Xi’an: fra esercito di terracotta e mercati | Diario di viaggio Cina

Il treno per Xi’an è stato il primo di due treni notturni che abbiamo preso durante il nostro viaggio in Cina. È stato anche il primo treno che abbiamo preso in Cina. L’ingresso ai treni ha l’aspetto di un gate di aeroporto, e anche altri elementi contribuiscono a creare questa impressione, come il controllo ai raggi x all’ingresso e i doppi controlli dei biglietti (all’entrata della stazione e all’entrata del binario). Una volta arrivati sul binario vero e proprio ci si mette in fila davanti al proprio vagone. Non si può entrare da altre parti, quindi le file si formano in modo piuttosto ordinato e preciso. Al treno per Xi’an noi però non abbiamo fatto fila perché, confusi dal sistema di controlli, non trovavamo l’ingresso e stavamo quasi per perderlo. Siamo quindi saliti direttamente e anche un po’ affannati.

Gli scompartimenti soft sleep hanno quattro letti ciascuno e non sono molto grandi. Abbiamo sistemato un po’ a fatica la valigia grande sotto uno dei letti e quella piccola sotto il tavolino. I nostri compagni di viaggio in questo primo spostamento sono state due signore, mamma e figlia credo, insieme a una bambina. La bambina era adorabile, con due codette dritte in aria e un giocattolo che usava come microfono per cantare. Era curiosa e chiacchierona, e ci fissava di continuo. Ecco, lo so che detto così non sembra proprio un ritratto piacevole, ma in realtà, al contrario della maggior parte dei bambini che abbiamo incontrato in musei o escursioni e che parevano del tutto fuori controllo, lei era decisamente simpatica. Esistono video di me e Ricardo che le cantiamo Yellow Submarine e di Ricardo che cerca di insegnarle i numeri in inglese.

L’esperienza sul treno notturno è stata abbastanza positiva, se si escludono i bagni a cui dedicherò un capitolo a parte molto dettagliato alla fine del diario di viaggio. Non posso dire di essere riuscita a dormire bene, un po’ perché io fatico molto a dormire sui treni, un po’ perché la bambina tossiva e si svegliava di continuo e la mamma e la nonna ogni volta si muovevano per cercare di calmarla. Siamo comunque arrivati a Xi’an la mattina verso le dieci. Prossimo passo: trovare l’ostello.

Mentre cerco di svegliarmi, qualcuno mi fa foto a sorpresa!

Primo giorno a Xi’an: il quartiere musulmano

La ricerca dell’alloggio si è rivelata molto più difficile del previsto. Siamo arrivati nella zona, ma dopo aver girato per una ventina di minuti intorno all’isolato con le valigie abbiamo iniziato a fermare i locali. A questo punto abbiamo veramente ringraziato di avere le prenotazioni di Booking stampate in cinese. Un paio ci hanno dato indicazioni vaghe che non hanno risolto il problema, ma finalmente un signore ha avuto compassione e ha cominciato a fermare lui i passanti chiedendo al posto nostro. Un passante ha fatto segno di seguirlo e noi gli siamo andati dietro. Ci ha scaricato davanti a un portone fiancheggiato da due draghi che avevamo incrociato già almeno un paio di volte. Guardiamo bene e accanto alla porta scopriamo un piccolo cartello, perfettamente mimetizzato, con il nome dell’ostello. Ringraziamo la nostra guida che se ne va per la sua strada, e entriamo.

Il cortile del nostro ostello di Xi’an.

Una volta dentro, rimaniamo a bocca aperta. Il portone nasconde un enorme cortile in stile tradizionale. Dritto davanti a noi, un porticato di piante con in fondo un bar. A sinistra, la reception, dove facciamo il check in. Dietro l’angolo dalla reception, una fila di cortili che accolgono enormi edifici bassi. Tutto trasmette pace e fresco, che apprezziamo molto dopo le strade frenetiche e calde della città.

