Cuba: due giorni a Santa Clara

Santa Clara da Viñales è stata una sfida. Solo una volta arrivati a Cuba e trovato – tramite Esther a L’Avana – l’alloggio a Santa Clara realizziamo che gli spostamenti qui funzionano per tratte fisse e pressoché invariabili. I bus ci mettono il doppio del tempo dei taxi particulares ed entrambi sono a scelta ridotta quanto a percorsi. A Viñales le nostre indagini su un trasporto per Santa Clara incontrano incredulità da parte dei locali (“Che andate a fare a Santa Clara?”) e una sorta di impotenza.

Ricardo ci scherza su: “Spero che il tuo Che valga la pena. Avrà dei gran baffi, ma ci sta costando parecchio.”

Così alla fine ci affidiamo all’unico intermediario che sostiene di poterci procurare un trasporto diretto. Ovviamente ci frega e ci toccano due cambi, uno a L’Avana e uno a Cienfuegos; quest’ultimo aggiunge due o tre ore al viaggio complessivo, così che alla fine il nostro trasferimento dura circa dieci ore. Prima o poi scriverò un articolo dedicato a quel viaggio della speranza, nel corso del quale cambiamo tre tipi di mezzi e facciamo amicizia con altri viaggiatori come noi.

Siamo comunque fortunati, perché quel giorno coincide con un diluvio tropicale di proporzioni bibliche, quindi un giorno sprecato a prescindere.

Siamo preoccupati che possa non valerne la pena, dal momento che si tratta di un posto dove le persone vanno più che altro per day trips da città vicine come Cienfuegos, ma il diluvio universale ci incoraggia che le cose stiano andando per il verso giusto. Come spesso durante questo viaggio, ci lasciamo andare e speriamo bene. E funziona.

Santa Clara dalla terrazza del nostro alloggio.

Arrivo a Santa Clara: un alloggio affascinante e una cena favolosa

Arriviamo a Santa Clara la sera, il tempo è ancora brutto, siamo bagnati anche noi perché non tutti i trasporti hanno retto bene alla pioggia, e ci sentiamo in pessimo stato. Arriviamo alla nostra casa particular, in pieno centro e in un palazzo che si rivela essere un’antica e spettacolare costruzione coloniale con il mobilio mantenuto in ottimo stato. La stanza insieme al bagno da sola è grande quanto due terzi di tutta la casa di Viñales. Il bagno ha un’ampia vasca anziché la doccia e probabilmente non è stato aggiunto a posteriori per costruire una zona ospiti, ma era già parte della casa.

Ci accolgono Miry e Ignacio, che vivono nella casa con il figlio: lei è una specie di farfalla svolazzante, che ogni volta che mi vede dice “Ah que linda” con un gran sorriso; lui è un signore amichevole e colto che ci darà spiegazioni dettagliate su come muoverci a Santa Clara e che chiacchiera volentieri con noi di attualità. Scopriamo che è architetto e che, cosa non comune a Cuba, ha viaggiato molto all’estero ed è stato in Germania. Scopriamo anche che la casa è in vendita, e da qualche indizio lanciato da Miry ci sembra di capire che si stiano separando e che lei andrà a vivere altrove con il figlio. Stare nelle casas particulares ci sta mettendo davvero in contatto con la vita delle persone, con una vicinanza mai provata prima nelle nostre avventure.

Il corridoio delle camere, con i tavolini della colazione.

La prima sera a Santa Clara ci limitiamo a mangiare nel ristorante accanto al nostro alloggio, piove troppo e siamo troppo stanchi per andare più lontano. Sarà una rivelazione. Il ristorante ha una media di prezzi vicina a quelli turistici che abbiamo già provato, ma la qualità è ben diversa. Questo non è un ristorante turistico, ma un ristorante elegante di alto livello, dove ci sono sia turisti sia locali. Una tipologia che ancora a Cuba non avevamo trovato. Mangiamo una paella per due che basterebbe per quattro, con ottimi frutti di mare, e beviamo cocktail superbi. Avevamo bisogno di queste cure, dopo lo strapazzo delle dieci ore di viaggio. Santa Clara già ci ha conquistato.

Una cena che non ha bisogno di presentazioni.

Il giorno dopo sarà l’unico giorno che passeremo qui, perciò dobbiamo usare bene il tempo. Questa sarà la giornata del Che. Se il culto di Che Guevara è forte in tutta Cuba, Santa Clara, teatro del suo storico assalto durante la Rivoluzione, è una città dedicata a lui. Turisti arrivano qui da ogni dove per visitare il mausoleo dove riposa, e ovunque sono sparsi memoriali celebrativi.

