosse bene informato sul funzionamento dei trasporti. Solo più tardi ho scoperto che si era trattato di un pacchetto con alloggi e spostamenti compresi. Quanto a lui, avendo già percorso buona parte del Sud America con il sistema dei taxi particulares, credeva di potersi muovere senza problemi a Cuba. Ci siamo trovati ad avere problemi con il nostro itinerario, soprattutto per la tappa di Santa Clara che era decisamente fuori dal circuito di Vinales.

Ecco quello che avremmo dovuto sapere prima:

i taxi si muovono lungo percorsi fissi, e non percorrono senza cambi tratte di più di tre o quattro ore, specialmente se sono fuori dai giri turistici;

i taxi partono normalmente la mattina presto, se si vuole prendere nel resto della giornata è possibile, ma negoziare un prezzo decente sarà molto più difficile;

chi si occupa delle casas particulares ha normalmente una ricca rete di contatti con i taxi, e ha tutto l’interesse a mantenerli affidabili, quindi se vi propongono un taxi loro per la destinazione che vi serve, conviene accettare; se qualcuno deve prendersi una percentuale, meglio che sia chi si è occupato di voi anziché il procacciatore losco vicino alla stazione degli autobus. Il prezzo sarà comunque più o meno lo stesso.

L’ultimo dei nostri tre taxi per Santa Clara si allontana.

La scarsa coscienza ambientale

D’accordo, questo è un problema dove entrano in gioco molti fattori: scarsa efficienza del settore della raccolta dei rifiuti, corrotto a tutti i livelli, turismo invasivo che crea grandi quantità di spazzatura, assenza di impianti di riciclo, automobili e altri mezzi a motore vecchi e privi di filtri per le emissioni, speculazioni edilizie che eliminano aree naturali. Non voglio assolutamente incolpare tutti i singoli cubani di indifferenza verso l’ambiente. Ma è innegabile che viaggiare a Cuba sia in una certa misura anche un viaggio nel tempo, che ci riporta a quaranta o cinquant’anni fa, quando le macchine emettevano quel bel fumo nero puzzolente che non ti fa respirare, e si pensava che i rifiuti prima o poi sarebbero svaniti nell’atmosfera.

Ricordo ancora una sera a Santa Clara, eravamo davanti alla porta dell’alloggio ed è passato un gruppo di ragazze. Una di queste aveva una lattina in mano e proprio passando davanti a noi ha esclamato “questa birra mi ha stufato”. Clunk, lattina buttata sul marciapiede senza neanche rallentare il passo.

Questo è un esempio, ma potrei raccontare dell’aria quasi irrespirabile di alcune zone del centro a L’Avana, dove i cassonetti traboccano e bisogna guardare per terra quando si cammina per non calpestare residui alimentari, cacche di cane, cartacce, fanghi pestilenziali (quest’ultima, ahimè, mi è capitata con le scarpe di tela, e ho camminato con il piede umido per tutta la giornata. Per fortuna erano nere). Potrei raccontare della Fiera del libro, dove interi prati intorno alle Fortezze del Morro e della Cabana erano letteralmente ricoperti di lattine, bottiglie, avanzi di cibo, cicche di sigaretta.

Ho riflettuto molto su questa situazione, perché vederla mi ha causato molta angoscia. Tanta che noi abbiamo messo da parte tutti i nostri rifiuti di plastica durante il viaggio e li abbiamo poi smaltiti a Francoforte. Tanta che ho finito per scrivere un articolo che cerca di mettere in prospettiva la nostra cura dell’ambiente a fronte di quanto succede nei paesi in via di sviluppo. Non mi sento di giudicare i cubani per questo tipo di comportamenti, perché penso che dove si lotta quotidianamente per sopravvivere in una situazione economicamente difficile, tante cose passino in secondo piano, e tra queste la cura del proprio ambiente. Per questo ritengo che le iniziative ambientaliste avviate in paesi in via di sviluppo meritino grande rispetto e sostegno, e ancora di più credo che noi che possiamo permettercelo abbiamo il dovere di fare di più.

Non ho fotografato nemmeno la spazzatura. Perciò vi beccate invece questa foto di Calle Obispo la mattina, il momento migliore.

