Cuba: due giorni a Viñales

Arriviamo a Viñales nel primo pomeriggio. Passando nella via principale rimaniamo molto sorpresi a vedere quanto siano rare le case senza l’occhio blu che indica l’affitto a turisti stranieri. La nostra guida a L’Avana ci aveva spiegato che il simbolo è blu per affitto a stranieri, rosso per affitto a cubani. Da allora, io continuo a cercare un occhio rosso, senza trovarlo. Io e Ricardo ne faremo una gara alla fine, e fra tutti e due non troveremo più di dieci o quindici case in affitto a cubani in tutto il viaggio.

La nostra casa particular è in una traversa della via principale del paese, all’interno di un piccolo palazzo rosa. La vita qui sembra svolgersi in modo comunitario. Le case sono piccole, e le famiglie passano il tempo sul balcone o nel cortile, dove scorrazzano galline. A Cuba scopriremo che i galli non cantano solo la mattina, ma a tutte le ore del giorno, e quando inizia il concerto non finisce più.

Il paesaggio delle campagne è mozzafiato. E abitato.

La nostra casa si trova al secondo piano, e Rosabel ci accoglie, con la gentilezza efficiente di un’agenzia turistica. Ci offre un succo di guava delizioso – i succhi a L’Avana erano perlopiù acquosi e insipidi, specialmente la guava – e ci fa una breve introduzione sulle attività che possiamo fare a Viñales. È preoccupata che dovendo partire due giorni dopo non abbiamo molto tempo per goderci il posto, e vuole farci ottenere il massimo dalla nostra vacanza.

La sua proposta è di partire subito per un giro a cavallo delle piantagioni, e prendere biciclette a noleggio il giorno dopo per esplorare la valle, in particolare le grotte che sono una delle attrazioni naturali principali. Sia il tour che il noleggio saranno organizzati da lei, attraverso i suoi contatti. La nostra sensazione, sempre più forte a ogni tappa, è che a Cuba le donne delle casas particulares gestiscano tutto il business del turismo. Loro si occupano dell’accoglienza, e dell’organizzazione, gli uomini fanno da guide e tassisti. Quando chiediamo informazioni su trasporti o altre cose fuori dalla casa, una delle prime domande è sempre “Avete chiesto alla signora della vostra casa?”

Noi siamo appena arrivati e ci sentiamo un po’ irreggimentati da un generale, ma in effetti il nostro tempo è limitato e accettiamo. Dopo venti minuti vengono a prenderci per portarci al punto di partenza del tour. Saliamo su un carro coperto trainato da un cavallo che sobbalza a ogni buca della strada accidentata. Ci lasciamo il paese alle spalle e le campagne si aprono intorno a noi, di un verde spudorato, alle spalle le montagne.

Siamo immersi nel verde.

Primo giorno a Viñales: una gita a cavallo immersi nella natura

La nostra prima tappa è la piantagione di tabacco, dove riceviamo una spiegazione approfondita e una dimostrazione pratica di come le foglie vengono trasformate in sigari. La coltivazione del tabacco è complessa e viene condotta ancora con gli animali, perché la pianta è troppo delicata per i macchinari. La fabbricazione dei sigari è anch’essa un lavoro manuale di precisione. Ci fanno testare due sigari locali, e mettono del miele sul lato della bocca. La guida della piantagione racconta che il miele era il marchio di fabbrica del Che, perché lui soffriva di asma. Spiega anche che non è necessario aspirare, e che molti cubani semplicemente masticano il sigaro come se fosse una caramella finché non è consumato. Il sapore non è sgradevole, ma non fumiamo a lungo, i sigari si spengono quasi subito. Li terremo per ricordo. Ricardo ne compra anche un pacchetto come regalo per l’imminente matrimonio di un amico, ma scopriremo presto che in paese si trovano a un prezzo molto più basso.

Le foglie di tabacco appese a essiccare.

