Pisa: un ritorno nel passato per un nuovo inizio (e poi storia, arte e bellezza)

Nel momento in cui questo articolo viene pubblicato, io sarò dall’altra parte dell’Atlantico, nel mezzo del viaggio più importante dell’anno. Ma il mio 2019 è iniziato con un altro viaggio importante, una settimana passata a Pisa a fine gennaio. Perché era importante per me tornarci? Innanzitutto per il futuro: sono tornata per iniziare un master in traduzione tecnica e scientifica, un passo importante per la mia crescita professionale; molto impegnativo ma molto soddisfacente allo stesso tempo.

Poi per riscoprire il passato: ho studiato a Pisa per i primi tre anni di università; e per quanto siano stati belli, intensi, rilevanti, ho lasciato la città senza voglia di tornarci. Durante questa settimana ho potuto cambiare idea e vederla finalmente con occhi nuovi. E non solo: ho potuto mostrarla a Ricardo, che non c’era mai stato.

Il lungarno di Pisa. Sempre bello, non c’è niente da fare.

Sono rimasta sorpresa da quanto sia diverso conoscere una città da studente appena ventenne e tornarci quasi dieci anni dopo. Ho trovato bellezza a cui all’epoca mi ero assuefatta, ho visto tante cose cambiate in meglio, ho ritrovato posti cari semidimenticati. Ho guidato anche Ricardo tra i miei ricordi e le novità. Le esperienze migliori? Eccole.

Piazza dei miracoli: un desiderio finalmente esaudito

Tre anni a Pisa e non ero mai salita sulla torre in vita mia. Ebbene sì. Un po’ per via di una superstizione universitaria – ogni piano della torre è un anno fuori corso – un po’ per il costo. Ma non avevo nessuna intenzione di farmela scappare questa volta. Così con Ricardo abbiamo preso un biglietto combinato per vedere TUTTI i monumenti dell’Opera Primaziale Pisana: Cattedrale, Torre, Battistero, Camposanto e Museo delle sinopie. La Cattedrale è gratuita e gli ultimi tre sono in un biglietto combinato da otto euro, mentre la torre ne costa diciotto. Nel compenso abbiamo speso 26 euro a testa, e visitare tutto con cura ci ha preso almeno quattro ore.

Non ha bisogno di presentazioni.

Ho letto su alcuni post online diverse lamentele in merito al prezzo dei biglietti. Anche lì a Pisa, mentre io e Ricardo eravamo in fila per entrare alla torre, un gruppo di turiste americane si sono avvicinate cercando la biglietteria. Quando ho detto loro il prezzo, si sono ritirate “non credo di voler spendere così tanto per salire su”. Sono scelte legittime, però io desidero spezzare una lancia a favore dell’Opera della Primaziale. I soldi dei biglietti sono di fatto per il 90% la fonte di finanziamento per mantenere questo sito architettonico dall’importanza unica. Questo perché la Primaziale fa parte di una serie di fabbricerie, enti di tipo privato che operano secondo ordinamenti particolari. Per me, sapere che il mio biglietto avrebbe finanziato direttamente il mantenimento di quest’opera unica, l’ha reso decisamente meno salato. Il resto, naturalmente, sono scelte individuali libere e dettate da priorità e disponibilità economiche. Io sono stata molto felice della mia visita.

Non so voi, ma io non la immaginavo vuota all’interno!

L’esperienza in sé è stata molto bella: salire sulla torre dà una sensazione strana, come se il nostro baricentro si spostasse di continuo da sinistra a destra. Dovrebbe essere ovvio che l’inclinazione influenzi la percezione, eppure per noi è stata una sorpresa. Ci siamo sentiti quasi come su una nave in pieno rollio. Anche i gradini sono una sfida, perché molti risultano consumati e incavati al centro. Più in alto si sale, più sembra quasi un gioco di abilità mantenere l’equilibrio. Magari per alcuni può essere un po’ angosciante, per noi però è stato un piccolo brivido in più! Inoltre, una volta arrivati in cima, la vista vale qualsiasi difficoltà. Soprattutto in una giornata di sole. 

La piazza e la città dalla torre.

Le nostre visite agli altri luoghi della piazza non sono state da meno. Il battistero è il più grande d’Italia, e Ricardo non riusciva a capacitarsi del fatto che a qualcuno fosse venuto in mente di costruirne uno di queste dimensioni. La miscela di stili che lo compone lo rende decisamente spettacolare dall’esterno. L’interno è più essenziale, ma il pulpito, la fonte battesimale grande quanto una vasca da bagno e la dimostrazione dell’eco perfetta valgono una visita. 

Interno del battistero. Chissà se qualcuno ha mai provato a centrare la vasca dalla balconata con una moneta.

Il duomo e il museo delle Sinopie sono anch’essi molto belli e interessanti, ma la nostra parte preferita della piazza, oltre alla salita mozzafiato sulla torre, è stato il camposanto. Personalmente sono rimasta basita di non esserci mai entrata in tutti gli anni passati a Pisa: le sue pareti affrescate e la lettura delle spiegazioni ci hanno tenuti impegnati per almeno un’ora. Anche solo passeggiare sotto il suo porticato, circondati da statue di epoca romana, sarebbe bastato.