Dopo esserci sistemati e rinfrescati, siamo usciti a fare un giro, puntando vagamente verso il mercato e il quartiere musulmano, ma in realtà con il semplice scopo di vagare un po’. Xi’an mi ha sorpreso. Sarà la mia prospettiva europea, ma essendo un posto famoso per attrazioni storiche, mi aspettavo un tranquillo centro culturale di dimensioni contenute. Ci siamo trovati invece nella capitale della provincia Shaanxi, la più antica delle quattro capitali storiche – Pechino, Nanchino, Luoyang e Xi’an – che conta quasi sei milioni di abitanti solo nel centro urbano. Ecco, non esattamente il piccolo centro storico nello stile di San Gimignano. Xi’an non è solo molto grande e popolosa, ma anche un’importante meta turistica, e nel weekend si riempie di comitive.

Il quartiere musulmano, una delle zone più frequentate di Xi’an.

Di questo ci siamo accorti in particolare una volta arrivati nel quartiere musulmano, che di fatto è un grande mercato e anche una delle principali attrazioni. Abbiamo girato in mezzo a una folla crescente, frastornati dai forti odori dei cibi da strada, dai rumori della folla, delle moto che ogni tanto cercavano di infilarsi fra le persone, degli oggetti elettronici, degli animali in gabbia. Il mercato offriva tutto, ma specialmente mille tipi di cibo: spiedini di carne arrosto o di calamari fritti lunghi quanto un avambraccio; negozi di frutta sconosciuta dall’aspetto invitante; tofu puzzolente che si percepiva a mezzo chilometro di distanza; gelati di mango o di durian.

Dopo tanto girare eravamo affamati, ci siamo quindi buttati su un calamaro fritto enorme, e abbiamo in breve tempo realizzato il nostro errore: l’oggetto in questione grondava olio e perdeva pezzi di pastella, era bollente e gommoso. Perdi più richiedeva una certa destrezza, perché era infilzato su un bastone di legno, quindi l’unico modo di mangiarlo era cercare di lacerarlo con i denti. Col senno di poi, gli spiedini di carne sarebbero stati una scelta migliore. Abbiamo poi preso due panini che somigliavano vagamente a dei kebab piccoli. Erano buoni, ma densi di grasso, e abbiamo fatto fatica a finirli entrambi. Una cosa piuttosto comune che abbiamo notato sono i succhi e con il caldo che c’era ne abbiamo approfittato il più possibile.

Molto spesso dopo il nostro ritorno dalla Cina, mi è stato chiesto se avessimo avuto problemi con il cibo. Di fatto, non abbiamo quasi mai avuto problemi con la qualità del cibo, ma non conoscendolo bene abbiamo spesso scelto piatti o abbinamenti che non erano tra i migliori. E questo un po’ mi dispiace, anche se credo sia piuttosto normale quando si viaggia in un posto lontano e sconosciuto. La cosa più divertente dopo il ritorno è stata ricevere i complimenti dei nostri amici cinesi a Francoforte per essere stati così avventurosi da assaggiare il cibo da strada o mangiare in ristoranti dove non c’erano spiegazioni in inglese e a volte neanche foto. Sono piccole soddisfazioni! 

Casa del dignitario Gao, un’oasi di pace nel caotico quartiere musulmano.

In mezzo al mercato abbiamo poi visitato la casa del dignitario Gao, un edificio storico che ha più di 400 anni. Ciò che più ci ha colpito è stata la pace e lo spazio. Dall’esterno, l’ingresso sembra il semplice portone di un palazzo, il massimo che ci si aspetta quindi è un appartamento. Una volta entrati, la sorpresa. La villa ha un paio di ingressi sulla strada, e all’interno si espande in una serie di cortili che ospitano edifici separati adibiti a scopi precisi. Per la precisione, contiene due corti principali, la corte nord e la corte sud, e al loro interno quattro piccoli cortili per ogni corte, su cui si affacciano i singoli edifici. La prima cosa che ci si trova davanti è l’ingresso, poi un edificio per ricevere gli ospiti importanti, e dietro questo tutti gli altri. C’è ad esempio un edificio separato per le donne della famiglia. I cortili e le case sono immersi nella pace e nel silenzio, rotto solo dai pochi turisti e da alcuni volatili da cortile. Ci siamo potuti perfino sedere sui gradini e riposare un po’. Un contrasto incredibile con il caos della folla a pochi metri da noi dietro le mura che circondano l’abitazione. 

