L’insostenibile nostalgia del cibo in viaggio

Vi sarete accorti senz’altro che il cibo su Piccioni è uno degli argomenti più presenti. Non per nulla siamo fritti! In questo articolo vorrei però tentare una riflessione su un sentimento che tormenta spesso i viaggiatori, una sensazione destinata a crescere esponenzialmente man mano che si esplorano posti diversi: la nostalgia del cibo.

Il cibo è parte di noi, anche in viaggio

Non c’è viaggio di cui il mangiare non sia una componente essenziale. Non possiamo fare a meno di mangiare, a prescindere da dove siamo. Ed ecco che portiamo la nostra personalità, il nostro stile individuale di esplorazione, anche nella ricerca di cibo. C’è chi ha ritmi di viaggio forsennati o budget ridotti e perlopiù fa la spesa nei supermercati locali, districandosi fra etichette in lingue strane e snack di natura sconosciuta. C’è chi ama cercare ristoranti o bar famosi, magari visti in qualche film o celebrati in programmi di gastronomia. C’è chi dà la caccia al tipico seguendo le persone locali e va a cercare posti rigorosamente senza menu in inglese. Tutti comunque, senza eccezioni, incontreranno prima o poi un cibo di cui innamorarsi. Un piatto sconosciuto, magari anche un po’ strano, che rimarrà legato inesorabilmente al ricordo di quel viaggio, di quella tappa. 

Tutti noi conosciamo bene quella sensazione di nostalgia, di vaga tristezza, che ci prende alla fine di un viaggio. Ma la nostalgia del viaggio si articola in molti modi: uno dei più tenaci che io abbia sperimentato è la nostalgia del cibo. Credo che questo succeda perché i ricordi sono più persistenti quando legati ai sensi e quale senso lascia in noi impressioni forti quanto il gusto?  Basta pensare ai ricordi d’infanzia, al sapore della pasta al forno fatta dalla nonna, o delle cotolette di mamma; quando li rievochiamo, sentiamo il sapore in bocca e ci sembra di essere di nuovo lì, di nuovo bambini. Lo stesso meccanismo funziona con i sapori in viaggio: quel meraviglioso piatto di tagliatelle al ragù a Bologna, o quei gustosi ravioli a Pechino, basta pensarci e torniamo lì. I ricordi del cibo possono essere più carichi di sensazioni, più intensi, perfino dei ricordi di monumenti famosi.

Tipo, a me ogni tanto prende voglia dei pancakes di Kompressor, a Tallinn. Uffa.

 

Cuore e stomaco, produttori di nostalgia

Per questo motivo, io sono convinta che chi viaggia porti con sé una grande fortuna e una grande sfortuna: la fortuna di potersi innamorare di tanti posti nuovi, la sfortuna di essere condannati a sentirne la mancanza. Il cuore non è selettivo su questo: una foto del Golden Gate Bridge mi stringe il cuore come una della città vecchia di Tallinn. Vaglielo a dire al cuore che non hai il dono dell’ubiquità e che si può stare solo in un posto per volta. Lo stesso succede con il cibo. Quante volte ci viene voglia di quel dolce assaggiato a chilometri di distanza e impossibile da riprodurre? Al cuore non si comanda, ma neppure allo stomaco!

Per chi poi vive lontano da casa, la situazione si complica ulteriormente. Non posso contare il numero di pacchi che mia madre mi ha mandato dalla Sardegna, con formaggi, affettati, addirittura frutta e, da quando sono in Germania, pasta e riso! I sapori di casa mancano sempre e comunque. Ciò che complica le cose, però, è che una volta che ci si affeziona ai sapori di fuori, anche quelli mancano quando si torna a casa! Durante l’ultima mia tappa in Sardegna, non ho potuto fare a meno di portarmi una bella busta di fiocchi d’avena per il porridge, con una certa perplessità dei miei. Certo, avrei potuto cercarlo a casa, come potrei farlo qui per pasta e riso, ma in fondo non è mai la stessa cosa, no? Alcuni cibi sono legati a doppio filo alla geografia, e il massimo che si può fare per limitare il senso di distacco è portarseli dietro. 

