Impressioni sul viaggio in Cina: i lati negativi

Tornare da un viaggio lungo in un posto lontano e ancora poco conosciuto come la Cina è sempre fonte di curiosità per chi rimane a casa.  Abbiamo ricevuto molte, molte domande da amici e parenti: avete avuto problemi con il cibo? Cosa vi è piaciuto di più? Come avete fatto con internet? Quanto sono grandi le città? La Cina è diversa in modo palese e orgoglioso; sia per noi che siamo partiti che per chi ci interrogava affettuosamente al nostro ritorno, questa diversità era fonte di un misto di curiosità e timore. Come se fossimo esploratori di un mondo parallelo. In viaggio in un posto così peculiare come la Cina, è importante prepararsi all’impatto delle differenze culturali, per questo non finirò mai di predicare il valore della preparazione e dell’informazione. Una volta che si è sul posto, però, è inevitabile crearsi un’impressione propria e scoprire cosa tra quelle differenze apprezziamo e cosa ci pesa. Che si viaggi in Cina o no, tutti hanno un’opinione sulla Cina, e spesso si tratta di un’opinione polarizzata. La Cina non lascia mai neutrali.

Dunque, ho deciso di raccogliere in due articoli le cose che abbiamo amato e odiato di più. Partiamo subito dai lati negativi della Cina, via il dente via il dolore.

Foto della Grande Muraglia perché nessun lato negativo può battere questa meraviglia. Nessuno.

Tre cose della Cina che non ci sono piaciute

Va messo subito in chiaro che non abbiamo avuto nessuna esperienza sgradevole o problema serio. In particolare non abbiamo incontrato nessuno di quei problemi per cui ci eravamo preparati e che sono in genere lo spauracchio per chi viaggia in Cina: niente scippi o tentativi di imbroglio o intossicazioni alimentari. Forse siamo stati fortunati o forse la Cina è più sicura di quanto si crede.

Detto questo, ecco tre differenze culturali che ci hanno messo un po’ a disagio:

  • Rischiare la vita quando si attraversa la strada

Questa è stata senz’altro una delle più difficili da tollerare. In Cina il traffico è folle, e il pedone non ha mai la precedenza, nemmeno quando il suo semaforo è verde. Bisogna sempre fare slalom fra bici, carretti, bici elettriche, risciò, motorini, anche nelle zone pedonali come i mercati, e questo in qualche occasione ci ha fatto salire l’ansia e il fastidio. A Shanghai, correndo verso la stazione con le valigie, ho diretto un sonoro Vaffanculo a un tizio in moto che per poco non mi ha messo sotto.

Ci si abitua e basta stare attenti e avere occhi ovunque, per carità, ma devo dire che tornare al nostro ultraregolato traffico europeo mi ha fatto piacere. 

Fonte: Flickr e rende molto bene l’idea.
  • La ipercommercializzazione dei monumenti

Questa è una pura e soggettiva differenza culturale. Io sono abituata ai musei o monumenti occidentali, dove i negozi di souvenir sono normalmente a fine visita e relativamente discreti. Non funziona così in Cina. Lì ogni monument importante ha diversi punti souvenir, spesso contenuti all’interno stesso delle strutture storiche. In questo modo, anziché vederli alla fine del percorso, capita di trovarseli in mezzo ai piedi nel bel mezzo della visita, e a volte sono piuttosto antiestetici. Nel Palazzo d’Estate le esposizioni e i negozi di souvenir erano particolarmente estesi e pacchiani. Nella zona dei guerrieri di terracotta a Xi’an, oltre a un mastodontico negozio di souvenir dove le guide portano i turisti a metà visita, esiste una zona negozi e ristoranti interminabile da cui si passa per forza per andare verso l’uscita. Insomma, questa onnipresenza di negozi fa venire la nausea dopo un po’. 

Uno dei negozi che ho fotografato all’interno del Palazzo d’Estate: insegne al neon immancabili!
  • Il senso di controllo che segue ovunque

Fin dall’arrivo in aeroporto in cui si lasciano le impronte digitali, la Cina dà la sensazione di essere uno stato di polizia. Sono abituata a dover mostrare un documento di identità quando arrivo in un alloggio, ma non a farlo quando visito ogni monumento, o quando entro in una stazione dei treni. Non sono abituata a dover passare borse e giacche sotto i raggi x ogni volta che entro in una stazione della metropolitana. Non sono abituata alla complessa burocrazia dei visti per viaggiare in Cina. Durante il viaggio, mi sono portata dietro la sensazione di essere seguita e monitorata regolarmente.

Per una vacanza, si può tollerare, ma se dovessi viverci credo che sarebbe logorante. 

Bonus: sputi e fumo

Un fenomeno onnipresente e articolato, che personalmente ho riscontrato soprattutto negli uomini, ma da cui le donne non sono indenni. Ho imparato a distinguere tre fasi: 

  • colpetto di tosse, quasi un sondaggio per capire se effettivamente c’è materiale per uno sputo;
  • espettoramento appassionato, un profondo suono raschiante degno dei peggiori bar di Caracas;
  • un netto ptùh, segno che il grumo di catarro è stato liberato in volo nell’aere. 

 

Per quanto riguarda il fumo,  non è onnipresente quanto credevo, ma comunque più frequente che da noi. Ci sono capitati anche ristoranti in cui si fumava, una cosa che in Italia non credo sia più permessa e che a tratti è stata fastidiosa. Questo è senz’altro un difetto per quanto mi riguarda, non essendo amante del fumo, ma è soggettivo.

Come si può vedere, se si esclude forse il problema del traffico, la maggior parte delle nostre impressioni negative non sono dovute ad assoluti morali o sociali, ma a differenze culturali a cui le nostre preferenze e abitudini personali ci rendono difficile adattarci. Mi sembra importante sottolineare ciò, perché in ogni caso anche questi “lati negativi” della Cina sono stati importante fonte di confronto. Non ci si può innamorare di tutte le culture o di tutti i paesi, ma è sempre interessante sfidarsi a imparare qualcosa di nuovo su chi è diverso da noi. Non mi sento perciò di liquidare il tutto con un piatto “non mi sono piaciuti i cinesi, sono maleducati, avidi e controllati dal governo”, la verità e la vita è sempre più complessa di così. 

Ecco, ci siamo tolti il cruccio dei lati negativi del nostro viaggio in Cina. Nel prossimo articolo vi racconterò invece delle cose che abbiamo amato di più e fidatevi, hanno bilanciato e anche ampiamente superato i lati negativi. 

Classe 1988, dalla Sardegna alla scoperta del mondo. Probabilmente ho imparato a leggere e a scrivere prima che a parlare. Le mie abilità sociali sono di recente sviluppo. Nella vita reale, sono una traduttrice freelance, faccio parte di un'associazione di cinema, racconto viaggi, storie e notizie internazionali e mi concentro nella ricerca del risotto perfetto. La multipotenzialità è un vizio di famiglia.
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