Pechino parte uno: l’arrivo e la Città Proibita | Diario di viaggio Cina

Oggi comincia il nostro diario di viaggio sulla Cina, quindi in un certo senso ricomincia il nostro viaggio. Arriviamo a Pechino. 

Il mio primo ricordo di Pechino dopo essere scesi dall’aereo sono le macchine per le impronte digitali. Si trovano poco prima dei controlli del visto e nel nostro caso erano piene di gente in fila. Molti sembravano avere difficoltà a farle funzionare, e in effetti anche noi. La pratica consisteva nello scansionare il passaporto con il visto e successivamente poggiare le dita, prima i pollici e poi il resto, su un altro scanner. Ci sono voluti diversi tentativi prima di trovare una macchina che funzionasse. Siamo comunque riusciti a ottenere la ricevuta e ci siamo diretti verso la fila successiva: i controlli del visto. Anche lì una marea di persone ovviamente, tra cui enormi gruppi di viaggio e famiglie a cui mancavano documenti, ma nel complesso gli operatori umani sembravano molto più efficienti di quelli informatici. Ci hanno controllato, fotografato e lasciato passare. Benvenuti in Cina.

Recuperati i nostri bagagli e trovata l’uscita, la prima cosa che abbiamo fatto è stata cercare l’ufficio delle sim card per procurarci un numero cinese e l’accesso a una connessione dati. Non era molto visibile, per cui abbiamo dovuto chiedere a un banco informazioni, ma una volta raggiunto, la procedura è stata rapida ed efficiente. Mi hanno dato una scheda con un numero, proposto una tariffa, fatto un’altra foto più scansione del passaporto (in Cina il passaporto serve praticamente per TUTTO), inserito la scheda nel telefono, testato la connessione e le chiamate, e ciao. 

La prima foto in Cina fuori dall’aeroporto: bella atmosfera, no?

L’arrivo a Pechino: un primo impatto grigio 

Dall’aeroporto all’hotel ci siamo mossi in treno e metro. Atterrando intorno alle dieci, di fatto siamo arrivati all’hotel quasi all’orario di check-in, alle due meno un quarto. È stato tra l’altro l’unico alloggio dove ci abbiano fatto aspettare fino all’ora precisa per entrare in camera. Paradossale, dato che in diversi altri posti siamo arrivati la mattina o comunque ore prima del check-in. In ogni caso ci siamo svaccati sui divani all’ingresso e dopo un po’ siamo comunque riusciti a entrare in camera. Il resto della giornata è passato combattendo l’abbiocco assassino e litigando con il mio account WeChat che per qualche strano motivo mai chiarito è stato bloccato dopo appena un’ora dall’essere aperto. Dopo un po’ ho semplicemente lasciato perdere, e ho comunicato – con parsimonia – via WhatsApp per il resto del viaggio, usando il vpn (santo subito!).

Siamo usciti a un certo punto a fare una passeggiata, e siamo finiti a camminare lungo la Città Proibita. Era ormai sera, e si percepiva un’atmosfera profondamente decadente. Il cielo, grigio come il coperchio di una pentola al nostro arrivo, era diventato un mantello viola scuro. La silouhette della Città Proibita si stagliava, nero vellutato contro il viola. L’acqua sembrava lo stesso violacea con qualche riflesso verde. Nell’aria si respirava un odore che mi ha ricordato i tombini delle fogne. Non ha senso negarlo, in quel momento avrei preferito essere in qualunque altro posto fuorché a Pechino. Eravamo confusi, stanchi e si stava facendo tardi. Abbiamo raggiunto un angolo con il muro ricoperto di fiori, la cui vista mi ha un po’ consolato. Alla fine siamo tornati in hotel senza neanche trovare un posto per mangiare. Io in realtà non avevo nessuna fame, e mi ricordavo ancora la reazione tremenda del mio stomaco alla prima sera di cibo coreano. Abbiamo mangiato dei biscotti portati da casa come scorta d’emergenza, e così è finito il primo – mezzo – giorno a Pechino.

La mia prima foto scattata con la macchina fotografica in Cina: la Città Proibita di notte.

La Città Proibita: storie di animali, concubine e guide elettroniche

Il secondo giorno a Pechino era anche l’ultimo di questa prima tappa. La sera infatti avevamo in programma il treno notturno per Xi’an. Arriva quindi il momento della nostra prima visita in Cina. La nostra prima destinazione: La Città Proibita. Ci siamo avviati abbastanza presto la mattina, c’era molta gente ma pochissima fila, e abbiamo scoperto qualcosa di nuovo: i biglietti caricati direttamente sul nostro passaporto. Anche le guide audio meritano un discorso a parte: quelle della Città Proibita (e anche quelle del Palazzo d’Estate in realtà) funzionano con un GPS; i frammenti di spiegazione partono dunque in automatico mentre si cammina per la struttura. Abbiamo dovuto cambiare le nostre tre o quattro volte prima di trovarne che funzionassero bene, ma è valsa la pena e le consiglio davvero.

Girando per la città, incappiamo in due ragazze in costume tradizionale. Il contesto è perfetto!

La giornata era di nuovo grigia e opprimente, ma nemmeno il tempo è riuscito a rovinare la nostra impressione della Città. È magnifica, imponente, immensa. Prima che chiudesse alle cinque siamo riusciti a visitarne forse due terzi. Le guide raccontano molto della storia e architettura della Città, ma quello che mi ha colpito di più sono le storie, soprattutto quelle delle concubine. Una in particolare l’ho segnata sul mio diario. Ovviamente non ricordo neanche un nome.

