Gyeongju: storia, templi e fioriture | Viaggio in Corea del Sud

Ricomincia il diario di viaggio sulla Corea del sud… Due anni dopo! Dal momento che al tempo non prendevo appunti di viaggio, ho dovuto ricostruire tutto con l’aiuto della mia (fallibilissima) memoria e delle foto. Questi articoli saranno meno dettagliati dei nostri diari di viaggio consueti. Ci tenevo però a finire la serie, perché la Corea del Sud è un paese che mi ha colpito moltissimo, oltre che il mio primo viaggio in Asia e la prima vacanza lunga con il mio partner. Buona lettura!

Nell’ultima puntata eravamo al tempio di Haeinsa, dove abbiamo vissuto l’esperienza unica e suggestiva della Templestay. Da lì abbiamo poi proseguito verso Gyeongju, dunque verso il sud del paese. Abbiamo subito iniziato a notare un miglioramento del clima e le fioriture che cominciavano lentamente a diventare più evidenti. Metà del viaggio, un classico spartiacque, una fase in cui si comincia a sentirsi stanchi. Dopo il tempio, poi, temevamo che le altre tappe non sarebbero state così impressionanti. Ci siamo sbagliati. A Gyeongju abbiamo trovato tanta incredibile storia, e fiori meravigliosi.

Il tempio di Bulguksa

La nostra prima visita è stato il tempio di Bulguksa, un sito patrimonio Unesco che ci aveva incuriosito per le immagini e perché si trova alle pendici di una montagna. Un’ottima occasione per una camminata, oltre che per ammirare ancora una volta i templi coreani (siamo masochisti, ci piace stancarci).

Ingresso del tempio di Bulguksa.

Il tempio è bello, ma, forse per via di Haeinsa che ci è rimasta impressa in modo molto vivido, non ho ricordi particolari. So che come sempre il percorso era pieno di gente di tutte le età in tenuta da trekking; in particolare signore e signori avanti con gli anni che mostravano una resistenza da ragazzini mentre io arrancavo con la lingua fuori. Adesso sono un po’ più in forma, ma chissà se riuscirei a tenere il passo con una arzilla ajumma (zietta) coreana. 

L’altra cosa che mi è rimasta impressa sono le coloratissime ciotole con il manico accanto alla vasca dell’acqua. Mi chiedo ancora se abbiano uno scopo puramente pratico o anche religioso. 

Non sono tutt’ora del tutto sicura del significato di queste vasche.

Infine, vicino a questo tempio (o meglio, se la mia memoria non è del tutto disastrata, vicino alla grotta di Seokguram) si trovava una bancarella. Lì ho comprato un bracciale a mia madre. Lo porta sempre e ogni volta che lo vedo a casa mi ricorda la Corea e la camminata per arrivare al tempio. Non ricordo il paesaggio, ma ricordo perfettamente la nostra sosta a guardare campanelle, segnalibri di persone con abiti tradizionali, bigiotteria esposti alla bancarella. Che cosa strana la memoria. 

La via del tempio.

La dinastia Silla

Ciò che mi è rimasto impresso di Gyeongju è la sua storia come capitale della dinastia Silla. Nel capitolo su Seoul ho già parlato dei Joseon, la casa regnante più celebre. I Silla però sono decisamente più antichi, e iniziarono a governare mentre da noi Cesare conquistava la Gallia, per durare circa un migliaio di anni. Visitare le loro tombe è stato impressionante. Non per la struttura o per la complessità delle costruzioni, che di per sé appaiono piuttosto semplici, ma perché la sensazione nell’entrare in queste stanze ricoperte da montagnole di terra è quella che immagino si proverebbe entrando in una piramide. Le tombe sono molto ben conservate, tant’è che sono anch’esse patrimonio Unesco (la Corea sembra averne una vera collezione). 

Le tombe Silla, accanto a un bellissimo viale di ciliegi in fiore su cui stavamo camminando.

Mentre leggevamo la storia dei regni Silla siamo rimasti colpiti dalla nostra assoluta assenza di conoscenze. Anche da questa parte del globo è passata la storia. Anche qui re e dinastie sono saliti al potere e poi crollati, ci sono state guerre e invasioni (solitamente colpa del Giappone) e civiltà intere. E noi dall’altra parte del mondo a non saperne nulla. So che è un pensiero banale, ma quanto ci siamo sentiti piccoli (e anche un po’ ignoranti) in quel momento. Come se tutto l’antico Egitto o l’impero romano si fossero svolti senza che noi ne avessimo mai avuto notizia.

La corona Silla, con interessanti pendagli.

Lo Yangdong Folk Village

La nostra ultima visita importante a Gyeongju è stato un villaggio tradizionale preservato. Questa è stata un’idea di Ricardo, sulla quale io ero scettica perché mi aspettavo un luogo pieno di negozi di souvenir dall’aspetto stucchevole. In realtà il villaggio è realmente mantenuto nella sua struttura antica, perciò si tratta semplicemente di gruppi di case costruite con materiali del passato. Le ville delle famiglie più potenti dell’epoca si trovano su un terreno sopraelevato, mentre nella zona pianeggiante si trovano case dall’aspetto di capanne dove vivevano i contadini. Nel complesso è una visita piacevole e interessante, anche considerando che il villaggio è ancora in parte abitato.

Il villaggio di Yangdong, zona povery.
Il giardino di una residenza signorile a Yangdong con una bellissima magnolia che ruba la scena.

La bellezza dei fiori

Per finire, ciò che realmente mi ha colpito di più, a Gyeongju e nella seconda parte del viaggio in Corea in generale: le fioriture. Arrivare a fine marzo non ci ha permesso di goderci al meglio i boschi e le montagne nell’aspetto lussureggiante che sicuramente hanno nella bella stagione. Però così abbiamo avuto un altro privilegio: l’attesa. A Seoul vedevamo gli alberi nudi con i boccioli, a Jeonju e Haeinsa cominciavano già ad aprirsi, da Gyeongju in poi è stata una festa. E abbiamo avuto la sensazione di averli meritati, di averli aspettati anziché arrivare e trovare già tutto pronto. 

Sì, sono davvero così fotogenici.
Tanto bianco che quasi fanno luce.

La fioritura dei ciliegi è veramente una meraviglia. Però non è stata la mia preferita. No, in Corea ho scoperto un’altra fioritura, che comincia leggermente prima ed è ancora più spettacolare: le magnolie. Ovviamente avevo già visto i fiori di magnolia, ma alberi grandi e carichi come quelli in Corea mai. La loro fioritura è uno spettacolo, i fiori sono enormi, non so come descriverne la bellezza. Le foto non rendono l’idea. 

Un fiore grande quanto metà del mio palmo.
Sì, sono innamorata delle magnolie.

Insomma, la seconda parte del nostro viaggio in Corea prometteva bene quanto la prima… e dopo Gyeongju ci aspettava Busan, sul mare!

Classe 1988, dalla Sardegna alla scoperta del mondo. Probabilmente ho imparato a leggere e a scrivere prima che a parlare. Le mie abilità sociali sono di recente sviluppo. Nella vita reale, sono una traduttrice freelance, faccio parte di un'associazione di cinema, racconto viaggi, storie e notizie internazionali e mi concentro nella ricerca del risotto perfetto. La multipotenzialità è un vizio di famiglia.
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