La nostra prima giornata a Xi’an si è conclusa con un suggestivo spettacolo di fontane davanti alla Pagoda dell’Oca Selvatica. I nomi degli edifici in Cina sono incredibilmente suggestivi! Lo spettacolo era carino e frequentato da una quantità incredibile di persone, tutte concentrate nel filmare ogni dettaglio. Io mi sono arrampicata sulla base di un pilastro come molti altri per poter fare qualche foto al di sopra delle teste. Mi sono accorta fin dai primi giorni che escludere le persone da foto o video in Cina significa falsificare la realtà. La folla in Cina è parte integrante del paesaggio.

Lo spettacolo di fontane davanti alla pagoda.

Abbiamo concluso una giornata intensa con una cena succulenta in un piccolo ristorante aperto fino a tardi nel mercato, che dopo le dieci di sera era ancora vibrante di vita. Io ordinai dei ravioli e mi arrivarono a sopresa immersi in una zuppa rossa che sembrava piccante e invece era solo molto saporita. Una cena enorme e deliziosa.. Ricardo invece ha ordinato dei noodles larghi come lenzuola con brodo di carne e verdure. Una birra fresca, perfetta con quel caldo. e via a nanna. 

La nostra gustosa cena al mercato!

Il giorno dopo ci aspettava una partenza presto per andare a scoprire una delle attrazioni più famose della Cina: l’esercito di terracotta.

Secondo giorno a Xi’an: i guerrieri di terracotta

Per arrivare all’esercito, abbiamo preso un bus diretto alle 7.45 di mattina, arrivando lì un paio d’ore dopo. Una volta entrati nell’area, siamo andati in cerca di mappe o opuscoli informativi e, non trovandone, ci siamo lasciati accompagnare da una guida. C’era già qualche gruppo e nel complesso molte persone, ma le sale costruite intorno agli scavi hanno passerelle abbastanza grandi e lunghe da permettere una discreta circolazione.

Il percorso guidato si è rivelato più interessante del previsto. Abbiamo scoperto molti aneddoti che ignoravamo. Ad esempio, il fatto che tutte le statue hanno pettinature particolari perché per la cultura cinese dell’epoca basata sul Confucianesimo, tagliare i capelli era illegale; i capelli sono un dono dei genitori, e come tali tagliarli è una mancanza di rispetto alla famiglia. Inoltre, tutti i soldati un tempo erano dipinti in colori vivaci: la guida ci ha mostrato una simulazione dell’esercito schierato al completo con le tinte originali e doveva essere veramente spettacolare. Purtroppo si trattava in gran parte di tinte naturali fragili che si sono dissolte in breve tempo dopo l’apertura dei pozzi. È molto interessante anche vedere che sono ancora presenti molte zone non scavate. Il terzo pozzo in particolare, l’ultimo che abbiamo visitato, è in gran parte interrato. Secondo la guida, gli archeologi stanno aspettando di avere tecnologie abbastanza avanzate da poter preservare i colori e l’aspetto delle statue. Io e Ricardo abbiamo a lungo speculato su questa notizia, chiedendoci se sia vero.

La prima sala, la più grandiosa, con l’esercito schierato.
La sala degli ufficiali, con il consiglio di guerra riunito. Molti però hanno proprio la testa per aria.

