Cuba: l’epilogo di due giorni a Varadero

Varadero è nata come tappa di relax, di disimpegno alla fine del viaggio. Ci siamo arrivati dopo un giro molto più complesso ed emotivamente carico del previsto, perciò a quel punto volevamo proprio staccare la spina.

Varadero è cominciata bene, con un viaggio in taxi particular più rilassante degli altri, in una macchina in condizioni migliori del solito e con la compagnia di una coppia di viaggiatori di lungo corso argentini dell’età dei miei genitori estremamente socievoli. Mi hanno raccontato di aver girato tutto il Sud America in camper, di essere rimasti bloccati una notte in stazione in Italia a Ventimiglia per colpa di un treno annullato e mi hanno dato una lista di posti da non perdere se mai mi trovassi a visitare l’Argentina.

Il nostro alloggio non è esattamente a Varadero, ma in un quartiere distaccato oltre il ponte che si chiama Santa Marta, ed è molto diverso dalle altre sistemazioni perché di fatto è un bed and breakfast e la responsabile vive nella casa accanto. Ci scopriamo ad apprezzare un po’ di privacy dopo giorni vissuti in casa d’altri.

Tornando verso Santa Marta.

Varadero: girare per il paese tra parchi e cocotaxi

Il tempo quando arriviamo non è ancora caldissimo, anche se il cielo si è schiarito negli ultimi giorni, perciò il nostro primo pomeriggio a Varadero passa girando per il paese. La forma degli insediamenti mi ricorda una lisca di pesce: passato il ponte da Santa Marta inizia il paese, percorso da una strada dritta che arriva fino alla punta della penisola e tagliata da tante traverse perpendicolari. Varadero sembra piccola, ma in realtà si può camminare per ore e la Primera Avenida, la strada principale, sembra non finire mai. Noi ne percorriamo una buona parte, osservando negozi e mercatini turistici e scorci di spiaggia. I marciapiedi sono stranamente puliti, ci sono più turisti che locali in giro e aleggia un’aria da provincia di villeggiatura marina. E in fondo Varadero è proprio questo.

Esplorando ci concediamo una passeggiata nel parco Josone, un piacevole giardino con un laghetto artificiale, palme e papere. Io perdo una ventina di minuti cercando di fotografare un cormorano bastardo che si immerge sempre quando sto per scattare, e alla fine ci riesco. Più o meno.

Il parco Josone invita al relax.

 

Ti ho beccato, cormorano!

Finita la passeggiata fotografica, torniamo verso Santa Marta, e visto che abbiamo fatto parecchia strada a piedi e siamo stanchi, ci concediamo un piccolo sfizio: un Cocotaxi. Li abbiamo visti sfrecciare per le strade di Cuba in quasi tutte le nostre tappe, è ora di testarli. Ne vale la pena, è molto divertente!

Un giorno completo a Varadero: riserve naturali e tramonti sul mare

La nostra unica giornata completa a Varadero rivela una verità sul nostro modo di viaggiare: nemmeno qui riusciamo a evitare di macinare chilometri e visitare tutto il visitabile! Anziché spaparanzarci in spiaggia tutto il giorno, infatti, prendiamo il biglietto giornaliero per il bus navetta turistico che percorre tutta la penisola nonstop e arriviamo fino alla punta, attraversando distese di palme e resort sempre più lussuosi. Torniamo poi indietro e ci fermiamo al Patriarca.

Il Patriarca!

Il Patriarca è uno dei pochi rimasugli di una riserva naturale che è stata a poco a poco venduta alle catene alberghiere per costruire i complessi turistici. Si tratta di un cactus arboreo di una specie in estinzione e ha circa 500 anni. È monumentale e bellissimo e il suo tronco porta cicatrici di nomi incisi dai turisti che si infilano dai resort confinanti dopo l’orario di chiusura. Una laguna naturale è stata prosciugata per costruire, e la riserva che conteneva il cactus è ora ridotta a tre frazioni della sua estensione originaria. Il cactus è rimasto e ha ironicamente dato il nome al resort accanto. Ascoltare la sua storia da parte del sorvegliante mi fa tirare un sospiro di sollievo per aver scelto ancora una volta di soggiornare in una casa particular anziché in un all inclusive. Mi tornano in mente le speculazioni edilizie in Sardegna negli anni Sessanta, e ancora una volta Cuba mi sembra rimasta a quarant’anni fa.

Vogliamo vedere anche le altre due parti della riserva, un percorso boschivo e una caverna preistorica, ma fa caldo e cominciamo a sentirci oppressi. Decidiamo di fare un bagno. Siamo nella zona delle spiagge dei resort, ma scopriamo che in realtà l’ingresso è permesso a chiunque, solo non si possono usare i bar o gli ombrelloni e le sdraio.

Il primo bagno dell’anno!

Ci piazziamo in una zona libera fra un resort e l’altro. L’acqua è meno trasparente e la sabbia meno fina e bianca che al villaggio, ma ci godiamo comunque il primo bagno dell’anno e ne usciamo rigenerati. Camminiamo poi fino alla riserva boschiva, un percorso immerso nella vegetazione che rivela molte sorprese: piccole grotte nascoste, aperture nel terreno simili a scogli perché un tempo questa era costa, abbondanza di lucertole e grossi termitai. Un serpentino del tutto innocuo a un certo punto attraversa velocemente il sentiero davanti a me e mi fa prendere un colpo.

Dietro di noi viene un gruppo di americani che provengono sicuramente dai resort e sono scarsamente equipaggiati per questo sentiero spesso sconnesso. Sono quasi tutti in ciabattine e uno gira in costume da bagno con un asciugamano da spiaggia intorno al collo. Il guardiano del cactus ci ha avvisato che dalle tre in poi, quando finisce il pranzo, gli ospiti cominciano a visitare le aree naturali circostanti.

Anfratti nella foresta, prova che una volta qui era tutto scogli e mare.

 

Dici che questo è il mio lato migliore?

L’ultima tappa del nostro giro naturalistico è la Cueva de Ambrosio, famosa per le sue pitture rupestri, che ci riserva più di una sorpresa. Tanto per cominciare, ogni visitatore riceve una torcia prima di entrare, il che ci fa sentire un po’ Indiana Jones. Poi, una volta entrati nella grotta, ci rendiamo conto che è enorme: soffitti alti e un sistema di caverne che si fondono insieme e non finiscono mai. Ci inoltriamo, e dietro ogni angolo troviamo una nuova grotta, un corridoio, una rientranza. La nostra ricerca di pitture con le torce rimane a lungo infruttuosa, ma ci rendiamo subito conto che la grotta presenta anche un’altra attrazione, molto più mobile: pipistrelli.

Le caverne sono piene di pipistrelli appollaiati negli anfratti, alcuni soli altri raggruppati tutti insieme. Sembrano scuri grappoli pendenti, e sono palesemente scontenti delle nostre torce. La caverna è piena di persone, e tutti, specialmente i bambini, puntano le luci in alto. Io cerco di non illuminarli direttamente, ma devo ammettere che sono affascinata da questa situazione insolita. I pipistrelli cambiano posizione spesso, volano da un punto all’altro della caverna, e un paio di volte si librano in gran numero, come uno stormo, e iniziano a volare in cerchio tutti insieme. È un bellissimo spettacolo, anche se mi dispiace disturbarli. La grotta si rivela una delle esperienze più suggestive della nostra tappa a Varadero, e dopo una lunga ricerca riusciamo anche a trovare le pitture rupestri!

Pipistrelli a grappoli!

 

Finalmente troviamo le pitture rupestri… A meno che non siano graffiti contemporanei!

Prima di tornare a Santa Marta per cena, ci dirigiamo verso la spiaggia del villaggio, dove vogliamo aspettare il tramonto. Scopriamo così la spiaggia nella zona del villaggio, che ci piacerà molto di più di quella nell’area dei resort. La sabbia è bianca e morbida come farina e l’acqua sembra vetro di Murano. Gruppi di locali ravvivano l’atmosfera sparando musica da stereo e mi ricordano vagamente un’immagine di famiglie italiane in vacanza. Quando il tramonto arriva, inonda il cielo e le nuvole di arancione; la forza dei colori qui è irreale; scopro così che i tramonti caraibici sono su un altro livello, in un altro mondo. A Cuba la natura dipinge con colori netti, come un bambino che gioca con gli acquerelli (credo che questa sia una sorta di citazione da Trilogia Sporca dell’Avana, ma non sono sicura).

Tramonti caraibici!

Acque cristalline e sabbia candida: il miglior saluto a Cuba

Il giorno dopo inizia con le valigie. Partiamo la sera dall’aeroporto di Varadero, quindi abbiamo programmato una mezza giornata al mare come finale del viaggio a Cuba. Valigie pronte, colazione fatta, lasciamo tutto all’alloggio e ci fiondiamo in spiaggia. È una giornata spettacolare, mare e cielo sono di un blu che sfida lo sguardo e la sabbia è soffice e calda. Ci rilassiamo nell’acqua trasparente.  Una pace ben meritata dopo dieci giorni pieni di avventure e sfide, un momento di distensione prima del ritorno alla vita normale. Pensiamo a quanto questo viaggio ci ha dato: spunti di riflessione importanti sulla nostra posizione del mondo, sui nostri privilegi, una rinnovata motivazione a informarci e impegnarci in ambiti come l’ambiente. Ma anche tanta meraviglia, allegria, e una maggiore fede nell’improvvisazione. Quante volte siamo stati costretti ad abbandonare le certezze, a lasciarci andare al flusso degli avvenimenti e cambiare i nostri programmi.

Un’immagine di pace e puro relax.

Sì, il viaggio a Cuba è stato una grande e inaspettata sfida, ma ci ha regalato una leggerezza nuova e trasmesso sensazioni e riflessioni difficili e preziose. Per questo la porterò sempre nel mio cuore come un’avventura importante e imperdibile.

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