Pechino parte due: Grande Muraglia, Palazzo d’Estate e spleen da rientro

Il diario di viaggio in Cina si avvicina alla fine. La seconda tappa a Pechino è la nostra ultima fermata.

Arriviamo la sera verso le otto con il treno proiettile, quindi abbiamo giusto il tempo di fare check in al nostro ostello, farci una doccia, prenotare un tour molto speciale per il giorno dopo e cercare un posto per mangiare. Siamo in una zona che sembra molto tradizionale, piena di piccoli ristoranti e negozi, alcuni dove sembra che la gente dorma proprio all’interno della bottega.

Queste interessanti decorazioni appaiono in tutta la zona del nostro alloggio.

Scegliamo uno di questi ristoranti, un posto che se l’avessi visto in Italia non avrei esitato a definire una bettola. Ricardo dal punto di vista del cibo è molto più avventuroso di me, comunque non ci sono molte alternative, perché nei dintorni sembra essere praticamente tutto chiuso. È tardi per gli standard cinesi, sono oltre le nove e mezzo, quindi tutti i ristoranti sono deserti. L’esperienza ci sorprende. Ordiniamo un piatto di carne, uno di verdure e le uova con il pomodoro e ci arrivano porzioni enormi e ottime. Le uova in particolare sono ricche e saporite, con pomodori maturi e succosi. In Cina spesso posti dall’apparenza modesta riservano gradite sorprese.

Il giorno dopo ci tocca una levataccia, perciò ci facciamo impacchettare gli avanzi (e sono tanti!) e torniamo all’ostello per una meritata notte di riposo. La nostra più bella esperienza in Cina sta per cominciare.

Il treno proiettile che ci ha portato a Pechino. Meno male non lo abbiamo perso!

La Muraglia Cinese

Quando si tratta di organizzare una gita sulla Grande Muraglia, la decisione principale è quale sezione visitare. Questo influenza tutto il resto, dalla lunghezza dello spostamento alla difficoltà della camminata, alle ore necessarie. Noi per prima cosa escludiamo Badaling dall’equazione. È la sezione meglio restaurata e più turistica, non ci sembra interessante.

L’ostello ci presenta come opzione una gita a Jinshanling, una sezione solo parzialmente restaurata e un po’ impegnativa dal punto di vista fisico. La camminata è lunga e la sezione si trova a due ore di bus: è l’alternativa più interessante, quindi ci buttiamo. Ora di partenza dall’ostello, sei e mezzo.

Il nostro percorso della sezione Jinshanling comincia dal punto rosso e prosegue verso destra fino alla discesa in corrispondenza della seconda torre verde, la Torre delle Sei Finestre.

Alle sei e mezzo il giorno dopo ci recupera un furgoncino traballante che fa il giro di diversi ostelli e ci porta tutti a una piazza piena di pullman. Qui veniamo trasferiti su uno di questi pullman grandi e incontriamo la nostra guida. La guida fa un’introduzione alla Grande Muraglia parlando al microfono in un inglese che capisco appena, in parte perché il microfono è un po’ disturbato, in parte per l’accento, in parte per il sonno. Partiamo.

Siamo un gruppo di una quindicina di persone. Ricardo si addormenta quasi subito, io mi ostino a voler terminare il resoconto degli ultimi giorni sul diario e a leggere un po’ sul kindle, poi anch’io riposo un po’. Facciamo sosta a uno strano villaggio sull’acqua dall’aspetto piuttosto artificiale, con un hotel enorme. Scopriamo che l’hotel è una tappa bagno convenzionata con i tour per la muraglia, quindi ne approfittiamo. Mi sento fuori luogo con l’abbigliamento da camminate in questa hall gigantesca con marmi e luci e persone in uniforme ovunque, ma per tutti sembra normale, pertanto mi adeguo.