Da lì, un campesino con un cappello da cowboy ci prende in consegna e ci affida due cavalli, uno bianco di nome Palomo e uno marrone scuro, Chocolate. Io monto su Palomo, Ricardo su Chocolate, e si parte. Ci inoltriamo nella valle e ben presto prendiamo sentieri che ci immergono tra gli alberi. Il terreno è molto fangoso e ogni tanto ci sono pendenze ripide per cui io mi aggrappo con forza alla sella. Palomo sa dove andare e non ha quasi mai bisogno di indicazioni. Ogni tanto rallenta e pare che non ne abbia voglia, poi accelera di colpo. La nostra guida ci segue sul suo cavallo e occasionalmente sprona i nostri dando loro un colpetto con una corda, sempre con delicatezza.

Arriviamo alla nostra seconda tappa, la coltivazione di caffè. Lì dobbiamo aspettare un po’ perché c’è un altro gruppo di turiste che stanno ricevendo la spiegazione, perciò giriamo un po’ nei dintorni esplorando una grotta finché non ci chiamano. Scopriamo che qui dove coltivano il caffè fanno anche il miele, perché le api cubane, una tipologia particolare che vive nel terreno e non ha pungiglione, sono grandi impollinatrici di caffè. Per favorire la popolazione di api, i locali mettono zucche vuote nel terreno, dove queste poi costruiscono gli alveari. Ci fanno annusare i chicchi di caffè, che hanno un profumo più intenso del solito, e ci spiegano le differenze nella lavorazione del caffè cubano che lo rendono più concentrato di altri. In effetti dovunque siamo stati finora, il caffè ha avuto un gusto più corposo e ricco rispetto a quello a cui siamo abituati. Ci fanno testare anche un rum locale, che fanno a partire da una varietà particolare di guava e risulta più profumato e meno aggressivo del rum tradizionale. Decidiamo però di limitarci a comprare il caffè, che vendono in una bottiglietta di plastica.

Finite le varie dimostrazioni, proseguiamo. Io comincio ad abituarmi al cavallo, anche se le mie gambe risentono del contatto con la sella dura. Il problema in questa zona è il terreno accidentato. Tra questo e la bicicletta il giorno dopo, la tappa a Viñales sarà dura per le mie chiappe.

L’ultima fermata del giro, quando già comincia a tramontare il sole, è un lago. Qui si trova un’altra cabana di legno e paglia, dove alcuni turisti ricevono le stesse spiegazioni che noi abbiamo già sentito, mentre altri bevono cocktail e le varie guide chiacchierano. Ci sono cavalli un po’ ovunque, pare che siamo arrivati alla tappa finale di tutti i tour della valle di Viñales. Ci aggiriamo sulla riva del laghetto e ammiriamo lo spettacolo del tramonto. La campagna ci trasmette pace, dopo il caos di L’Avana.

Il lago e i cavalli delle escursioni che tornano a casa.

Torniamo al paese. La nostra guida ci ferma in una zona dove immaginiamo abiti, e ci indica la strada per tornare. È piuttosto buio e sono contenta di non essere sola, rimaniamo un po’ sorpresi che nessuno ci venga a prendere da qui alla casa. La passeggiata però è tranquillissima, per strada ci sono tante persone e qui sembra normale che tutti si muovano a piedi o con carretti e cavalli. Arrivati al paese, ci procuriamo un altro bottiglione d’acqua da cinque litri e torniamo alla casa. Per stasera abbiamo prenotato la cena cucinata dalla mamma di Rosabel, aragosta.

Arriviamo e ci sentiamo sporchi, scarmigliati e stanchi. Ci laviamo le mani e sistemiamo molto brevemente, poi a tavola. La cena è decisamente abbondante. Minestra come primo, poi un’aragosta a testa, condite con una salsa densa e ricca, yucca fritta, chips, insalata, gli immancabili riso bianco e fagioli. Come dessert, flan de leche. L’aragosta sembra leggermente asciutta e ho il sospetto che sia stata cotta appena troppo a lungo, ma la cena nel complesso è ottima. Mi innamoro particolarmente dei fagioli e del dolcissimo flan. Finire tutto è una sfida. Dopo le fatiche di oggi, ci rigeneriamo con una doccia e un buon sonno.

Una cena abbondante e succulenta.