Il camposanto: un porticato che avvolge un giardino, quasi come un’antica residenza romana.

Ma gli affreschi sono assolutamente spettacolari, dal Trionfo della Morte, al Giudizio Universale, e poi il mio personale preferito, l’Inferno. Ce ne sono anche altri, ma questi sono senza dubbio i meglio conservati. Se mi chiedessero un solo edificio da visitare assolutamente di Piazza dei Miracoli, direi il camposanto. Perché? Perché la torre, il battistero e il duomo emanano bellezza e grandezza già all’esterno, mentre il camposanto la cela per chi decide di entrarci; a chi rimane fuori, non mostra nulla. 

Il Giudizio Universale. A destra si vede la sua naturale continuazione: l’Inferno.

 

Dal Giudizio vediamo i dannati che vengono tirati dentro l’Inferno per essere sottoposti ai tormenti più sanguinosi. I collegamenti tra gli affreschi fanno quasi pensare a uno dei nostri fumetti contemporanei.

Palazzo Blu e Arsenali Repubblicani: dall’architettura antica alle mostre moderne

Passeggiare per la città, visitare piazza dei Miracoli, esplorare il centro storico… tutte raccomandazioni ottime quando si tratta di Pisa, ma forse un po’ generiche. Se però devo pensare a un consiglio  preciso da dare a chi passa di qua, eccolo: informatevi sulle mostre d’arte. La vita culturale di Pisa è molto viva, perciò vale sempre la pena di controllare se c’è qualche iniziativa in corso nel periodo in cui intendete visitare. Una delle strutture migliori da consultare per questo è senz’altro il Palazzo Blu.  

La mostra per i dieci anni di attività del Palazzo Blu!

Il Palazzo Blu è un edificio che si trova sul Lungarno Gambacorti e si riconosce da lontano perché, beh, è l’unico blu. Il suo secondo, e ovviamente più importante, tratto distintivo sono le meravigliose e approfondite mostre d’arte. Noi da questo punto di vista siamo stati molto fortunati, perché durante la nostra settimana a Pisa era ancora in corso la mostra “Da MAGRITTE a DUCHAMP 1929: Il Grande Surrealismo dal Centre Pompidou”, una ricchissima retrospettiva sul surrealismo.

Pierre Roy e il suo été de Saint Michel.

Il mio pittore preferito è proprio Magritte, perciò non potevamo mancare, e non ce ne siamo certo pentiti. In ogni caso, in qualunque periodo si vada a Pisa, è quasi sicuro che il Palazzo Blu avrà in corso esposizioni interessanti e di qualità. Io ricordo di aver visto con molto piacere in passato una mostra su Mirò e un’altra sul disegnatore italiano Emanuele Luzzati. Il Palazzo Blu, se si esce dal circuito delle bellezze architettoniche e storiche note di Pisa, è probabilmente il mio preferito. 

Magritte, il Modello Rosso

Un’altra mostra che ho avuto la fortuna di vedere, da sola, è in corso agli Arsenali Repubblicani fino a fine maggio 2019. Si tratta della mostra-spettacolo Bosch, Brueghel, Arcimboldo, una rivisitazione per mezzo di proiezioni e musica di opere dei tre grandi pittori. Varrebbe la pena vederla già solo per poter entrare negli Arsenali, una magnifica struttura antica ad archi con spazi interni ampi e imponenti, normalmente chiusa al pubblico. Una struttura perfetta per immergere il visitatore in dipinti antichi riportati in vita.

I dipinti si fondono con la struttura dell’Arsenale.

L’esperienza della mostra per me è stata spettacolare. Sono entrata in una sala ad archi divisa in due corridoi principali. Lo spazio era buio, salvo per le proiezioni, e gli spettatori si muovevano da una zona all’altra o stavano seduti su pouf negli angoli. I quadri danzavano sulle pareti, sugli archi in alto, sul pavimento, e io mi sono sentita dentro le opere. A volte, dettagli dei quadri si muovevano, oppure venivano separati dallo sfondo e si spostavano. Un’esperienza difficile da descrivere a parole o in foto. Un modo molto efficace secondo me di modernizzare l’arte antica e metterne in evidenza la vitalità, la bellezza, ma anche i tratti buffi, grotteschi, drammatici. Se passate da Pisa mentre è ancora in corso, non perdetevela. 

Il Giardino delle Delizie di Bosch!

Posso dire che nel complesso, riscoprire Pisa è stato molto bello. Ci sono momenti in cui sentirsi esterna, sentirsi turista, permette di immergersi meglio in un luogo e di scoprirne le meraviglie. Momenti in cui si combina quel pizzico di vissuto e di conoscenza dall’interno e lo spirito di novità di chi non è mai stato in un luogo. E ne vale la pena. 

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