Ho suggerito io Santa Clara, come piccolo regalo alla me adolescente che sognava leggendo i Diari della Motocicletta. Ora le mie convinzioni politiche sono molto meno nette, e guardare documentari su Cuba e girare per l’isola mi ha fatto toccare con mano quanto la realtà sia complessa. Temo perciò che Santa Clara mi colpisca con tutta la forza dell’iconoclastia del regime. E questo un po’ succede, anche se non intaccherà il nostro affetto per questa città, la più accogliente e rilassante delle nostre tappe cubane.

Pellegrinaggio dietro al Che 

Dunque, dobbiamo organizzarci. Dopo la monumentale colazione nella casa, Ignacio ci fa salire sulla loro terrazza; è spettacolare, si vede quasi tutta la città. Lui ci spiega come arrivare al Mausoleo del Che e ad altri due monumenti: il treno blindato utilizzato per l’assalto dei rivoluzionari a Santa Clara e conservato come sito storico, e una statua che io immediatamente battezzo il Che con Bambino. La nostra giornata in pellegrinaggio comincia.

Ci dirigiamo subito verso il Mausoleo. La camminata dal nostro alloggio è completamente dritta e attraversa zone popolari della città dove ci sentiamo un po’ fuori posto. Arriviamo in fretta, la città non è grandissima e i monumenti sono tutti nella zona centrale. Il mausoleo si rivela essere una struttura rettangolare sormontata da pilastri. Sulla colonna centrale, una statua di Che Guevara che credo sia a grandezza naturale. La zona brulica di turisti di tutte le nazionalità che scattano foto con entusiasmo. Un gruppo di brasiliani, probabilmente parte di uno scambio culturale di qualche tipo, si immortala davanti alla statua con bandiere mentre canta una canzone di cui riesco solo a distinguere “Brilla nel cielo la stella del Che”. Di fronte a questa mastodontica struttura passa la strada che si collega alla statale, e davanti vediamo quella che sembra un’enorme spianata nuda. Uno spazio magniloquente, che mi ricorda il mausoleo di Mao a Pechino e la Piazza Rossa, solo stranamente vuoto e vasto, nonostante i gruppi di turisti.

Il monumentale mausoleo-piazza a Che Guevara.

Dunque ci siamo. Giriamo intorno al monumento e osserviamo il retro, dove una mappa di marmo mostra i movimenti delle truppe durante la Rivoluzione. Esploriamo il cimitero dei rivoluzionari, dietro il monumento. Scattiamo qualche foto, ma il posto mi trasmette sensazioni strane. La faccia del Che somiglia più a Benicio del Toro che alle foto che guardavo da adolescente. E ho ancora in mente i sobborghi che abbiamo attraversato per arrivare qui. Per entrare al mausoleo c’è molta fila, quindi proviamo a inoltrarci nella spianata. Alla fine si vedono enormi cartelli celebrativi, ormai vecchi e sbiaditi. Dietro i cartelli ci aspetta una sorpresa. Uno slum, un assembramento di baracche con tetti in lamiera, e animali da cortile che scorrazzano accanto a quella che sembra una grande fontana di marmo, vuota. Ancora una volta lo scollamento tra la celebrazione di Cuba e la sua realtà ci tira uno schiaffo dritto in faccia.

Torniamo indietro. La fila al mausoleo è sparita e vogliamo entrare. Prima però ci mandano al guardaroba, non si possono portare macchine fotografiche né cellulari. Il mausoleo è diviso in due stanze, una dove si ripercorre la vita di Che Guevara fin dai tempi in cui non era ancora Che. Dentro, montagne di reliquie, da libri ad armi, ciotole, abiti usati per combattere. L’altra stanza è il vero e proprio mausoleo, dove sono conservati i resti del Che e di altri rivoluzionari caduti. Una stanza buia, con una parete dove placche quadrate indicano i loculi e in fondo, cosa che ci sorprende, un angolo di giungla con piante vere e un minuscolo corso d’acqua. Una piccola luce proietta una stella sulla tomba del Che. Nonostante tutto, il mausoleo vale la pena.

La piazza e strada di fronte al mausoleo. Una vastità sconcertante.

Torniamo in città e ci dirigiamo verso la piazza principale, dove facciamo uno spuntino con dei pessimi hot dog. La piazza e le vie laterali sono piene di vita e di persone, e i posti per mangiare sono presi d’assalto. Musica rimbomba da una scuola a lato della piazza, dove si festeggia San Valentino. Scopriremo che questa festa è molto sentita a Cuba, e comprende non solo gli innamorati, ma qualunque legame affettivo.

Dopo questa tappa, ci dirigiamo al treno blindato, che troviamo senza troppe difficoltà. Si paga extra per fare foto, perciò io mi limito a scattare dall’esterno. Dentro i vagoni si trovano ancora una volta oggetti d’epoca e pannelli che raccontano la storia dell’assalto a Santa Clara. Intorno al sito, un signore abborda i turisti cercando di vendere banconote da 3 cup, quelle con il viso del Che, per 1 cuc. Se funziona, è senz’altro un commercio remunerativo.

