Cuba: cosa abbiamo amato

Alla fine dei racconti delle nostre avventure nella Isla Grande, molte persone mi chiedono: “ma quindi Cuba non ti è piaciuta? Parli sempre dei problemi, delle cose negative”. Effettivamente, è vero che spesso mi soffermo sulle nostre difficoltà e sulle differenze che ci hanno spiazzato. Questo però non significa che non abbiamo amato Cuba o che non torneremo mai più. Le difficoltà sono ciò che ha reso la nostra esperienza una delle più ricche di imprevisti e improvvisazione finora. Abbiamo imparato tanto da Cuba, e per questo saremo sempre legati ai ricordi del nostro viaggio.

A questo punto, però, la domanda ritorna “ok, vi siete affezionati anche per le difficoltà, e va bene, ma non vi è piaciuto proprio nulla? Non vi siete mai rilassati?” Assolutamente sì! Perciò, per concludere in bellezza il diario di viaggio cubano, qui vi racconto cosa ci ha fatto innamorare di questo paese così affascinante e complesso!

Certo, il mare e la spiaggia hanno aiutato!

Le persone: locali e compagni di viaggio

So che sembra contraddittorio, dopo le osservazioni dell’articolo precedente. Non sempre però i contatti con i locali sono difficili, e in quelle occasioni ci siamo sentiti veramente coccolati. Quando penso a chi abbiamo conosciuto a Cuba, mi viene in mente ad esempio Ester, la nostra padrona di casa a L’Avana, che è stata gentilissima già dai contatti preliminari e ci ha accolto con consigli utilissimi su dove andare a mangiare e come evitare imbrogli in giro per la città.

Penso ai padroni di casa di Santa Clara, lui un signore distinto ex architetto che ci ha raccontato i suoi viaggi in Europa e la signora Miry, sempre elegante, truccatissima e sorridente, che ogni volta che mi vedeva diceva “que linda!” e mi ha regalato una rosa per San Valentino. A Pepe, la guida del nostro tour di Avana vecchia, che dispensava consigli su dove mangiare “perché mia mamma lo approva e lei è severissima” e ci spiegava i prezzi di cibo e bevande perché non ci facessimo fregare (“i bidoni di acqua sono due cuc, non quattro, attenzione!”).

Non fate caso ai capelli appena lavati. :-p

Mi ricordo il tassista da L’Avana a Viñales, che ci ha offerto il caffè a casa di un suo amico prima di partire e ha chiacchierato con noi per tutto il viaggio. A casa del suo amico, ci hanno parlato della programmazione tv: “quando ero piccolo c’erano solo due canali: su uno parlava Fidel tutto il giorno; sull’altro, tutto il giorno calcio”. Ci ha sorpreso con le sue opinioni politiche. Gli abbiamo chiesto del referendum imminente e ha risposto “un referendum democratico a Cuba? Certo, come no. Sono tutte balle”.  

Soprattutto penso al venditore di panini di Varadero, che tutte le sere stava alla sua bancarella con davanti un’enorme zampa di maiale arrostita con cui imbottiva panini succulenti, economici e molto più leggeri di qualunque altra cosa abbia mangiato a Cuba. Ci ha raccontato sorridendo che lui ogni giorno arrostisce una zampa e sta lì seduto finché non finisce di venderla, poi se ne va. Ho pensato che quest’uomo ha capito come vivere felice. Il necessario, senza stressarsi.

Un dolce tramonto rosa e pervinca a Varadero.

Ma tra le persone con cui siamo entrati in contatto, ci sono anche gli altri viaggiatori: a Cuba il contatto tra chi viaggia è molto più facile che in altri posti, un po’ perché le città non sono enormi, un po’ perché viaggiando tutti insieme nei taxi particulares, è inevitabile chiacchierare per passare il tempo. A Santa Clara abbiamo fatto amicizia con due ragazze francesi e un ragazzo spagnolo, mentre in taxi abbiamo conosciuto una simpatica coppia di francesi da Viñales a Santa Clara.

Ma chi mi ha colpito di più è stata un’altra coppia, due signori argentini sulla sessantina che hanno condiviso con noi il taxi da Santa Clara a Varadero. Mi sono ritrovata a parlare con loro nel mio spagnolo abbozzato, e ho scoperto una coppia di viaggiatori di lungo corso, che hanno girato il Sud America in camper e quando li abbiamo incontrati erano in viaggio già da mesi. “Siamo in pensione, perciò abbiamo tempo, sappiamo che per voi giovani non è facile, voi avete le ferie contate”. Non ho mai desiderato tanto essere una pensionata. Mi hanno dato una lista di posti che non posso assolutamente perdermi se vado in Argentina. Due persone sorridenti, amichevoli, palesemente felici della loro vita. Alla fine della corsa in taxi, ho detto a Ricardo: “promettimi che noi diventeremo così”. Ha promesso. Speriamo bene. 