Arriviamo poi all’ingresso vero e proprio della muraglia, e qui la guida ci spiega il percorso. Possiamo salire a piedi o in funivia, e a un certo punto la sezione restaurata finisce e inizia quella originale. Ci dà appuntamento all’uscita per le due. La gita è libera, possiamo camminare in gruppo o da soli, e al ritmo che vogliamo, purché ci troviamo al punto di incontro all’ora prevista. Questa flessibilità è molto piacevole, non ci sentiamo trascinati da una parte all’altra come una comitiva, possiamo vivere questa fantastica esperienza a modo nostro. 

Dobbiamo arrivare là sopra e ancora non ci crediamo!

Sul bus e alla tappa bagno ci siamo trovati a chiacchierare con altri, quindi formiamo una sorta di gruppetto e partiamo insieme. Camminiamo a velocità diverse, quindi ci perdiamo e ritroviamo più volte nel corso della giornata. Ci vuole mezz’ora ad arrivare a piedi sulla muraglia, ma il colpo d’occhio quando le mura cominciano ad affacciarsi in mezzo agli alberi è già impressionante. Quando arriviamo sulle mura, mi rendo conto che sono molto diverse da come me le aspettavo.

Una delle millemila foto mozzafiato che abbiamo fatto nel corso di quella che sarà la più bella esperienza di tutto il viaggio in Cina.

Tutto è molto ripido, e malgrado ai lati ci siano mura protettive, sembra che in alcuni tratti il pericolo non sia tanto di cadere di sotto, quanto di cadere all’indietro o in avanti. Alcuni tratti sono lisci e in pendenza in un modo che risveglia la mia paura delle altezze. Un paio di volte Ricardo deve trainarmi perché mi sento troppo insicura per andare avanti. Altre sezioni sono così ripide che hanno scale, gradini che salgono praticamente in verticale, tanto che si potrebbero scalare con piedi e mani volendo.

Stabilisco che i soldati stanziati sulla muraglia all’epoca del suo uso come barriera difensiva avevano senza alcun dubbio polpacci da giocatori di rugby e addominali duri quanto le pietre della Muraglia stessa. Senza contare un senso dell’equilibrio da acrobati e piedi prensili, perché altrimenti non mi spiego come evitassero ingenti perdite scivolando su queste liscissime discese ripide o sui bastioni che si affacciano su profonde scale interne senza parapetto. O quello o erano così tanti che le perdite non contavano. In entrambi i casi, siamo tutti ammirati. 

La Muraglia non si cammina, non si passeggia, si scala!

Sono presenti diverse torri, che fanno da breve sosta e da cui si scattano le foto più belle. Sulle torri troviamo spesso venditori di acqua, bibite e souvenir. Ci sono altri turisti, ma non tantissimi, e comunque abbiamo tutti velocità così diverse che non ci si disturba a vicenda. C’è tanto spazio.

A breve si crea una sorta di cameratismo con gli altri camminatori, ci si sorride, ci si saluta, ci si incoraggia a vicenda durante le salite più difficili. Siamo tutti incantati dallo spettacolo intorno a noi. La muraglia è immersa in un mare di verde, e la giornata è splendida, con un cielo blu e un sole che picchia, ma non disturba perché il vento soffia e spesso anche molto forte. Scatto migliaia di foto con la consapevolezza che più avanti mi sembreranno tutte uguali, ma scegliere è quasi impossibile. Ogni angolo sembra più bello del precedente, ogni torre pare dare una vista completamente nuova.

Un’idea del gentile e delicato declivio da discendere e risalire pressoché di continuo. Ovvero, foto mozzafiato 2. Come si fa a smettere di scattare?

Alcune torri e alcuni tratti del percorso non sono stati rinnovati, perciò riusciamo come speravamo a vedere l’ossatura originale della muraglia. Ne siamo felici, perché ci sembra che la sua ricostruzione sia stata un po’ invasiva, per quanto fedele senz’altro all’originale. Di fatto nelle sezioni restaurate non si vede la base antica, in quanto è stata completamente rivestita da strati aggiuntivi di pietra, come si capisce dalle feritoie che sono molto più piccole del normale. Sotto un pavimento nuovo giace la muraglia, protetta ma anche nascosta, un tipo di restauro che a noi occidentali stupisce e dispiace un po’. Queste torri e sezioni non rinnovate, ancora esposte ci permettono comunque di scorgere una traccia del passato.

