Suzhou: tra giardini e canali | Diario di viaggio Cina

Arriviamo a Suzhou relativamente presto, anche se il treno è un po’ in ritardo. I nostri compagni di scompartimento questa volta sono una coppia anziana. Riusciamo a comunicare con il figlio che è nello scompartimento accanto e a quanto dice va spesso in Europa per lavoro. Loro sono gentili, peccato che si muovano spesso durante la notte e si alzino poi definitivamente alle cinque e mezzo di mattina. Ricardo ovviamente continua a dormire come un sasso, mentre io sono costretta a sorbirmi tutto.

Alla stazione di Suzhou cerchiamo un taxi e si crea una piccola confusione quando il tassista all’inizio della fila si rifiuta di caricarci, per ragioni a noi ignote. Rimaniamo lì confusi e imbarazzati in una tempesta di clacson finché un suo collega si fa avanti e ci carica in macchina.

A Suzhou abbiamo ricevuto ottimi consigli dagli edifici storici.

Scopriamo che il nostro alloggio di Suzhou è in pieno centro in una zona pedonale, che poi significa zona pedoni, bici e moto. L’ostello si affaccia su una stradina abbastanza tranquilla accanto a un canale, ma la vista della nostra camera si rivela essere il cortile di una scuola elementare. A quell’ora sembra esserci educazione fisica, e i bambini fanno ginnastica in formazione seguendo una coreografia, guidati da una maestra in piedi su una pedana. Almeno in teoria. In pratica molti se ne fregano del ritmo e alcuni non prestano proprio attenzione e giocano. Lo spettacolo è molto divertente, ma non li invidio perché con questo caldo io non riuscirei a fare ginnastica in pieno sole. Se a Xi’an ci aveva accolto un meraviglioso caldo asciutto, a Suzhou scopriamo gli oltre quaranta gradi umidi. In una parola: afa. Sarà la prima città dove accenderemo il condizionatore in camera per pura necessità.

Sulla via verso la nostra prima destinazione a Suzhou, mangiamo in un ristorante nella zona turistica. Qui abbiamo il primo esempio di abbinamento non proprio azzeccato: ordiniamo un piatto di melanzane e uno di altre verdure, e una cosa che sembrano polpette, e che si rivelano essere, sì, polpette, ma dolci. A quanto posso vedere sono polpette fritte di patata dolce o di riso estremamente giallo ripiene di qualcosa che sospetto sia taro. Io me ne innamoro, Ricardo rimane molto deluso.

Il Giardino dell’Umile Amministratore, angolo di bellezza, pace e soprattutto verde.

Immersi nel verde al Giardino dell’Umile Amministratore

Siamo venuti a Suzhou per due motivi: i nove giardini patrimonio UNESCO e i villaggi sull’acqua. Il primo giorno ci dedichiamo al più famoso e grande dei primi: il Giardino dell’Umile Amministratore. Suzhou è celebre in tutta la Cina per i suoi giardini, che non sono semplici parchi pubblici (infatti l’ingresso si paga come in un museo) ma antiche residenze importanti circondate da spazi verdi di incredibile bellezza, mantenuti con molta cura. Dopo le visite frenetiche di Pechino e Xi’an, ci voleva proprio una tappa rilassante, e Suzhou da questo punto di vista non delude le nostre aspettative.

Il Giardino dell’Umile Amministratore è stato costruito nel 1509 da un ufficiale del governo. Frustrato dallo scarso riconoscimento nel suo lavoro, l’ufficiale decise di prepararsi un giardino da coltivare con umiltà durante la pensione. Negli antichi giardini cinesi non si trovano statue o grandi prati all’inglese, e da questo punto di vista il Giardino dell’Umile Amministratore è un ottimo esempio delle differenze fra la pianificazione dei giardini orientale e quella occidentale. Tutto sembra studiato per essere una piacevole mescolanza di elementi naturali, alberi, cespugli, laghi, formazioni rocciose.

