Shanghai: porcellane e passeggiate | Diario di viaggio Cina

Dopo la nostra mattinata di sudore e spese ad Hangzhou, partiamo in treno per Shanghai. Arriviamo verso le cinque e io, che sto ancora male, impongo poco democraticamente un taxi. Ricardo non è contento, perché la stazione si trova un po’ fuori dal centro e ha una metro vicino, ma io non ce la faccio a trascinare valigie avanti e indietro, e insisto. Ci metteremo due ore a raggiungere il nostro ostello, di cui 45 minuti stazionari nel traffico. Alla fine il tutto ci costa 100 yuan, quindi non è così male. Arrivare in taxi ha inoltre l’effetto collaterale di farci avvicinare alla città lentamente (a volte proprio fermi). Scopriamo il paesaggio di palazzoni delle periferie, poi a poco a poco il taxi entra sempre di più nel tessuto urbano, fino a portarci nel nostro quartiere.

L’ostello è uno dei più belli del nostro viaggio, decisamente un sollievo dopo il cubicolo di Hangzhou. Un altro sollievo è il tempo. Nuvoloso, con pioggerelle occasionali e temperatura poco sotto i venticinque gradi. Non sono mai stata così felice di trovare un tempo di merda. Niente più aria condizionata in camera, niente più litri di sudore e lavare i vestiti ogni giorno perché si inzuppano. Sto ancora male, ma sono felice.

Ci sistemiamo un po’ in camera, e usciamo per cena. Mangiamo in un ristorante di noodles vicino dove ordinare sarà molto difficile perché non ci sono né parole in inglese né foto nel menu, e quando indichiamo qualcosa sul foglio la cameriera sembra decisa a negarcelo ogni volta. Riusciamo infine a farci dare due ciotole di noodles e un  piatto di carne. La carne è nuovamente dolciastra e le ciotole di noodles non potrebbero essere più diverse tra loro: una è piccante e l’altra piuttosto insipida. Mangiamo a turno alternandole, e così l’esperienza migliora un po’. Una volta finito, facciamo un giro intorno al quartiere. Io pongo la mia seconda richiesta della giornata, una tappa da Burger King. Ricardo pazientemente mi asseconda, e una porzione di patate fritte mi rimette in sesto. A volte basta poco. Torniamo in ostello e la nostra giornata in bilico tra due città finisce qui.

Rompere le scatole alle statue di passaggio.
Scusi mi riparo un attimo, sa, piove.

Innamorarsi delle porcellane al Museo di Shanghai

Il giorno dopo piove, quindi usciamo attrezzati con ombrelli e giacca impermeabile. Destinazione Museo di Shanghai, il primo museo da che siamo in Cina, e anche in effetti l’unico.

Il Museo di Shanghai è focalizzato su arte e storia cinese. Arriviamo e, dopo la solita trafila di controllo, ci ritroviamo all’interno dell’atrio. Non si vedono biglietterie, solo le scale che portano alle sale, il guardaroba e i bagni. Ci illudiamo per un attimo che il museo sia gratuito, ma al guardaroba l’arcano viene svelato: la biglietteria è in un angolo prima dei controlli di sicurezza. Ricardo perciò esce a prendere il biglietto mentre io lo attendo nell’atrio. Per fortuna non gli fanno ripetere i controlli.

Risolto questo piccolo inconveniente, iniziamo la nostra visita. Le sale sono organizzate in modo peculiare, per forme d’arte, direi quasi per materiale. La prima che visitiamo è la sala del bronzo, che contiene reperti antichissimi. Ciò che ci colpisce di più sono i vasi e le ciotole, che sono decorati con profondi rilievi, spesso presentati come “maschera di animale” dalle audioguide. Ci concentriamo finché gli occhi non ci si incrociano, ma fatichiamo a vedere animali in queste linee a zig zag.

Animali, animali ovunque! qui perlomeno si vedono.

Passiamo poi alla sala delle sculture, dove il soggetto prevalente sembra essere ancora una volta Buddha. Nella zona più recente, le rappresentazioni di Buddha diventano estremamente complesse e includono spesso più di una persona. Mi vengono in mente per analogia le nostre pale d’altare, con la differenza che queste rappresentazioni sono più piccole e ornate con fregi e motivi naturali. I personaggi inoltre hanno un’aria ieratica e impassibile, non sono presenti raffigurazioni di sofferenza o sacrificio. Comunque sia, le sculture sono molto belle.

Uno dei gruppi scultorei più numerosi.

La sala di cui ci innamoriamo viene subito dopo le sculture: la sala della porcellana. Tutti conoscono per fama le porcellane cinesi, ma spesso non si realizza quanto questa arte sia antica. Prendiamo come esempio il celadon, una tipologia particolarmente raffinata che richiede una lavorazione complessa. Per citare Wikipedia:

Il celadon fu inventato dai vasai cinesi della regione di Yue nel II secolo, ma già verso il 1250 a.C le cotture di certi vasai cinesi potevano raggiungere i 1.200 °C, temperatura che consentiva di produrre della materia vetrosa, quando le ceneri incandescenti della legna o dei vegetali utilizzati come combustibile ricadevano sulle superfici degli oggetti lavorati al momento dell’uscita dal forno, facendo apparire un rivestimento impermeabile, traslucido e brillante.

I vasi costruiti in questo materiale hanno un aspetto liscio quasi liquido, e spesso un colore azzurro-verde etereo. E sono solo una delle tante manifestazioni artistiche della porcellana cinese che è il tesoro principale del Museo di Shanghai. Né io né Ricardo siamo particolarmente appassionati di vasi o ceramica, ma entrambi eravamo meravigliati dalla bellezza indescrivibile di queste opere.

Il museo è molto buio e non è facile fare foto. Però questo vaso rende bene l’idea dell’effetto suggestivo del celadon.

Successivamente visitiamo la sala delle monete, della scrittura e delle minoranze, che però dopo le porcellane sono destinate a lasciare poco il segno. Nella sala delle monete mi incuriosisce la forma dei primi esemplari, quasi ad ascia. La sala delle minoranze è interessante, ma vedere i costumi di zone come il Tibet mi lascia sensazioni un po’ contraddittorie, quasi sgradevoli.

L’ultima sala che visitiamo è quella della giada, un’altra arte molto raffinata. La giada in Cina ha numerosi significati simbolici: rappresenta ricchezza e benessere, ma anche perfezione morale. Gli artefatti in giada ricordano una via di mezzo tra il vetro e la ceramica.

Ci stiamo godendo quest’ultima sala, quando arriva l’orario di chiusura, annunciato con una sirena degna di un bombardamento. Subito dopo gli uscieri iniziano, letteralmente, a “uscire la gente”, vale a dire che entrano in massa nelle sale e ci cacciano nelle scale. Scendendo ci ritroviamo letteralmente immersi in un fiume di gente che cerca di dirigersi verso l’uscita, con gli uscieri (mai visti così tanti tutti insieme) appostati come soldati fuori dalle sale. Rapido, per carità, ma piuttosto fastidioso. Quindi se posso darvi un consiglio, andate al Museo la mattina.

Maschera in giada, una delle ultime foto prima che ci “uscissero”.

Cibo e serate a Shanghai, impressioni ed esperienze

La nostra serata di sabato a Shanghai è molto tranquilla. Dopo il museo facciamo un giro verso il Bund e camminiamo sul lungofiume. Il tempo è pessimo e i grattacieli sono immersi nelle nuvole, una visione suggestiva. Passeggiamo poi in Nanjing Road, e osserviamo accendersi le luci e la strada piena di vita.

Nel complesso Shanghai rimarrà una città che avrò l’impressione di non aver capito, o di aver visto in modo troppo superficiale. Una città dall’aria recente, cosmopolita e commerciale.

Di fronte al Bund, la zona degli affari di Pudong immersa nelle nubi.

A cena ci infiliamo in un barbecue giapponese vicino al nostro ostello che ci sorprenderà in positivo: mangiamo fettine, e proviamo anche il cuore e il diaframma, anch’essi a fette. Il posto è tranquillo, essendo tardi ci siamo solo noi e una coppia di francesi che ordinano carne per quattro o cinque persone. Una serata di relax.

Vale la pena di fare un piccolo flashback sul nostro pranzo di oggi. Abbiamo mangiato alla stazione della metro di Piazza del Popolo, che al suo interno ha un dedalo di negozi e ristoranti, è quasi un centro commerciale. Il nostro pranzo è stato lauto e soddisfacente e accompagnato da un dessert che abbiamo trovato anche a Suzhou e che io sospetto, anche se mi mancano conferme, siano polpette di taro. Beviamo anche dei succhi così colorati che paiono radioattivi, e molto gustosi.