Una torre e scalinata ancora originale.

Arriviamo al punto di incontro in tempo, ma siamo molto stanchi, abbiamo camminato su e giù per quasi quattro ore. Il pranzo è compreso nella gita. Veniamo portati a un ristorante dove tutto il gruppo siede intorno a due tavoli circolari con una ruota in mezzo e ci servono quantità pantagrueliche di cibo. Le ruote vengono fatte girare in modo che tutti i commensali possano facilmente riempirsi il piatto. Un sistema utilissimo che abbiamo già visto ma che testiamo oggi per la prima volta. Durante il pranzo faremo meglio conoscenza con i nostri compagni di muraglia. Professori in viaggio di lavoro, coppie in giro per l’Asia, gruppi di amici in vacanza, perfino un viaggiatore solitario che è arrivato in Cina a bordo della Transiberiana; esistono tanti viaggi quanti viaggiatori, ed è sempre bello conoscerne di nuovi.

Quando arriviamo all’ostello è ormai tardi, e abbiamo solo il tempo di sistemarci, lavarci, e mangiare. Prendiamo gli avanzi della cena del giorno prima e usciamo. Vicino all’ostello c’è un laghetto, ci sediamo sulla riva a mangiare. È stata una bellissima giornata. Domani è l’ultimo giorno a Pechino e l’ultimo giorno del nostro viaggio in Cina.

Muraglia, ti porteremo nel cuore.

Ultimo giorno in Cina: il Palazzo d’Estate

La nostra ultima giornata comincia con un incontro. Il mio amico Pietro si è trasferito qualche mese fa a Pechino per un dottorato; riusciamo a metterci d’accordo per vederci nel nostro ultimo giorno a Pechino. Non è facile stabilire un punto che sia comodo per tutti, ma riusciamo a focalizzarci su un parco vicino al Museo Militare.

Il parco è carino, un tipico parco cinese, con un lago e tante attività in corso. Ci fermiamo ad ascoltare un coro, piuttosto impressionati dal gran numero di persone che partecipano e dalla bravura. 

Nel parco si aggirano strani animali locali.

Prima di avviarci, Pietro verso l’università e noi verso la nostra ultima visita importante, decidiamo di pranzare insieme. Scopriamo però che nelle vicinanze del parco non si trovano ristoranti o posti dove mangiare in generale. Ci incamminiamo lungo una via battuta dal sole e l’unico posto che troviamo è un KFC piuttosto pieno. Ci tocca ripiegare su quello. Ordinare non è facile, c’è molta fila e l’aspetto dei menu alle pareti è confuso. Alla fine ce la facciamo. Abbiamo preso anche dei drink, uno all’arancia, e una stranissima Pepsi rosa. Entrambi hanno un contenuto di zucchero che fa rischiare il diabete al primo sorso. Ci sorprende il fatto che la gente non sembri avere nessuna fretta di andarsene, e che alcuni non consumino per niente. Comunque mangiamo, facendo ancora due chiacchiere, e poi ci separiamo. Pietro ha fretta, e anche per noi è ora di andare.

Verso il Palazzo d’Estate, insieme a tanti altri turisti.

La nostra ultima visita in Cina è il Palazzo d’Estate. La struttura è imponente, e si arrampica su una collina. Il palazzo è stato costruito dall’imperatore Qinlong, e più avanti rinnovato dall’ imperatrice Cixi. Cixi è una figura storica importante e controversa, celebre per aver governato la Cina come reggente per 47 anni con un potere forse superiore all’altra grande monarca dell’Ottocento, la regina Vittoria. Le sue spese e i suoi intrighi di palazzo sono materia di leggende e racconti suggestivi. 