In questa disposizione si collocano piccoli padiglioni che costituivano un tempo la residenza del proprietario del giardino. Sono quasi tutti in legno scuro con i tetti dalla forma a pagoda, e si immergono nel paesaggio circostante in modo delicato. Il giardino inoltre non è piano: sono presenti diverse collinette e rilievi del terreno, e alcuni hanno in cima altri padiglioni, quasi dei belvedere costruiti per ammirare il giardino dall’alto. I laghetti artificiali sono attraversati da ponti dalla forma buffa, a zig-zag: scopriamo che lo scopo della forma è impedire che le persone attraversino il lago di fretta, senza godersi il paesaggio. I ponti servirebbero inoltre ad aiutare la meditazione: secondo il proverbio cinese “tramite le deviazioni, accesso ai segreti”, se il corpo vaga attraverso un sentiero tortuoso così farà la mente, aiutandoci a riflettere. Esiste però un mito relativo a questi ponti e alla loro forma secondo cui servirebbero a confondere gli spiriti maligni che possono andare solo in linea retta. Tradizione mistica antica o invenzione delle guide turistiche per rendere tutto più interessante e misterioso? Chissà, comunque mi pareva interessante riportare entrambe le versioni. 

Laghetti, ponti a zig-zag e padiglioni immersi nel verde.

Il giardino dovrebbe ispirare meditazione e pace dei sensi, ed essere ammirato con calma. Di fatto, è pieno di turisti, quindi l’effetto è meno mistico del previsto; in particolare, ci sono diverse scolaresche in gita, da cui io e Ricardo cerchiamo di stare lontani, con risultati alterni. Abbiamo già capito che in Cina le persone non sono per niente timide quando si tratta di notarci: ci fissano, ci salutano con un “hello!”, a volte ci hanno chiesto anche di fare foto insieme (è successo due volte nella Città Proibita, e sì che credevamo che in un luogo turistico ci saremmo mimetizzati di più!).

Abbiamo già attirato l’attenzione dei bambini quando siamo entrati nel giardino, non abbiamo troppa voglia di ripetere l’esperienza. A un certo punto, però, rimaniamo bloccati su una passerella con una classe che viene diretta verso di noi. Ci sediamo e aspettiamo che passino. E passano, indicandoci con il dito e ridendo, esclamando “laowhai, laowhai!” (straniero, una delle pochissime parole che capisco in cinese) e scattandoci foto con i cellulari. Mi sento un panda, ma la cosa mi mette meno a disagio dell’esperienza nel parco pubblico a Xi’an. Perlomeno qui siamo nel nostro turistico ambiente naturale, e non in una zona frequentata solo da locali. Ricardo invece ha l’aria di sperare che la terra si apra in quel momento e lo inghiotta. Non succede, e la mandria passa senza incidenti. Nel complesso però il giardino è grande e labirintico, quindi anche la folla di turisti disturba poco. Ci godiamo veramente la nostra visita.

Suzhou by night tra cene deludenti e passeggiate suggestive

Dopo il Giardino dell’Eccetera facciamo tappa in ostello a riposarci un attimo; io mi sento ancora un po’ provata dal viaggio in treno e dalla carenza di sonno. Usciamo poi la sera verso le sei e saliamo nella terrazza, una delle ragioni principali per cui ho scelto questo alloggio. Non ce ne pentiamo. Siamo in piena ora blu e dalla terrazza si vede tutta la zona storica. Tetti scuri e le occasionali lanterne rosse accese, e un cielo color pervinca.

La bellezza dei tetti di Suzhou nell’ora blu.

Andiamo a cercare un posto per cenare. La zona storica/turistica è tutta intorno a noi. Passeggiando attraversiamo ponticelli su canali. Scegliamo un ristorante piccolo e ordiniamo ravioli, salsiccia, noodles e una cosa che si rivelerà alquanto strana, ovvero zuppa di fagioli rossi con palline di riso glutinoso. Devo dire che rimango alquanto delusa: ho cominciato a notare che la carne in Cina tende a essere dolciastra. La salsiccia in particolare: qualche fettina di quella che sembra una salsiccia vagamente simile a quella italiana, ma più piccola e molto molto più dolce. La trovo nauseante, e la passo a Ricardo. Anche i ravioli di carne – due o tre ravioli, non una porzione esaltante come quella di Xi’an – sono dolcini, e non riesco a finirli.