Il treno blindato.

Il nostro pellegrinaggio a questo punto si incarta, perché per quanto ci sforziamo, non riusciamo a trovare il Che con Bambino. Così torniamo verso il centro e ci fermiamo a fare uno spuntino in una piccola tavola calda dall’aria locale. A volte le scelte più semplici portano a scoperte inaspettate. La tavola calda ci serve succhi buonissimi, e facciamo amicizia con un altro avventore, un ragazzo spagnolo che sta attraversando Cuba in solitaria. Ci invita a un concerto di salsa gratuito che inizia alle sei in un centro sociale di fronte alla tavola calda. Decidiamo di fare un salto dopo aver trovato il dannato Che con Bambino.

La nostra costanza comunque ci premia. All’ennesimo giro dell’oca per le vie di Santa Clara, troviamo finalmente la statua. E sì, esattamente come sospettavo, se non fosse per la postura in cammino e per gli abiti da guerriglia, potrebbe benissimo passare per una madonna. La Rivoluzione qui ha veramente fatto il possibile per diventare religione. Ma ho letto e visto abbastanza da avere una chiara sensazione che il carattere cubano sia profondamente radicato nell’individualismo (con un pizzico di edonismo a rendere tutto più caraibico). Più Marcuse che Marx.

Il sorprendentemente mariano Che con Bambino.

Concerti di salsa, ottimo cibo e compagni di viaggio: una tappa che rimane nel cuore

Decidiamo che ne abbiamo avuto abbastanza della politica per oggi. Accettiamo di seguire i segnali del cosmo e ci dirigiamo al centro sociale per il concerto di salsa, dove ritroviamo José e beviamo insieme una birra aspettando l’inizio dello spettacolo. La musica inizia con un’ora di ritardo, ma ne vale davvero la pena. Il gruppo è bravo, la cantante in particolare ha una voce fantastica, e dopo un po’ la gente comincia a ballare. Davanti a noi notiamo alcune turiste che si lanciano in pista e sembrano esperte di salsa.

Un fantastico concerto dall’atmosfera incredibile.

Finito lo show, vogliamo provare a cenare nello stesso posto di ieri. Non abbiamo tenuto conto di San Valentino. I ristoranti sono pieni di locali, una vista per noi insolita a Cuba. In breve decidiamo di fiondarci nel posto dove abbiamo preso il succo nel pomeriggio, sperando che ancora non sia stato preso d’assalto. Abbiamo fortuna. C’è posto a sedere al bancone, e divoriamo una cena deliziosa e incredibilmente economica.

Dopo un po’, dato che è la serata degli incontri, entrano le due ragazze che abbiamo visto ballare al concerto. Si guardano intorno, guardano noi (a Cuba e in particolare a Santa Clara tra turisti ci si riconosce e si solidarizza immediatamente) e i nostri piatti, sembrano incerte. Le sento parlare e realizzo immediatamente che sono francesi, perciò attacchiamo bottone consigliando loro di provare la cena. Cediamo il posto visto che ormai abbiamo finito e iniziamo a chiacchierare. Si chiamano Marianne e Julie, sono di Montpellier e si sono conosciute a un corso di salsa. Il viaggio era un regalo di Marianne per il compleanno di Julie e si stanno divertendo molto, nonostante debbano schivare molte attenzioni da parte degli uomini cubani che insistono con proposte non gradite. Marianne ha meno problemi di Julie, perché per puro caso ha un anello all’anulare che sembra vagamente di fidanzamento, perciò viene lasciata in pace un po’ di più. Mi faccio un appunto mentale di procurarmi un anello anch’io per quando viaggio da sola.

Torniamo tutti insieme in piazza, dove sembra che tutta Santa Clara si sia data appuntamento e dove incrociamo di nuovo José, quindi ci fermiamo ancora con loro prima di dirigerci all’alloggio a fare i bagagli. A Cuba abbiamo scoperto una facilità di comunicazione con altre persone in viaggio mai trovata fino a questo momento. Che sia nei taxi colectivos o in situazioni come la tavola calda e il concerto, qui sarà difficile comunicare con i locali, ma fare amicizia con chi viaggia è facilissimo, e le occasioni di contatto abbondano.

Sia le ragazze che noi abbiamo come ultima tappa dell’avventura cubana Varadero, perciò speriamo di poterci incontrare di nuovo. Non succede, ma non ha importanza. Anche incontri fugaci in viaggio rimangono nella memoria e sono preziosi.

Tramonto a Santa Clara. Al prossimo incontro.

E con il tempo in miglioramento, ci prepariamo a prendere un po’ di sole a Varadero!

Commenti

  1. Paola

    Informazioni utilissime. E’ tanto che penso ad un viaggio a Cuba e ora so per certo che Santa Clara deve essere inserito nell’itinerario.

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