La difficoltà di trovare cibo di buona qualità a buon prezzo

Trovare cibo e acqua, soprattutto a L’Avana, non è stato semplicissimo. A Cuba non ci sono supermercati, solo mercati e alcuni minimarket che, con l’eccezione di Varadero, sono spesso un po’ nascosti. I market in stile occidentale sono piccoli e decisamente sovrapprezzati. Le alternative sono i negozi dove i locali comprano con la tessera o i piccoli spacci, anch’essi sovrapprezzati. Per l’acqua noi abbiamo cercato sempre, appena arrivati in un posto, di procurarci le taniche da 5 litri con cui riempire le bottiglie. Questo perché il primo giorno a L’Avana abbiamo passato ore cercando un posto dove comprare acqua.

Quanto al cibo, i ristoranti, con poche eccezioni, sono per turisti. Il cibo ha prezzi a livelli europei e la qualità è normalmente mediocre. In base alla nostra esperienza, sfruttare l’offerta delle casas dove si alloggia, che spesso propongono colazione o anche cena, non è economicissimo, ma alza la probabilità di mangiare abbastanza bene.

I posti in cui abbiamo mangiato meglio in assoluto, però, erano quelli del tipo locale. Solo che a Cuba questi sono molto più difficili da trovare che da altre parti. Se faccio il confronto con l’abbondanza di scelta che abbiamo trovato in Cina, Cuba ha incredibilmente poca scelta. Ma quando si trovano i posti buoni davvero, ne vale la pena. Preparatevi a overdosi di uova (secondo i cubani, i turisti non sopravviverebbero senza almeno due uova la mattina), fagioli, riso e pollo. Sono le basi della cucina cubana e li troverete ovunque.

Una cosa che ha sorpreso me riguardo al cibo, è stata la frittura. A Cuba si frigge tutto, ma proprio tutto. Il mio stomaco non ha gradito, perciò consiglierei a chi si avventura nella Grande Isola una buona scorta di fermenti lattici e Gaviscon. Sgradevole a dirsi, ma a me mancavano entrambi, perciò sono andata avanti con un blister di Imodium che mi ha salvato. Una volta tornata, ho dovuto fare una cura di fermenti e carbone vegetale per un mese per ricostruire la mia flora batterica duramente provata. Anche se pensate di avere uno stomaco d’acciaio, fidatevi, portatevi questa sacra triade: Gaviscon, Imodium, fermenti lattici. Se vi ci sta in valigia, anche un bel blister di pastiglie di carbone vegetale. Io ho passato intere giornate con la pancia gonfia che parevo al quarto mese di gravidanza e per settimane dopo il viaggio avevo crampi fastidiosi. Non fate come me.

La cena di una tavola calda a Santa Clara di cui ci siamo innamorati. Ovviamente fritto, riso e fagioli non possono mancare.

Un’avventura, una sfida, un’opportunità di crescita

Potrei inserire anche l’incessante propaganda, televisiva, sui muri, sugli autobus, ovunque. Noi siamo partiti a ridosso del referendum sulla costituzione, quindi la voce del governo era ovunque. Ma non è una sfida, almeno non per noi. Solo un contorno politico del nostro viaggio, un po’ come i continui controlli di sicurezza durante la nostra avventura in Cina.

Anche se devo dire che l’estetica di questi murales è in qualche modo suggestiva.

Queste sono le sfide principali che hanno colorato la nostra permanenza a Cuba. Queste sono le cose a cui la mia memoria rimanda molto spesso quando mi trovo a raccontare il viaggio. Sono però anche gli elementi che hanno reso Cuba una vera avventura, e per questo motivo li racconto quasi con affetto. A volte i posti difficili sono quelli a cui ci si lega di più, perché, tra le sfide e le difficoltà, ci permettono di crescere, come viaggiatori e come esseri umani.

 

Commenti

  1. Anna

    Questo post mi ricorda il motivo per cui mi affido più ai blog che alle guide turistiche. Voglio vedere chi ti suggerirebbe di andare a Cuba col Gaviscon! Per me è un consiglio preziosissimo perché ho lo stomaco un po’ delicato e penso che a Cuba morirei, quindi grazie 🙂 la cosa della moneta diversa per i turisti penso siaa cosa che mi ha sconvolto di più. E certo, pure fare da bancomat ambulante deve essere fastidioso.

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