Insomma, il primo giorno a Suzhou è stato deludente dal punto di vista gastronomico. La cena ci ha però regalato un aneddoto divertente. Subito prima di mangiare io ho chiesto del bagno, perché volevo lavarmi le mani. La tipa del ristorante ha cercato di spiegarmi qualcosa che lasciava intendere che il bagno fosse fuori dietro l’angolo. Quando ha visto che non capivo, ha spedito la sua collega a portarmi al bagno. Iniziamo a camminare lungo la via. Passiamo un ponte. Ne passiamo due. Al terzo ponte superato comincio a chiedermi se mi voglia rapire. A quel punto svolta a sinistra in una via buia. E lì, sul lato di un palazzo, c’è l’insegna toilette. Un bagno pubblico. Mi fa salire le scale mentre lei aspetta fuori e io, che mi sento in colpa per averla fatta camminare fin lì solo per lavarmi le mani, cerco di trattenermi almeno un pochino. Poi torniamo indietro. Durante il ritorno cerca di farmi qualche domanda, ma io non capisco niente, quindi cerco di comunicare qualcosa a gesti. Arriviamo che il cibo è già in tavola e Ricardo si chiede se mi abbiano sequestrato gli alieni.

È veramente piacevole passeggiare nella zona storica di sera. Ovunque c’è gente, luci, vita. Arriviamo fino alle mura antiche, o meglio ricostruite, che si affacciano sul fiume. Passeggiamo sul lungofiume e anche lì incontriamo gruppi di signore che ballano e gente che passeggia. Incontriamo anche gruppi di statue in bronzo che vorrei fotografare ma che non escono bene con il buio. Una bella serata.

Il lungofiume di Suzhou by night.

Giardini di Suzhou 2 il ritorno: il Giardino del Maestro delle Reti

Il nostro secondo giorno a Suzhou comincia con un’altra visita a un giardino, il Giardino del Maestro delle Reti, così chiamato perché il proprietario era affascinato dalla vita semplice dei pescatori e si riferiva spesso a se stesso come a un pescatore. Avrete già capito che ogni proprietario di giardini a Suzhou ha una sua particolare fissazione. Il giardino è uno dei più piccoli di Suzhou, ma è molto ben conservato e le sezioni sono disposte in modo da dare un’illusione di spazio. Anche qui abbiamo ritrovato le classiche formazioni rocciose, i laghi, i ponti a zig-zag, i padiglioni in legno scuro. Ci siamo forse goduti un po’ meno questo giardino, perché anche qui c’erano molte persone ed era più piccolo del precedente, quindi l’affollamento si sentiva di più. Inoltre il caldo cominciava a pesarci. È comunque molto bello, e se ci fossimo mossi la mattina presto lo avremmo decisamente apprezzato.

Nel giardino del Maestro delle Reti siamo stati avvicinati da un signore, che sembrava avere voglia di chiacchierare. Ha iniziato raccontandoci che era un insegnante e che aveva viaggiato molto in Europa, che adesso era in pensione. Ci ha regalato una mappa dei giardini di Suzhou e ha iniziato a parlarci della differenza tra giardini occidentali e giardini orientali. Secondo lui, il giardino orientale si ispira alla natura, mentre il giardino occidentale è pianificato in modo più artificiale. Io cominciavo a preoccuparmi che volesse attaccarsi a noi per il resto della giornata. A un certo punto si è fermato e ci ha chiesto se avessimo domande. Noi abbiamo declinato, quindi ci ha salutato e se n’è andato. Magari era davvero un professore in pensione che arrotonda facendo da guida ai turisti, o magari uno di quegli imbroglioni su cui ho consultato un’enorme mole di informazioni prima di partire. In ogni caso, con noi non ha insistito, quindi preferisco non pensare male.

Il Giardino del Maestro delle Reti, con i tipici padiglioni e laghetti.

Informarsi su tutti le possibili lati negativi o problemi potenziali che si possono incontrare in un paese può avere l’effetto di creare una piacevole sorpresa quando, come è successo a noi, non capita niente di male. Allo stesso tempo se non teniamo sotto controllo le nostre ansie o se non abbiamo fiducia di poter gestire anche le situazioni negative, rischiamo di diventare diffidenti e paurosi. È una linea sottile quella tra essere preparati ed essere paranoici.

