9. Prilep Stobi Heraclea e Pogradec…

La mattina successiva decidiamo di tornare a Tetovo, la moschea dipinta è una meta che non vogliamo perderci.
Facciamo bene, mezz’ora di autostrada vale sicuramente le decorazioni esterne ed interne dell’edificio.
Anche qui come in altri siti visitabili il responsabile mi fa segno di non stare a coprirmi i capelli, ci sono pochi veli e sta arrivando una comitiva, evidentemente non lo ritiene così basilare.

Ci attardiamo a fare qualche foto poi risaliamo in moto e continuiamo il nostro giro, la meta ultima del giorno è Prilep, anche se in realtà la cosa che ci interessa maggiormente è il sito archelogico di Stobi di cui molto abbiamo sentito parlare.Ci affidiamo sia alla guida sia a diverso materiale recuperato on line eppure nessuno ha ritenuto utile dirci che a Stobi si arriva solo tramite autostrada, c’è un’uscita apposita gli altri ingressi sono vecchi e non praticabili.
Riuscire a capire questo dettaglio non è indifferente, chiediamo anche indicazioni ma l’unico signore che sa di cosa stiamo parlando ci manda ad un cancello chiuso, è solo con l’aiuto di tanta pazienza e di un po’ di intuito che alla fine riusciamo a giungere all’entrata, come sempre giusto giusto nelle ore più calde del giorno.
Stobi è una meta imperdibile, è sicuramente uno degli scavi più belli che abbiamo potuto ammirare, non sembra una meta conosciutissima ed è un vero peccato perchè non ha assolutamente nulla da invidiare a scavi più noti.
Vi dico brevemente che Stobi è una città romana abbandonata a seguito delle incursioni barbariche nel VI secolo d.C non essendo più stato abitato ha mantenuto intatto tutto il suo apparato.
Tra le altre cose fanno bella mostra di sè un teatro romano, un battistero e dei mosaici mozzafiato in uno stato di conservazione impressionante.
Gli scavi sono ancora in corso l’area è ampissima e a dover di cronaca non c’è un albero quindi o evitate di andare a mezzo giorno oppure portatevi un cappello e dell’acqua, noi abbiamo dovuto drappeggiarci la giacca da moto sulla testa per non svenire ma ne è valsa sicuramente la pena.

A Prilep francamente ci finiamo per caso, il giorno successivo abbiamo in mente di visitare Heraclea e di tornare verso il lago Ocrida soggiornando nella parte albanese, Prilep è di strada e ci arriviamo in serata.
Vaghiamo per il centro ma non riusciamo a salire al monastero che ci consigliano i nostri affabili padroni di casa.
Ci colpiscono:
1. le orde di gatti randagi alla ricerca di coccole e lo sguardo disgustato di una signora nel vederci accarezzarli, effettivamente sono i re di un gruppo di maleodoranti cassonetti però loro hanno il pelo pulito e non sembrano così mal ridotti.
2.I campi di tabacco e l’odore penetrante che lasciano nell’aria sopratutto la mattina seguente dopo un temporale notturno


3. Le dimensioni del tacos che ordina Davide e dei bocconcini di pollo che ordino io, nemmeno a Natale ho mai mangiato tanto. Abbiamo rischiato di lasciare il cibo nel piatto!
4. La chiacchierata con il nostro padrone di casa che suona le colonne sonore degli spettacoli teatrali ed è maestro di musica e che ci racconta di come sia difficile trovare lavoro in zona. Alcuni dettagli delle sue peripezie da precario sono incredibilmente simili ai miei vissuti a tanti chilometri di distanza.


Il giorno successivo ci rechiamo ad Heraclea, l’ultimo della lista degli scavi archeologici che abbiamo previsto di visitare.
La giornata è uggiosa, attraversiamo campi e campi di tabacco dove si alternano carretti trainati con il cavallo e trattori in una strana commistione di antico e moderno.
Gli scavi questa volta sono semplici da trovare, sono nella periferia di Bitola, c’è una piccola bigliettteria dove si vendono anche le cartoline, qualche gatto in cerca di coccole e dei mosaici da urlo.
Sì perché se da fuori l’aria è quella dimessa di un sito turistico i cui tempi d’oro non sono recentissimi, in realtà Heraclea è molto bella.
Tra tutti gli scavi è forse il più piccolo che abbiamo esplorato… ma che spettacolo!
Le due basiliche, la maggiore e la minore fanno bella mostra di mosaici che rappresentano in parte figure geometriche in parte animali e piante e sono conservati benissimo e c’è anche un bell’anfiteatro romano.
Data la mattinata piovosa non c’è quasi nessuno, facciamo amicizia con un gatto rosso che pare voler partire con noi dato che ci segue fino alla moto.


La sera arriviamo a Pogradec bella cittadina sul lago Orhid. Abbiamo prenotato un appartamento che fatichiamo a trovare, nel frattempo si è messo a diluviare e tira vento. Vaghiamo per il centro senza a riuscire a vedere la piccola insegna che ci indica la nostra dimora per la notte.
Quando telefoniamo ci risponde un ragazzo che parla bene l’inglese, è il padre a gestire la pensione, ci da le indicazioni e finalmente troviamo il luogo.
Un signore di mezza età ci viene incontro e tenta di spiegarci dove parcheggiare la moto. Non ci riesce, parla solo Albanese e la strada per entrare nel cortile dal retro consta di una serie notevole di curve. Divertito l’uomo mi fa segno di scendere dalla moto, chiede ad un amico di guardargli il bar e monta con Davide.
Io attendo chiacchierando con l’altro signore che sa il francese ed è molto simpatico.
Non avremmo potuto trovare posto migliore, la cortesia dei proprietari ci lascia senza parole, ogni volta che ci vedono insistono per offrirci un caffè turco, spesso accettiamo perché ne andiamo matti d’altra parte l’appartamento in cui passeremo la notte è spettacolare.
Una grossa stanza da letto, un soggiorno, una cucina e un bagno gigantesco in centro città.
Quando smette di piovere passeggiamo sulla riva del lago, ci fermiamo a bere una birra e a guardare la barche dei pescatori e un lago increspato dal vento che con le sue vere e proprie onde sembra quasi mare.


Non facciamo il bagno fa troppo freddo e non abbiamo voglia di visitare musei o monumenti, ci godiamo la città.Qui mangerò una delle ultime pannocchie alla griglia del viaggio, ne vado letteralmente pazza e mi fermo sempre ai baracchini a lato strada che le vendono belle fumanti e unte di burro.
La sera mangiamo in un ristorante minuscolo, in cui non solo non c’è il menù in inglese ma nemmeno in lingua locale, prendiamo del pesce di lago e delle patate fritte.
Si rivelerà essere una delle cene migliori del nostro viaggio. Io mangio una trota del lago Ocrida (Koran) mentre Davide sceglie dei pesciolini più piccoli sempre tipici del posto. Il lago infatti è particolarmente pescoso e le sue specie, spesso endemiche, sono tutelate perchè esistono solo qui!
La sera facciamo volare l’aquilone sulle rive del lago sotto gli occhi divertiti dei vecchietti del posto, poi il vento muta in tempesta e noi ci ritiriamo nella nostra mega stanza sperando che il giorno successivo sia soleggiato.

Sognatrice, aspirante scrittrice, gattofila, convinta viaggiatrice, fotografa pasticciona con una passione sconsiderata per il cinema e per le lettere, quelle vere, scritte a mano. Da che mi ricordi amo raccontare storie, andare in moto, vagare e fare troppe cose nello stesso momento.
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