Cibo coreano: Consigli per goderselo senza rimanere spaesati

Sono passati due anni dal mio primo viaggio in Asia, un meraviglioso giro della Corea del sud con la mia dolce metà. Da allora, ho iniziato e lasciato a metà il diario di viaggio coreano, che è rimasto nel blog a prendere polvere. Ma non più! [rullo di tamburi] Riprendo ufficialmente la serie di articoli che racconta il nostro viaggio in Corea, e mentre cerco di raccogliere ricordi, foto e materiali, riprendo da uno dei nostri argomenti preferiti: il cibo. Quando ci troviamo a raccontare o a ricordare questa avventura, il cibo coreano viene sempre immancabilmente nominato. Piccante, abbondante, complesso, ma immancabilmente delizioso. I nostri primi giorni alle prese con i pasti in Corea sono stati avventurosi e molto confusi, vogliamo perciò raccogliere in breve, a beneficio di voi lettori:

Tutto quello che avremmo dovuto sapere sul cibo coreano prima della partenza

  • Banchan, baby!

I banchan sono stati la prima e (da molti punti di vista) più grossa sorpresa dei nostri pasti coreani: si tratta di una vagonata di contorni che vengono serviti insieme al piatto principale, sono impliciti e compresi nel prezzo e spesso si possono riordinare gratis. Non credo che noi abbiamo mai approfittato della possibilità, perché normalmente la quantità di cibo che ci arrivava al tavolo superava la capienza del nostro stomaco. I banchan sono la prova che i coreani sono un popolo superiore, sia come civiltà che come abilità alimentari. Il concetto stesso di un sacco di contorni deliziosi e compresi nel pasto è così bello da commuoversi, e la quantità di cibo che abbiamo visto mangiare a gente magra come un chiodo ci ha lasciati ammirati e un po’ spaventati.

Di che contorni si tratta? Non siamo del tutto sicuri. Diciamo pure che l’ottanta per cento delle volte riuscivamo giusto vagamente a identificare cosa fosse verdura e cosa, ad esempio, pesce. I più frequenti erano una sorta di acciughe arrosto, vegetali di tutti i colori spesso immersi in salse piccanti, e naturalmente il riso e il kimchi, un cibo così insensato che merita una voce dell’elenco a parte.

Il nostro primo incontro con il cibo coreano e con i banchan.
  • A tavola tutto in condivisione

Una sera eravamo in un ristorante, quando ci hanno portato, fra i vari Banchan, una ciotola di brodo. Solo una. Non sapendo come gestirla, ne abbiamo trasferito un po’ in uno dei minuscoli affarini di metallo che abbiamo poi scoperto essere i bicchieri. Insomma, abbiamo bevuto il brodo in un bicchiere, e scommetto che i proprietari se la ridevano sotto i baffi. Dopo il primo paio di giorni, abbiamo scoperto l’arcano: il cibo a tavola in Corea del sud è tutto condiviso. Può sembrare ovvio a chi abbia già viaggiato in Asia, ma per noi che eravamo alla prima esperienza è stata una scoperta. Quando si ordina al ristorante, si ricevono normalmente due piatti e tutto il resto arriva in ciotole o piatti da portata e si spartisce con tutto il tavolo.

Questo metodo può essere impegnativo per alcuni cibi, in particolare quelli liquidi, ma permette a tutti di provare cose diverse durante il pasto. Confesso che, perlomeno quando si mangia in pochi amici o familiari, lo preferisco al principio occidentale secondo cui ognuno ha il proprio piatto. Non amo mangiare grandi quantità della stessa cosa e mi piace assaggiare tutto. Mi piace particolarmente nel caso del barbecue coreano, molto famoso e con ragione. 

Jeju-do, uno degli ultimi giorni. Il mio ragazzo con l’aria un po’ stanca e un barbecue su cui non vediamo l’ora di buttarci.
  • Kimchi: il cavolo infernale

Cos’è il kimchi? Per farla breve, è cavolo fermentato e marinato in una salsa piccante che comprende svariati ingredienti bizzarri tra cui il peperoncino coreano. Questo peperoncino è degno di nota per il suo retrogusto amaro e acidulo anziché dolce come tutti i peperoncini perbene. In alcuni casi il kimchi può contenere composti a base di cipolle, o addirittura di pesce. Ora, questo cibo incomprensibile è OVUNQUE. Lo abbiamo trovato in qualsiasi ristorante, e perfino alla mensa per la colazione del monastero di Haeimsa. Di fatto è il cibo nazionale coreano, cosa che io trovo assurda dal momento che il loro pollo fritto è spaziale, e che il kimchi sa di male di vivere.

Comunque sia, ho ritenuto giusto avvisarvi che lo troverete sempre come contorno, è quella verdura bianca dall’aria falsamente innocua tagliata a pezzetti con una leggera nuance di salsa rossa. Il sapore del kimchi è aspro e profondamente piccante, con un retrogusto persistente di fermentato. I coreani lo adorano e piace anche a molti stranieri. Noi non siamo tra quelli.

Foto da Wikipedia. Noi abbiamo sempre trovato le versioni in alto o al limite in basso a sinistra. Quelli che sembrano minestra non ci sono pervenuti.
  • L’insostenibile piccantezza del cibo coreano

Ogni volta che vi siederete a tavola, almeno il cinquanta per cento di quello che avrete davanti sarà piccante. Questo perché, anche se cercate di ordinare cibo blando, ci penseranno i contorni e le salse a darvi quella sferzata di fuoco. Il piccante coreano, come il piccante che abbiamo poi ritrovato in Cina, non è tendenzialmente dolce, ma aspro e a tratti quasi amarognolo. Questo lo rende, per chi ha scarsa tolleranza, più difficile da affrontare del piccante a cui siamo abituati noi. Il gusto è forte e persistente, e combinato a sapori nel complesso insoliti, perciò se siete nuovi a questa cucina potreste voler cominciare da qualcosa di relativamente blando. 