Secondo giorno a Viñales: in bici per grotte e campagne

Il secondo giorno a Viñales è cominciato con la colazione piccola di mamma Rosa. Piccola per modo di dire, perché ci hanno servito succo, latte, caffè, frutta, pane, burro, marmellata di guava e confettura di cocco. Ci chiediamo cosa ci aspetti per il giorno dopo che abbiamo ordinato la colazione extra. Appena finito, Rosabel ci chiama perché sono arrivate le bici. Il ragazzo che le ha portate ci mostra due bici sportive da uomo e una bici pieghevole arancione, che credo sia pensata per me. Io sono indecisa, testo quella arancione e una di quelle da uomo e alla fine opto per quella pieghevole. Ancora non lo so, ma quel microtrabiccolo arancione mi metterà al centro dell’attenzione a Viñales. Una signora addirittura scoppierà a ridere – bonariamente per fortuna – guardandomi passare, esclamando “che piccolina!”.

Partiamo in esplorazione con le nostre bici. La giornata è ancora serena, ma un po’ nuvolosa e non troppo calda, ideale. Le grotte intorno a Viñales sono numerose e celebri. A noi era stata consigliata la Grotta di Santo Tomàs, ma è troppo lontana per arrivare in bici, perciò puntiamo su due più vicine: la Grotta dell’Indio e la Grotta Palenque de los Cimarrones.

Ampsicora vuole imparare ad andare in bici.

La Grotta dell’Indio è un’esperienza interessante: si tratta di un’antica sede di insediamenti indigeni, e una parte della visita avviene in barca perché all’interno della grotta si trova un lago; purtroppo noi capitiamo con una famiglia di latinoamericani chiassosi che insistono a puntare la torcia del cellulare ovunque (inutilmente, perché la guida della barca ha una torcia e le pareti della grotta sono troppo lontane per illuminarle con un telefono), quindi questo guasta un po’ l’esperienza per me. La grotta in sé però è una bella esperienza.

Finita questa visita, ci dirigiamo alla Grotta de los Cimarrones, famosa per essere stata rifugio di schiavi in fuga: rimaniamo delusi, la grotta è molto piccola e si finisce di percorrere in dieci minuti. Ogni pochi metri sono state aggiunte statue che raffigurano gli schiavi, animali od oggetti, e alla fine c’è una sorta di piccola esibizione chiamata “danza degli schiavi” con un tipo che balla con bastoni infuocati e se li spegne nei pantaloni. Insomma, potevamo risparmiarcela.

Uscendo dalla Grotta dell’Indio.

Torniamo al paese, perché sentiamo il bisogno di una sosta a questo punto. Prendiamo un mojito in uno dei tantissimi punti ristorazione della via principale, e passiamo a casa a darci una pulita. Dopodiché ripartiamo, abbiamo ancora un paio d’ore di noleggio e vogliamo arrivare al Murale della Preistoria, un enorme dipinto a tema preistorico realizzato sulla parete di un monte su progetto di un artista allievo di Diego Rivera.

Arriviamo in vista del Murale. In vista è il termine giusto, perché l’opera è talmente grande da vedersi bene da lontano, e dopo due giorni passati a spendere e spandere non abbiamo voglia di pagare un altro biglietto. Fotografiamo il murale da lontano, immersi nello splendore verde della valle, e ci va bene così. Poi torniamo a riportare le bici, mentre il tramonto inizia ad avvolgerci.

Il Murale della Preistoria dipinto sulla facciata di una montagna.

La seconda sera a Viñales andiamo a mangiare in uno dei tanti piccoli ristoranti. Abbiamo sfortuna, perché ne troviamo uno dove sono rimasti a corto di provviste, quindi per prima cosa il cameriere ci fa un lungo elenco di quello che hanno finito. Mangiamo comunque abbastanza bene, meglio che a L’Avana. Ma quello sarà un leitmotiv costante, ovunque a Cuba (ad eccezione parziale di Varadero) mangiamo per meno e meglio che a L’Avana. Passiamo una serata rilassante a passeggiare per il paese e fare i bagagli.

Il tempo si sta guastando. Il giorno dopo ci aspetta il trasferimento più lungo e ricco di incognite: Santa Clara.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *