7.Il Parco Mavrovo, la chiesa sommersa, I dervisci e l’arrivo a Skopje.

La meta ultima della nostra giornata è Skopje. Abbiamo letto in merito alla capitale della Macedonia parole come grandiosa, folle e neoclassica, non ce la riusciamo ad immaginare.
Dato che ci fermeremo per due notti e avremo quindi modo di girare con calma approfittiamo di questa giornata per visitare un po’ di luoghi presenti lungo il nostro cammino.
Prima tra tutti la chiesa sommersa…
Seguiamo il consiglio del ristoratore conosciuto la sera precedente e progettiamo un itinerario che passi per il parco Mavrovo.

E’ il più grande della Macedonia oltre ad essere una riserva per specie rare di animali e piante.
La strada che lo attraversa è particolarmente piacevole da fare in moto, tutta curve, anche se un po’ desolata… quando ci fermiamo a fare benzina in uno dei rari distributori mi trovo a tu per tu con la toilette della celebre scena del film Trainspotting ( se non lo conoscete immaginate un bagno non lavato per circa 6 o 7 anni) incontro che fortunatamente si rivelerà essere l’unico negativo di questa incredibile giornata.
La chiesa sommersa ovvero la chiesetta di San Nicola che data l’estate secca e torrida quando arriviamo non è affatto circondata dal lago ma, ben lontana dalle sue sponde, si lascia guadare da vicino.
Con aria circospetta sbirciamo le pareti consumate dall’acqua e l’interno diroccato, facciamo qualche foto, poi risaliamo in sella al destriero a motore.

La sera prima ho letto su internet che a Tetovo c’è una splendida moschea da visitare, mi sono salvata le coordinate GPS e, sicuri del fatto nostro le inseriamo nel navigatore.
Già al nostro arrivo quella che ci troviamo davanti non sembra affatto una moschea decorata con splendidi dipinti e men che meno sembra il più turistico angolo di Tetovo ma non ci arrendiamo e dato che la porta è aperta e c’è un parcheggio entriamo in moto in questo complesso che scopriremo essere l’Arabati Baba Tekke uno dei più bei monasteri Bektashi di tutta Europa.
Arriviamo durante la preghiera e io scapperei subito per non disturbare, siamo gli unici turisti, giriamo per questo bel parco e sbirciamo l’eterno degli edifici.
Il complesso risale alla fine del 1500 ed è splendido.


Quando Davide si allontana un attimo per andare alla toilette io vengo fermata da un signore grande e grosso con occhiali da sole che di primo acchito mi pare minaccioso.
Sa qualche parola di Italiano ed è divertito dalla nostra presenza, è estremamente gentile ci dice di fare pure un giro e di aspettare la fine della preghiera per parlare con il leader.
Scopriamo che proprio la sera prima il Milan ha battuto la squadra locale 6 a 0… sarà il must della giornata, ci sentiremo chiedere un sacco di volte se siamo tifosi di calcio e al nostro diniego ci sentiremo comunque dire tra mille risate che 3 potevano anche bastare non era necessario arrivare a 6!
Alla fine della preghiera si avvicinano anche altri signori si presentano, in molti parlano benissimo l’Italiano, sono a casa per le vacanze, un ragazzo ha un fortissimo accento Veneto, ci invitano a bere qualcosa con loro, noi decliniamo, proviamo a visitare il luogo. Ci conducono dal monaco derviscio, un signore alto con la barba lunga e l’aria autorevole.
Parla un poco di ogni lingua, anche della nostra, ci dice che da giovane ha lavorato nei campi del Sud Italia prima di tornare a casa. Ci offre una caramella e ci parla dell’incontro tra il loro leader spirituale e il Papa, ci spiega che l’islam dei Bektashi è un islam ospitale e meno rigido. Ci porta a vedere le tombe presenti nel complesso e ci fa dare una sbirciata all’interno dell’edificio.
È un incontro interessante e surreale perché non avremmo mai trovato questo luogo (pure presente su tripadvisor ma con solo 20 recensioni e nessuna in Italiano) se un blog francese non avesse riportato le coordinate sbagliate.
Quando usciamo dal monastero decidiamo di fermarci a mangiare qualcosa che Skopje non è dietro l’angolo e non mettiamo sotto i denti nulla dalla sera prima, in centro c’è un posto che fa burek e non resistiamo.
Se questa torta salata, che abbiamo imparato ad apprezzare già dal nostro primo viaggio nei Balcani è saporita come sempre, la limonata che pure si beve a fiumi in Croazia, Serbia e Montenegro in Macedonia è un po’ diversa.
Un liquido liscio fresco e caramelloso dal colore giallo evidenziatore e dal sapore di caramella della nonna la fa da padrone, è dissetante e chimica, e noi continuiamo imperterriti a berla.
Non passa molto tempo che un signore poco più grande di noi ci offra un caffè, nella vita non mi è mai successo prima che uno sconosciuto seduto ad un altro tavolo mi regali un caffè, lo invitiamo a sedersi incuriositi, ringraziandolo un po’ titubanti, non avremmo voluto accettare ma ci fa capire che se non beviamo con lui si offende.
Parla poco Italiano, è un appassionato di calcio, ha anche giocato da ragazzino, in una squadra importante, ora fa l’autotrasportatore ci dice orgoglioso mostrandoci un enorme camion parcheggiato un po’ distante.
Non parla Italiano, ci capiamo con qualche parola presa in prestito da lingue conosciute male da tutti e a gesti.
Almeno finché lui non invita al nostro tavolo alcuni amici di passaggio che parlano un po’ di Italiano, si ferma a bere un caffè un signore che abita all’Aquila e ci presenta i suoi figli, e un altro e che passa solo a salutare, poi ha una festa ed è già in ritardo.
La scena è surreale, sono tutti gentilissimi, ci chiedono se vogliamo qualcosa da bere, tentiamo di offrire noi per sdebitarci, non vogliono,siamo perplessi; poi il signore che parla bene l’Italiano ci dice che alla fine è come se fossimo un po’ ospiti, fa piacere vedere che veniamo dall’Italia a vedere quando è bella la Macedonia, e io mi sento in colpa, perché sono diffidente e perché non avrei mai fatto la stessa cosa se avessi incontrato loro in Italia.
Dopo più di un ora ci salutiamo, ci dicono che a Tetovo abbiamo ancora da vedere la Moschea Decorata e ci spiegano dov’è. Ce ne andiamo commossi da tanta gentilezza.
L’arrivo a Skopje è rocambolesco, ci infiliamo per sbaglio in un mercato periferico, coloratissimo, denso di colori e odori, così intenso che sembra uscito da un film.
Abbiamo appuntamento con la nostra affittuaria davanti all’ Holiday Inn, quando ci arriviamo una signora scende da un taxi solo un istante per dirmi di seguirli, finalmente posso urlare a Davide nel casco “ segui quella macchina!” e nel traffico caotico di Skopje all’ora di punta sembra davvero la scena di un poliziesco americano.
L’appartamento è enorme, pulitissimo, dotato di tutti i comfort ed estremamente vicino al centro, la moto resta in strada ma la signora ci rassicura :“Non temete è un posto molto tranquillo non avrete danni”.
Skopje la vedremo solo alla sera davvero, sfavillante e grandiosa, ancora non ce la possiamo immaginare.

Sognatrice, aspirante scrittrice, gattofila, convinta viaggiatrice, fotografa pasticciona con una passione sconsiderata per il cinema e per le lettere, quelle vere, scritte a mano. Da che mi ricordi amo raccontare storie, andare in moto, vagare e fare troppe cose nello stesso momento.
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