Tongli, il villaggio sui canali

Canali, barche, ristoranti e negozi vicino all’acqua: la zona turistica di Tongli

La nostra tappa principale durante il secondo giorno a Suzhou è un villaggio sull’acqua chiamato Tongli. Ci sono diversi modi per arrivarci, non tutti chiarissimi, alla fine optiamo per la metro dalla stazione dei treni. Prima di prenderla, pranziamo, ancora una volta alla stazione, ancora una volta meglio che altrove. La metro ci mette un’ora a portarci a Tongli. Il villaggio in realtà è immerso nella città, quindi sembra più un grande quartiere preservato. Per entrare si paga il biglietto, che comprende una visita a una serie di residenze storiche. L’insieme trasmette una sensazione strana: ci sono negozi e ristoranti dall’aria turistica, ma quando iniziamo ad addentrarci scopriamo anche qualche zona solo di abitazioni abbastanza modeste.

A Tongli, come in tanti altri posti in Cina, si percepiscono contrasti continui. Turistico e locale, costoso e modesto convivono fianco a fianco. La maggior parte delle persone si concentrano nelle zone più ristrutturate del villaggio, non vediamo nessun turista quando ci inoltriamo più all’interno, e anch’io mi sento a disagio, mi sembra di guardare nella vita delle persone come nella teca di un museo. Nel complesso il posto è un piccolo gioiello, ricco di canali ed edifici antichi o ricostruiti, ed è molto piacevole passeggiare. Le residenze sono lo stesso interessanti da visitare, ma dopo un po’ le immancabili scale cominciano a stancarci. Inoltre quando arriviamo alla terza o quarta visita, iniziano a sembrare tutte uguali. Alcune sono ben tenute, altre piuttosto trascurate, alcune hanno un intero piano trasformato in negozio di souvenir estremamente pacchiani. Insomma, la qualità varia.

Da un ponte, ci godiamo in pace una vista delle case in una zona abitativa di Tongli.

L’edificio che ricordo con più interesse, e che purtroppo abbiamo visitato verso la fine del pomeriggio quando eravamo già stanchi è una residenza adibita a esposizione permanente della collezione di dipinti del suo proprietario. Si tratta però di dipinti molto particolari. Il proprietario era appassionato di geologia e i dipinti sono esemplari incorniciati di una roccia particolare, chiamata dendrite. Come chiunque sia stato traumatizzato da abbia fatto il classico sa, questa roccia deve avere a che fare con gli alberi. Infatti, la sua particolarità è quella di erodersi in modo da creare forme di foglie o alberi o paesaggi. I quadri esposti sono divisi per stagioni ed è incredibile osservare le fini nervature e convincersi che si tratta di roccia. Purtroppo ovunque è pieno di moscerini, anche dentro le cornici, e l’illuminazione non è delle migliori. La collezione è comunque impressionante.

Uno dei quadri di dendrite che mi hanno colpito di più. Non sembra un bosco in tempesta?

Abbiamo lasciato il villaggio poco dopo le cinque, quando le attrazioni hanno iniziato a chiudere. Un’altra ora di metro, e purtroppo di aria condizionata che mostrerà le sue conseguenze nei giorni seguenti, e di nuovo al centro. La nostra passeggiata dell’ultima sera a Suzhou non differisce molto da quella precedente, però questa volta per cena abbiamo trovato un ristorante fuori dall’area turistica, dove io ho mangiato un notevole riso fritto. Abbiamo poi passeggiato lungo il ponte che porta alla zona moderna di Suzhou, e di nuovo sul fiume e tra i canali. Abbiamo preso dei dolci da una bancarella vicino all’ostello, e io mi sono sentita estremamente crudele a mangiare un pinguino dall’aria adorabile. Per il resto, preparativi per la partenza e a letto.

Assassina! (Però era veramente buono)

Domani mattina presto ci aspetta il treno per Hangzhou.

Classe 1988, dalla Sardegna alla scoperta del mondo. Probabilmente ho imparato a leggere e a scrivere prima che a parlare. Le mie abilità sociali sono di recente sviluppo. Nella vita reale, sono una traduttrice freelance, faccio parte di un'associazione di cinema, racconto viaggi, storie e notizie internazionali e mi concentro nella ricerca del risotto perfetto. La multipotenzialità è un vizio di famiglia.
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