Vicino al nostro tavolo si svolge un piccolo dramma. Un gruppo di amici è seduto a mangiare e una coppia inizia a litigare. Le voci si alzano e il ragazzo si sposta la sedia lontano dal tavolo e rimane lì immusonito al cellulare. Ogni tanto il litigio riprende a distanza con urla e gesti aggressivi. Un amico dall’aria rassegnata va avanti e indietro tra i due, non capisco bene se stia mediando o li stia aizzando. Il siparietto si chiude con la coppia che, per quanto palesemente scocciata, torna a sedere allo stesso tavolo. Nessuno intorno pare far loro caso, a parte me.

Ancora porcellana, perché sì. Questo vaso è piccolo quanto una mano ed è il mio preferito.

Domenica a Shanghai: gli amici che incontri on the road

A volte viaggiando in coppia ci si sente soli, chiusi nelle proprie dinamiche e nel proprio modo di vivere il viaggio. Per questo fa piacere incontrare amici per la strada, idealmente amici del posto che possono portarti in giro e regalarti il loro punto di vista interno. A Shanghai la domenica noi incontriamo Hong, il vecchio supervisore di dottorato di Ricardo. Ci troviamo dopo pranzo, dopo una mattina che Ricardo ha passato in giro per la Concessione Francese e io ho passato in ostello a cercare di riprendermi dai mille malanni che mi affliggevano fin da Hangzhou e che finalmente oggi decido di attaccare con il Bentelan, decisione che svolterà la vacanza. Ma basta divagare sui miei accidenti.

Incontriamo dunque Hong, e il suo primo commento è “fantastico, avete proprio scelto una zona tradizionale per alloggiare! Questo quartiere avrà almeno cinquant’anni!”. Scopriamo così che Shanghai è piuttosto recente rispetto ad altre città cinesi, e come molte altre città cinesi soggetta a continui rinnovamenti, quindi è difficile che i quartieri conservino a lungo lo stesso aspetto.

La domenica diventa un giorno di intense camminate, perché Hong è deciso a mostrarci tutte le attrazioni principali: la nostra prima destinazione sono i mercati all’interno della Concessione Francese, molto apprezzati dai turisti in cerca di souvenir o di marche taroccate. Il posto è pieno di gente, e siccome si tratta di viuzze abbastanza strette, ci muoviamo piano e facendo slalom. I negozi però sono molto interessanti, e alcuni decisamente bizzarri.

Non sono carine queste flebo? Una delle amenità che si trovano al mercato della Concessione Francese

Dopo questa passeggiata, Hong ci porta a vedere il giardino del Mandarino Yu. Ho l’impressione che visitiamo però solo l’esterno, di fatto una passerella/ponte che gira intorno a un laghetto accanto a un edificio a pagoda. Il paesaggio del giardino sembra molto bello, ma è pieno di gente anch’esso. La domenica la presenza di folle ovunque ci rende forse un po’ svogliati nelle visite. Dopo questa visita torniamo verso il Bund, questa volta però Hong ci porta dall’altra parte, nella zona dei grattacieli di Pudong. Non saliamo in cima, ma la giornata è meno coperta di ieri e riusciamo dunque ad apprezzare meglio la visione imponente di questi palazzi.

Ricardo e Hong sono molto impegnati ad aggiornarsi a vicenda. Vedo che Hong parla soprattutto di lavoro, e si capisce che è il centro gravitazionale della sua vita. Racconta della sua vita in Cina e negli Stati Uniti. Hong ha vissuto molto a lungo negli States e descrive le due esperienze come antitetiche sotto molti punti di vista. Gli chiedo cosa gli manchi di più degli USA. Mi risponde “lo spazio. Quando vivevo lì avevo una casa con un giardino. Qui sto in appartamento, una casa come quella a Shanghai costerebbe milioni”.

Il giardino Yu, con il serpente di gente che si snoda sulla passerella.
La Oriental Pearl Radio & Television Tower a Pudong. Si può salire, ma noi l’abbiamo osservata da terra.