Una piccola e semplice regola per identificare i sapori forti è questa: cercate il rosso. Che si tratti di una salsina, di un barattolo di noodles istantanei o di innocenti fiocchi adagiati sulla verdura, rosso significa piccante. Questo vi salverà. Quasi sempre. Un altro accorgimento importante è prestare attenzione ai contorni o alle salse, come già detto, a prescindere da quello che ordinate. Non abbiate però paura di testare i vostri limiti; se temete di scottarvi potete anche solo piluccare un po’ ogni piattino. Assaporate i gusti nuovi e scoprite a quali vi potete abituare e quali sono veramente troppo per voi. La cucina coreana è deliziosa e variegata e vale la pena provare tutto. Anche il kimchi.

I reparti snack coreani sono interessanti quanto quelli cinesi. E quella cosa aranciata al centro della foto è il maledetto kimchi.
  • Cosa bere durante i pasti e dove trovare acqua e bicchieri

I coreani tendenzialmente non bevono acqua durante i pasti. Credo che ciò sia dovuto a una convinzione secondo la quale l’acqua rallenterebbe la digestione. Se siete dei cammelli come me e il mio ragazzo, trovare acqua in un ristorante può essere complicato. Noi non l’abbiamo mai trovata imbottigliata nel frigo, ma solitamente in un distributore a macchinetta gratuito dove si possono riempire i bicchieri. I suddetti bicchieri sono di metallo (come anche le bacchette coreane) e piccoli, quasi delle dimensioni di bicchierini da grappa.

Se però avete deciso che volete integrarvi con i locali, le bevande più popolari sono tre: soju, makgeolli, birra. Il soju è una specie di acquavite intorno al 20% di gradazione alcolica, e i coreani ne bevono a fiumi al ristorante. Abbiamo visto tavoli letteralmente ricoperti di cibo, dove ogni angolo extra era occupato da una delle caratteristiche bottiglie verdi di vetro. Il makgeolli è un vino, ma a vederlo non si direbbe, perché è bianco e sembra latte. Un vino di riso dolcino e leggermente frizzante, molto leggero, venduto in bottigliette di plastica simili a quelle dell’acqua. Lo consiglio davvero, se non altro perché è estremamente insolito. Infine, la birra. La birra è considerata un perfetto complemento per il pollo fritto, ma di questo parlerò nella prossima sezione. La nostra impressione della birra coreana, perlomeno di quella che abbiamo provato, è che sia molto chiara, leggera, e piuttosto frizzante. Una birra estiva e piacevole che consigliamo di provare.

A sinistra, la bottiglietta di soju, che è meglio non scambiare per acqua. A destra, il makgeolli dal colore latteo, e la birra frizzante.
  • Pollo fritto e birra: il cibo degli dei

Non c’è molto da aggiungere. Il pollo fritto coreano è favoloso e merita lodi in musica. Che esistono. Noi lo abbiamo scoperto grazie a un canale YouTube che ci ha fatto da guida per il cibo coreano durante buona parte del viaggio: The Korean Englishman. Il creatore del canale è un ragazzo inglese cresciuto in Corea del sud che della sua multiculturalità ha fatto un lavoro. Un lavoro tale da arrivare a far assaggiare il cibo coreano a star del cinema come il cast di Avengers, di Kingsman e di Maze Runner, e Ryan Reynolds/Deadpool! Se non ci credete, ecco il link alla playlist, i titoli sono scritti in coreano, ma nell’ordine ci sono: Ryan Reynolds, cast di Avengers, sciatori olimpici norvegesi, cast di Maze Runner, cast di Kingsman, e due nuovamente sugli attori della Marvel. Buona visione! 

Ma torniamo al pollo. La combinazione pollo e birra è la versione coreana della nostra pizza e birra, cioè la combinazione perfetta per una cena rilassata in compagnia. E al loro pollo i coreani ci tengono: non è grasso e unto come tanti polli fritti di derivazione americana, ed esiste in una miriade di versioni: normale, disossato, all’aglio, al formaggio, con impanatura piccante… Per non parlare delle salse, di cui esistono tanti tipi. La birra chiara e frizzante è un complemento perfetto che alleggerisce questo cibo denso e gustoso. Anche lì spesso sono presenti contorni o antipasti gratuiti. Inoltre, l’abbinamento pollo fritto e birra è talmente famoso che ha un nome suo, una fusione delle parole per pollo (in questo caso usano l’inglese “chicken”) e birra o “mek-ju”: chimek. Un po’ come se noi dicessimo “beh, si va per una birza sabato?”

Per finire, vi ho promesso una lode al chimek, eccola! Se non avete problemi con l’inglese, questo video è preso direttamente dal canale The Korean Englishman: nella prima parte scopriamo il pollo fritto, e nella seconda il compositore Andy si cimenta in una canzone in onore del chimek che vi resterà immancabilmente in testa!

La canzone sul pollo fritto mi sembra il modo ideale di chiudere questo articolo. Solo scriverlo mi  ha fatto venire fame, perciò, nella mancanza di chimek, vado a farmi un’insalata per pranzo. Senza kimchi. 

A presto con nuovi articoli sulla Corea del sud!

Classe 1988, dalla Sardegna alla scoperta del mondo. Probabilmente ho imparato a leggere e a scrivere prima che a parlare. Le mie abilità sociali sono di recente sviluppo. Nella vita reale, sono una traduttrice freelance, faccio parte di un'associazione di cinema, racconto viaggi, storie e notizie internazionali e mi concentro nella ricerca del risotto perfetto. La multipotenzialità è un vizio di famiglia.
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