Il monsoone durante il nostro viaggio verso Santa Clara.

La natura di una bellezza quasi esagerata

Tanti paesaggi e scene a Cuba sono di una bellezza discreta, un po’ dimessa, un po’ modesta, come il centro storico di L’Avana. C’è fascino e poesia, mescolato spesso a povertà. La bellezza abbagliante a Cuba è altrove. Appartiene alla natura. Noi la natura cubana abbiamo avuto modo di ammirarla soprattutto in due tappe del nostro viaggio: Viñales e Varadero. A Viñales abbiamo girato a cavallo la zona delle piantagioni di tabacco e caffè, circondati dal verde più intenso.

Quante tonalità di verde ci saranno in questa foto? Oltre all’immancabile terra rossa cubana.

Spostarsi a cavallo è decisamente il modo migliore di girare in queste zone, perché i sentieri si inoltrano in zone alberate, quasi foreste, e spesso ci sono dislivelli e pendenze fangose. Mi sentivo un po’ in ansia (soprattutto quando il cavallo affrontava le pendenze), non sono abituata a un mezzo di trasporto con una mente e una volontà propria, ma allo stesso tempo mi ha fatto venire voglia di imparare. Chissà, magari in futuro. Alla fine della cavalcata, prima di tornare indietro, abbiamo visto il crepuscolo sulla riva di un lago. Eravamo immersi nella natura e completamente disconnessi dal mondo. Abbiamo provato una pace completa e indescrivibile. 

Relax in riva al lago, che si vuole di più?

A Varadero abbiamo scoperto le spiagge, certo, ma anche gli ultimi scampoli di meravigliose riserve naturali, e l’impressionante cactus Patriarca multicentenario. Le riserve naturali mostrano la storia della formazione di Cuba, con anfratti nel terreno che un tempo erano scogli sul mare. Sono anche occasione per incontri ravvicinati con animali affascinanti, come enormi lucertole dalla coda arricciata e pipistrelli che colonizzano le caverne (ok, magari non sarebbero affascinanti per tutti, ma per noi sì!). 

Ciao amico!

Ciò che però ci ha colpito di più (soprattutto me che non c’ero mai stata) sono stati i tramonti, in particolare a Varadero. I tramonti caraibici sfidano qualunque pittore dalla tavolozza accesa, qualunque filtro di Instagram. Infiammano il cielo e levano il fiato. Ecco, tornerei a Cuba solo per quello. Per sedermi sulla sabbia finissima e guardare il sole scendere lentamente verso l’oceano, in un caleidoscopio di rossi, arancioni e rosa, tra il suono rilassante delle onde e perfino le radioline e il vociare dei cubani, che sono chiassosi ma in spiaggia al tramonto mettono tanta allegria. Questa è la magia di Cuba. 

Non c’è bisogno di parole.

La disconnessione da internet, una vera vacanza per il cervello

Sapevamo che durante questo viaggio le nostre possibilità di connetterci a internet sarebbero state scarse. Lo sono state anche più del previsto. A Cuba le connessioni casalinghe non sono ancora molto diffuse, e la rete funziona con hotspot sparsi in giro per le città. A questi hotspot ci si può connettere immettendo poi il codice di una scheda che dà diritto a un certo numero di ore di connessione. Abbiamo trovato informazioni contraddittorie online, ma la realtà è piuttosto semplice: ogni ora costa 1 cuc. Se vi chiedono di più, vi stanno fregando. Non è consigliabile comprare le schede (disponibili da 1 o 5 ore, quindi 5 cuc) da venditori in strada, meglio informarsi sui punti ufficiali della compagnia telefonica. Noi abbiamo acquistato una scheda da 5 ore nel Palazzo delle Telecomunicazioni a L’Avana, poco dentro il Barrio Chino, e ci è bastata per tutti i dieci giorni. 

La nostra scheda ETECSA. Ignorare la data di scadenza.