Hong ci porta poi a cena in un ristorante. Appena entriamo io comincio a calcolare mentalmente il conto: questo posto è totalmente diverso da quelli che normalmente frequentiamo noi in viaggio. È enorme, con alti soffitti, luci soffuse (problematiche per le foto) e camerieri in divisa. Lasciamo ordinare a Hong, che decide di farci provare qualche piatto tipico e ordina circa una mezza dozzina di cose diverse. A quanto capisco, qui è normale ordinare tanti piatti diversi quando si mangia con amici, e di fatto non esiste un piatto principale e dei contorni, tutto viene mangiato insieme. Per me che apprezzo la varietà durante i pasti è l’ideale. Tutto è delizioso, ma rimango particolarmente colpita da un piatto di radici di loto e da un pesce tenerissimo. Alla fine della cena Hong insiste per offrire. Per tutta la giornata non ci ha permesso di pagare niente, né taxi, né metro, né caffè e adesso nemmeno la cena. Siamo commossi.

Il pesce è tenerissimo e l’impiattamento è quantomeno interessante!
Quel piattino di radici di loto è cibo degli dei.

Hong ci accompagna anche in ostello in taxi e ci saluta. Come ho detto, è bello a volte uscire dal ritmo del viaggio e incontrare persone lungo la strada. La nostra domenica a Shanghai finisce qui.

Shanghai-Pechino: una partenza movimentata

Il nostro ultimo risveglio a Shanghai è stato pigro: ci siamo alzati tardi e abbiamo fatto check out solo alle undici. Abbiamo poi lasciato le valigie in ostello per fare un ultimo giro della città. Decidiamo di dirigerci verso la Concessione Francese, di cui io non ho visto nulla se non il mercato. Non è appariscente come me la aspettavo: alcune case hanno una forma effettivamente occidentale, ma il caos di motorini, bici e cavi appesi le cala comunque in un’atmosfera inconfondibilmente cinese. Torniamo al mercato di ieri, e scopriamo che di lunedì è molto più vivibile. Facciamo qualche acquisto, tra cui un paio di ventagli, e ci accorgiamo di essere in ritardo. Dobbiamo prendere il treno proiettile per Pechino. Dobbiamo anche recuperare le valigie in ostello. Dannazione.

Fugaci sprazzi della Concessione Francese prima di correre in stazione.

C’è un motivo per la nostra ansia: tutti i treni per Pechino nei prossimi quattro o cinque giorni sono sold-out, per cui se perdiamo questo rimarremo bloccati a Shanghai. O dovremo cercare un volo interno, una prospettiva meno che allettante. Perciò iniziamo a correre.

Torniamo all’ostello. Siamo tanto in ritardo che Ricardo scatta in avanti, recupera le valigie e ci incontriamo a metà strada fra ostello e metro. Corriamo anche attraversando la strada, tanto che io rischio di essere messa sotto da una moto che come tutte le altre non si ferma al verde dei pedoni. Il motociclista borbotta un probabile insulto e io gli sparo un sentito “vaffanculo” continuando a correre con la valigia.

Siamo in metro. Le fermate scorrono. Arriviamo alla fermata prima della stazione, la metro si ferma e tutti scendono. Scendiamo anche noi, talmente stravolti e confusi che io cammino sul piede di uno e non ho idea di come scusarmi. Sudiamo freddissimo. Poco dopo arriva un’altra metro, ci reinfiliamo dentro e finalmente arriviamo in stazione. Un quarto d’ora al nostro treno. Corriamo nella stazione, non investiamo gente per miracolo. Non ho memoria di come passiamo i controlli. Ma arriviamo al treno. Saliamo sul treno. Ci sediamo. Ci rialziamo a spostare le valigie, perché sono messe male. Ci risediamo. Io mi fondo con il sedile per le quattro ore successive.

Si torna a Pechino.

Ciao Shanghai!

Classe 1988, dalla Sardegna alla scoperta del mondo. Probabilmente ho imparato a leggere e a scrivere prima che a parlare. Le mie abilità sociali sono di recente sviluppo. Nella vita reale, sono una traduttrice freelance, faccio parte di un'associazione di cinema, racconto viaggi, storie e notizie internazionali e mi concentro nella ricerca del risotto perfetto. La multipotenzialità è un vizio di famiglia.
2 comments
  1. Ma quelle flebo cosa diavolo contenevano?! O_O

    1. A saperlo! :-p Credo fossero succhi o comunque bevande colorate!

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