I pozzi sono tre, di cui il primo, quello riservato ai soldati semplici, è senz’altro il più spettacolare. Il secondo è il pozzo dei generali, più piccolo. Le statue sono quasi tutte decapitate, il che secondo la nostra guida dipende forse dal fatto che chi li ha trovati temeva di essere perseguitato dagli spiriti. Evidentemente gli spiriti dei soldati semplici non contano nulla o sono più benevoli. Il terzo pozzo come ho detto è quasi tutto interrato, ma in quell’edificio sono presenti alcune statue esposte in un’area più simile a un museo. Una delle statue è l’arciere fortunato, l’unico ritrovato intero al momento dello scavo. Infatti, quando si visita il primo pozzo, si nota che sono presenti alcuni soldati ancora in via di ricostruzione, e statue completamente in pezzi. L’arciere è un’eccezione pressoché unica. Le altre statue esposte nella sala sono un generale, riconoscibile dall’uniforme e dalla pancetta (non scherzo), e un altro arciere, ritratto nell’atto di caricare il suo arco. 

L’arciere fortunato nella terza sala, una vera star!

Fra la seconda e la terza sala, la guida ci ha portato nel negozio dell’area archeologica e ci ha presentato un signore che era un responsabile di vendite. La zona negozio era immensa, con tanti piccoli punti vendita diversi. La visita era palesemente mirata a farci comprare qualcosa, in modo anche piuttosto insistente. La guida oltretutto ha detto che dopo il terzo pozzo saremmo usciti dall’area dei guerrieri per visitare un’esposizione dedicata alla giada e la casa del contadino che ha scoperto l’esercito, dunque quella era la nostra ultima occasione per comprare dei souvenir. Noi comunque ci siamo accontentati di qualche cartolina. Dopo il terzo pozzo abbiamo inoltre pagato e scaricato la guida, dicendo che piuttosto che vedere giada e case di contadini preferivamo fare un altro giro nell’area dei guerrieri. Lei non ha obiettato, ci ha ringraziato e se n’è andata.

Il nostro desiderio di rimanere era legato anche a una sorpresa: non so se io sia l’unica o se questo sia successo anche ad altri, ma io immaginavo i guerrieri di terracotta immersi in una zona pressoché desertica, o al limite comunque montuosa e un po’ arida. Mi sbagliavo di grosso. L’area archeologica è immersa in un parco lussureggiante, con alberi e panchine, perfetto per riposare tra una visita e l’altra. E noi abbiamo raccolto l’invito molto volentieri. A questo punto i pozzi, che abbiamo velocemente rivisto (non è che si vada tutti i giorni a Xi’an, meglio approfittarne il più possibile!) erano pieni di comitive di turisti, e altre stavano arrivando. Abbiamo ringraziato di esserci mossi la mattina presto.

Il mausoleo immerso nei boschi.

Prima di tornare in città, abbiamo fatto tappa al mausoleo dell’imperatore, che è stato una delusione. Occorre sappiate che il mausoleo non è mai stato aperto. La tomba dell’imperatore, a differenza dei guerrieri, rimane inviolata. Di fatto, è una collinetta. Giuro. Tutto ciò che si vede è una collina. Intorno dovrebbero essere altri scavi, come ad esempio le tombe dei cavalli e noi, sebbene la camminata sotto il sole dai guerrieri al mausoleo ci avesse già un po’ provato, ci siamo avventurati con ottimismo tra i sentieri del parco.

Ebbene. Abbiamo camminato per più di un’ora, rifugiandoci sotto l’ombra degli alti alberi che fiancheggiavano il sentiero, lasciando qualunque anima viva dietro di noi e senza trovare la minima traccia di altri scavi. L’unica cosa che abbiamo trovato era una specie di vasca di cemento che somigliava più a una piscina in costruzione dai bordi esageratamente alti. Niente cavalli. L’ora di pranzo era ormai passata, siamo quindi tornati indietro verso il mausoleo e poi verso la zona dei guerrieri. Perlomeno il parco che abbiamo percorso in lungo e in largo era magnifico e vi regnava una pace assoluta ideale dopo il bagno di folla delle comitive.

Andarcene dai guerrieri non è stato comunque per niente facile. L’uscita che porta verso i bus passa attraverso un’interminabile zona di negozi e ristoranti. È come ritrovarsi in un resort turistico e non riuscire a venirne fuori. Il percorso è obbligato, si cammina per quasi mezz’ora passando tra due ali di bancarelle, negozietti, un’arena con quello che sembra quasi un moderno auditorium, piccoli ristoranti. Nella città proibita perlomeno gli esercizi commerciali erano piccoli e discreti. Alla fine siamo usciti da questo infernale labirinto di sovrapprezzo e siamo tornati a Xi’an.

Gli autoscontro al parco. La fontana al centro è una specie di bersaglio a cui sparano dalle barchette, e che fa uscire uno spruzzo d’acqua quando viene colpito.

Abbiamo mangiato un boccone veloce in un fast food locale di pollo e fatto un ultimo giro veloce. Il giro ci ha portato in un parco pubblico dove non si vedeva un turista nemmeno a pagarlo e dove io mi vergognavo come un elefante a una sfilata di gazzelle. Era però affascinante vedere quanto siano attivi i parchi cinesi. Ogni angolo è dedicato a un’attività diversa. Abbiamo visto persone truccate con maschere e costumi del teatro tradizionale che recitavano, coppie che ballavano il liscio (la versione cinese del liscio?), signore che ballavano in gruppo, un laghetto con una specie di autoscontro acquatico. Pare che in Cina la vita cominci davvero dopo la pensione.

La sera avevamo il nostro prossimo treno notturno, perciò la cena del secondo giorno a Xi’an è stata fatta di nuovo in stazione. Ed era assolutamente fantastica. Ricardo ha divorato un piatto di noodles agli spinaci con salsa di carne, e io i miei adorati baozi, questa volta saltati in padella. E non abbiamo nemmeno rischiato di perdere il treno!

I miei deliziosi baozi!
Noodles di spinaci con carne!

La prossima tappa della nostra avventura in Cina ci aspettava: Suzhou!

Informazioni utili:

  • L’esercito di terracotta, arrivo e prezzi: Noi abbiamo preso il bus locale 306, che ci ha portato direttamente all’area archeologica. Il biglietto costava circa 30 yuan, quindi fra 3 e 4 euro. L’ingresso ai guerrieri costava 150 yuan e la guida 200. Sul mio diario annoto questa esperienza come la nostra gita più costosa fino a quel momento, nel complesso poco meno di 50 euro. Ne vale però la pena, e i prezzi contenuti di alloggi e cibo compensano decisamente la spesa. 
  • Le guide all’esercito di terracottaLa nostra esperienza con la guida è stata interessante e ne è valsa la pena. Bisogna però tenere sotto controllo le spese. Nel nostro caso, la guida prima ha presentato il suo onorario di 200 euro, e quando abbiamo accettato ci ha proposto degli auricolari per poter parlare con noi tramite un microfono e rimanere sul retro del percorso. Prezzo 100 yuan a testa se non ricordo male. Abbiamo rifiutato perché non ci pareva necessario. Inoltre nella tappa al negozio ci siamo sentiti un po’ pressati a comprare qualcosa, in particolare dei set di riproduzioni dei guerrieri che sono prodotti lì con la stessa argilla dell’esercito originale. In ogni caso, basta sorridere e dire no grazie. 

Classe 1988, dalla Sardegna alla scoperta del mondo. Probabilmente ho imparato a leggere e a scrivere prima che a parlare. Le mie abilità sociali sono di recente sviluppo. Nella vita reale, sono una traduttrice freelance, faccio parte di un'associazione di cinema, racconto viaggi, storie e notizie internazionali e mi concentro nella ricerca del risotto perfetto. La multipotenzialità è un vizio di famiglia.
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