Quindi, penserete, avevate internet, perché parlare di disconnessione? Per alcune ragioni piuttosto semplici:

Essere vincolati logisticamente te ne fa passare la voglia. Se sei in viaggio, vuoi vedere il posto, vuoi sfruttare il tempo al massimo. Internet serve fondamentalmente a tre cose in viaggio: informare la famiglia che sei vivo, cercare info dell’ultimo minuto, riempire i tempi morti. Per riempire i tempi morti, si guarda Facebook o si posta sui social (almeno così la vivo io, anche se in effetti in Cina ci tenevo a pubblicare foto o video interessanti ogni tanto). Se però per fare queste cose devi essere per forza o alla casa particular o in una piazza, ci pensi due volte. Le case non tengono il Wi-Fi sempre connesso, lo attaccano solo se viene richiesto dall’ospite (che comunque dovrà poi collegarsi con la tessera) perché le connessioni non sono flat rate come da noi, bensì a consumo, e costano tanto per i locali. Pertanto connettersi dalla casa si fa solo per tempi brevi e quando gli host sono in giro (dunque non la sera dopo una giornata in giro di solito). In definitiva, questi vincoli per noi hanno limitato l’uso di internet allo stretto necessario, semplicemente per non perdere tempo. 

La qualità della rete cubana è davvero scarsa, tanto che regge giusto Whatsapp, le mail e Google, e anche quello a malapena. Inviare o visualizzare video è pressoché impossibile, anche le foto fanno molta fatica. Facebook? Ahahah, che ridere. Credo di essere riuscita a pubblicare forse una o due volte su Instagram, e l’ho fatto con molta molta fatica. Nel complesso, te ne passa la voglia. E ciò non è necessariamente un male. 

Chi se ne frega di internet quando hai questo, parte 1.

Pensavo che questa situazione mi avrebbe messo ansia (eravamo più disconnessi che in Cina o in Corea del Sud, e ho detto tutto), ma è successo l’esatto contrario. Sono stata felicissima di staccare la spina. Gli effetti positivi? Eccoli:

Niente distrazioni dal viaggio: non avere uno strumento a disposizione per qualsiasi minimo attimo di pausa, costringe veramente a guardarsi intorno e prestare attenzione al mondo che ci circonda. Ormai molti di noi (io decisamente) sono tanto abituati ad avere il cellulare in mano alla minima scusa, reale o presunta, che ci distraiamo da tutto il resto. Togli il pretesto, ed eccoci catapultati nel momento e luogo presente. Mi sono sentita molto più calata nella realtà in questo viaggio che in altri recenti, dove internet era sempre a portata di mano. Perfino i miei ricordi a posteriori sono più chiari che in altre occasioni, perché la mia mente non riceveva continui richiami a pensare ad altro.

Meno stress dai social e dalle notizie: con questo non voglio dire che dovremmo tutti chiuderci in una grotta e ignorare quello che succede nel mondo. Nella mia vita quotidiana, cerco di informarmi il più possibile. Ma è inevitabile che questo continuo bombardamento di stimoli affatichi il nostro cervello e causi stati di ansia, soprattutto riguardo alle notizie di attualità che, diciamocelo, ultimamente sono tutto fuorché ottimiste. Io non mi ero resa conto di quanto mi pesasse finché non mi sono trovata costretta a una pausa. Era tanto che non dormivo così bene e che non ero così tranquilla. Anche se siamo cittadini del mondo e dobbiamo essere coscienti del nostro contesto, non dobbiamo dimenticare di centrarci su noi stessi ogni tanto. 

Chi se ne frega di internet quando hai questo, parte 2.

Stabilire le proprie priorità: questa vacanza forzata dalle connessioni mi ha costretto a capire quali lati del mio uso di internet sono veramente importanti e quali sono solo accessori. Non ho bisogno di usare i social quanto li uso; ho bisogno di contattare periodicamente i miei; non ho bisogno di mettermi pressioni per pubblicare online quando sono in viaggio; ho bisogno di cercare informazioni di tanto in tanto. Analizzare il proprio uso della rete è molto più facile dopo essersi un po’ disintossicati, perché in questo modo si prende la giusta distanza emotiva. Dopo Cuba ho iniziato a fare sforzi per utilizzare questi strumenti in modo consapevole. Molto difficile, soprattutto quando si lavora al computer. Ma necessario, altrimenti si perde il controllo. Di recente noto che ho sempre più amici che vivono con il cellulare costantemente accanto a sé, e spesso lo utilizzano in situazioni sociali. Lo tollero, ma lo trovo molto fastidioso, e mi sono ripromessa di evitarlo per quanto mi riguarda. Stare con Ricardo mi ha reso più consapevole da quel punto di vista, perché lui è una persona molto poco attaccata al telefono, lo controlla solo in alcuni momenti della giornata e lo mette sempre via quando è con altre persone. Non è sempre facile, ma lo trovo un atteggiamento molto sano e civile. 

Prima o poi torneremo, Avana.

Come ho detto ripetutamente, il viaggio a Cuba non è stato facile, ma ci ha insegnato tanto e ci ha fatto scoprire tante cose che abbiamo amato. Meno scontate, magari, non sempre convenzionali, ma reali e meravigliose. Speriamo di tornare, un giorno. 

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