Il palazzo non è una visita che riesco a godermi fino in fondo. Fa caldo oggi a Pechino, ed essendo l’ultimo giorno prevale un senso di stanchezza e tristezza. Un vero spleen del ritorno. Fatto sta che le gradinate su cui ci dobbiamo arrampicare mi pesano, e mando qualche accidenti agli imperatori che non costruiscono residenze pianeggianti. L’altro elemento che mi disturba sono i continui stand di souvenir che occupano molte sale, nonché il cortile principale. Li abbiamo trovati già in altre attrazioni, come la Grande Muraglia o il Giardino dell’umile amministratore a Suzhou. In qualche modo però quelli del palazzo mi appaiono più smaccati, più kitsch, più ingombranti; nel complesso, più fastidiosi.

Il coloratissimo palazzo che si inerpica sulla collina e davanti gli stand di souvenir.

Il tempio buddista a pagoda e l’immenso lago del palazzo sono grandiosi senz’altro, ma temo che entrambi soffrano il paragone con Hangzhou, il cui tempio e lago ci hanno colpito di più. Sul lago del Palazzo d’Estate, Pietro ci racconta un aneddoto interessante. Pare che l’imperatrice Cixi volesse a tutti costi un lago nel suo palazzo, ma i ministri insistevano sulla necessità di aumentare le spese militari. Non avevano torto, la marina militare cinese era stata spazzata via dagli inglesi nelle Guerre dell’Oppio. Così Cixi offrì di costruire un lago artificiale dove permettere alla flotta cinese di condurre esercitazioni militari. Ricevette così i fondi per il lago e per costruire le barche. Di barche ne costruì solo una, che ancora oggi si può ammirare sul lago. Una barca di marmo.

Tale opulenza fa le scarpe ai nostri Neroni e Caligoli, che sarebbero estremamente invidiosi.

La mia impressione è che non serva a molto in una battaglia navale, ma vuoi mettere il colpo d’occhio?

In partenza:  再见 Cina! 

Finita la visita, torniamo all’ostello, dove ci aspetta la preparazione dei bagagli, che sono un po’ lievitati durante il viaggio. In questo riceviamo l’inaspettato sostegno (più psicologico che pratico) del gatto locale. Il felino si introduce in camera nostra e decide di testare la resistenza della nostra valigia sedendosi dentro. Lo coccoliamo un po’, poi puliamo la valigia prima di riempirla. L’operazione di impacchettamento è lunga e complessa, e siamo decisamente stanchi quando usciamo e ci inoltriamo nelle vie intorno alla ricerca di un posto dove cenare. Per l’ultima volta in Cina. 

La nostra ricerca ha comunque buon esito: optiamo per un ristorante dove servono barbecue o hot pot. Scegliamo il barbecue e spieghiamo in qualche modo alla ragazza quanto possiamo spendere. Lei decide in quel momento di prendersi cura di noi. Fa tutto per noi: ci prepara la brace, ci porta la carne, i gamberetti e le verdure, cuoce tutto. Noi proviamo a fare da soli, ma non ce lo permette. Quando mangiamo, vola ad assistere altri clienti, e poco dopo ritorna, a portare nuovo cibo o girare quello sulla griglia. Tutto il tempo ci sorride, con un atteggiamento efficiente e quasi affettuoso. Ci sentiamo coccolati e al termine di questo viaggio, ne abbiamo proprio bisogno. 

Una cena, una coccola.

La nostra esperienza si conclude qui. Il giorno dopo siamo in pilota automatico, attiviamo la sequenza di partenza. Bagagli, check out, metro, aeroporto, check in, controlli, attesa, aereo. Un altro volo, durante il giorno questa volta. Arriviamo a Londra nel primo pomeriggio, occhi, orecchie, nasi ancora pieni di Cina. Fino alla prossima volta. 

Arrivederci Cina, 再见 (Zàijiàn) !

Classe 1988, dalla Sardegna alla scoperta del mondo. Probabilmente ho imparato a leggere e a scrivere prima che a parlare. Le mie abilità sociali sono di recente sviluppo. Nella vita reale, sono una traduttrice freelance, faccio parte di un'associazione di cinema, racconto viaggi, storie e notizie internazionali e mi concentro nella ricerca del risotto perfetto. La multipotenzialità è un vizio di famiglia.
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