Il pacco da giù.

I miei cibi da nostalgia

Oltre ai già citati problemi legati al vivere a cavallo tra due posti diversi, nella mia vita da viaggiatrice sto accumulando cibi di cui mi innamoro e mi tocca poi sentire la mancanza. Eccone una piccola lista:

  • Il pollo fritto coreano: non posso non citarlo, visto che gli ho dedicato un’ode appassionata in questo articolo. L’ho ritrovato poi a Francoforte, ma neanche a dirlo, non è la stessa cosa. 
  • La marmellata di fagioli rossi: l’abbiamo scoperta in Corea del Sud e poi ritrovata con gioia in Cina. Questo ripieno è stratosfericamente buono e incredibilmente difficile da trovare in versione brioche qui. Un amore a distanza.
  • Le patate dolci: queste si trovano senza problemi, ma in Corea del Sud le vendevano come cibo da strada, cotte in un forno cilindrico. La fine del mondo.
Fonte: wikimedia commons
  •  I mangostani: un frutto dal look particolare e dal sapore di paradiso. L’abbiamo conosciuto in Cina e ci manca crudelmente. 
  • La birra al miele: prima della mia esperienza in Estonia nel 2016, non bevevo birra. Ho iniziato lì e contemporaneamente ho scoperto la mia birra preferita di sempre: la Saku Mõdu, una birra ambrata aromatizzata al miele.  La maggior parte delle birre al miele cerca di bilanciare la dolcezza con un gusto di base estremamente amaro. Ne ho provate altre, ma nessuna è come lei. La Saku Mõdu rimane la mia birra preferita. 
  • I bigné di Brenda’s French Soul Food: i miei ricordi di San Francisco sbiadiscono, e ciò vale anche per quelli gastronomici purtroppo. Ma quei bigné li amerò appassionatamente finché campo. 

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Una delle nostre gioie in questi giorni è stata provare la frutta cinese. I negozi di frutta qui sono molto comuni e rispetto al resto del cibo piuttosto costosi, ma ne vale la pena, i prodotti sono generalmente locali e molto gustosi! Abbiamo provato yangmei (more cinesi), mandarini cinesi, frutto del drago, lychees, durian (il frutto dall’odore forte), ma ci siamo letteralmente innamorati del dolcissimo e succoso mangostano, che è anche molto fotogenico e bello da aprire, come vedete nel video! Piccionfrà ——————————————————————— #piccioniviaggiatori #piccioniviaggiatorifritti #piccioniovunque #piccionigrassi #frutta #chinesefood #chinesefruit #gnam #mangosteen #ilovefruit #fruits #travelblogger #travelgram #instatravel #foodtravel #viaggiaresempre #viaggiatori #mangioni

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La lista potrebbe continuare all’infinito, ma queste sono le prime voci che il mio istinto ha voluto dettarmi. E in fatto di cuore e stomaco, l’istinto è la prima voce a cui dare ascolto.

Buon appetito e buon viaggio!

Classe 1988, dalla Sardegna alla scoperta del mondo. Probabilmente ho imparato a leggere e a scrivere prima che a parlare. Le mie abilità sociali sono di recente sviluppo. Nella vita reale, sono una traduttrice freelance, faccio parte di un'associazione di cinema, racconto viaggi, storie e notizie internazionali e mi concentro nella ricerca del risotto perfetto. La multipotenzialità è un vizio di famiglia.
2 comments
  1. Mamma mia quanto hai ragione. Mi mancano un sacco di piatti che ho assaggiato in viaggio, e ogni tanto provo a rifarli a casa ma non è, ovviamente, la stessa cosa salvo rari casi tipo un piatto finlandese, infatti sto per proporre anche la ricetta sul blog 🙂 un altro cibo che mi manca tantissimo è l’onigiri al tonno e maionese che ho assaggiato in Giappone. Divino.

    1. Non vedo l’ora di leggere la tua ricetta finlandese! E con questo onigiri mi fai venire fame! 😃

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