Un principe voleva tanto bene a una delle sue balie che quando diventò imperatore la promosse a concubina di alto rango. Lui aveva allora sedici anni e lei trentatré. Ebbero un figlio che morì piccolo e lei non ne ebbe più altri. Cominciò così a far abortire tutte le altre concubine di nascosto, ogni volta che restavano incinte. L’imperatore cominciava a preoccuparsi dell’assenza di eredi (magari chiedere informazioni in giro? No?). A un certo punto l’imperatore incontrò una bibliotecaria e passò la notte con lei (nella biblioteca?). La donna rimase incinta, e la concubina lo venne a sapere, la fece perciò prelevare per farla abortire, ma una delle dame di compagnia decise di intervenire, e mentì alla concubina dicendo che in realtà il gonfiore alla pancia era un tumore. La bibliotecaria riuscì perciò ad avere il figlio, un maschio, e lo nascose.

Cinque anni dopo l’imperatore si disperava sempre per la storia degli eredi, e la dama di compagnia si decise a rivelare che sì, uno c’era. L’imperatore ne fu felicissimo e portò mamma e bambino a vivere nel palazzo, il che non fu una mossa molto intelligente, almeno per la povera bibliotecaria che venne immediatamente assassinata dalla concubina. Il bambino inspiegabilmente riuscì ad arrivare all’età adulta e diventò imperatore, e magari più bravo del padre a scegliersi concubine senza manie omicide.

Di storie come questa ce ne sono molte, e in gran parte sono sicuramente leggende, però è molto suggestivo camminare fra i corridoi della città e immaginare come possano aver vissuto gli uomini e le donne qui. Gli eunuchi che diventarono una delle classi più potenti dell’impero; gli imperatori isolati, a volte potenti a volte puro strumento di intrighi di palazzo; le concubine, alcune sfortunate come la bibliotecaria altre ambiziose e forti; il personale di cui la guida non parla granché.

All’interno della Città Proibita si trovano padiglioni coloratissimi immersi nel verde

Insieme alle storie, sono molto interessanti i significati e simbolismi legati all’architettura della Città Proibita. Per esempio, gli edifici sono disposti secondo i principi del Feng Shui, con quelli più importanti orientati verso sud per onorare il sole.  Inoltre, si trovano ovunque statue o raffigurazioni di animali, alcuni reali altri mitologici. Se alzate lo sguardo dalle sculture più grandi e vi soffermate sui tetti a pagoda, scoprirete che ogni angolo presenta una serie di animali in fila indiana, con qualche variazione. Questo tipo di decorazione era permessa solo su edifici ufficiali, e il numero di animali cambia a seconda dell’importanza del posto. Ovviamente nella Città Proibita si trova l’edificio con il numero più alto di animali (la Sala della Suprema Armonia, perché lo sappiate), e altrettanto ovviamente io ne ho fotografato un altro. Pollaggine. Succede. Il primo individuo della fila non è un animale, ma un uomo che cavalca una fenice, e dietro di lui un numero dispari di guardiani: drago, fenice (una non bastava), leone, cavallo divino, cavallo marino. L’effetto generale una volta che si cominciano a notare le bestie è che la Città Proibita sia un incrocio tra Notre Dame e uno zoo di fantasia. 

Gli animali simbolici sull’angolo della pagoda, insieme all’omino sulla fenice (o gallo, non è sicuro).

Infine mangiamo!

Il nostro primo giorno in giro per Pechino è stato anche la nostra introduzione al cibo cinese in Cina. Siamo arrivati alla Città Proibita con una mezza colazione di biscotti alle spalle, e decisamente affamati. Qui abbiamo scoperto per la prima volta come all’interno di qualsiasi attrazione cinese ci siano sempre bancarelle o baracchini che vendono cibo e bevande. Sovrapprezzati ovviamente, ma nell’emergenza della fame il nostro primo, decisamente imbarazzante, pranzo cinese sono stati noodles in barattolo. Ci tenevamo a partire con qualcosa di soft, motivo per cui abbiamo accuratametne evitato i barattoli color rosso vivo che urlavano “Io brucio!” e abbiamo invece puntato su un rassicurante arancione. Aperto il barattolo, abbiamo versato una salsa al suo interno e ci siamo serviti di acqua bollente dal bollitore. Dopo una breve attesa, il primo boccone. Che bruciava. Con questa esperienza è crollata la nostra certezza di poter evitare il piccante evitando il rosso. Il primo pasto è dunque stato strano e non felicissimo. Usciti dalla città eravamo di nuovo molto affamati, ci siamo quindi fermati a un baracchino di baozi, panini di riso ripieni di carne che volevamo assolutamente provare. Finalmente cibo vero. Ne abbiamo conservati come scorta per il viaggio in treno, ed erano deliziosi anche a un paio di giorni di distanza. Il primo pasto reale in Cina è stata però la nostra cena, che inizialmente si presentava anch’essa molto improvvisata. Infatti, il primo giorno abbiamo mangiato in stazione, nell’attesa del treno notturno che ci avrebbe portato a Xi’an. Ed è stata una vera sorpresa. Le stazioni cinesi hanno spesso almeno un paio di ristoranti molto economici e molto più buoni di quanto sembrino. Di fatto, alcuni dei pasti migliori li abbiamo fatti in stazioni. 

Si è chiusa così la nostra prima breve tappa, quasi toccata e fuga, a Pechino. 

Prossima fermata, Xi’an. 

La mia deliziosa e decisamente troppo abbondante cena in stazione
Con la cena ci hanno portato una zuppa compresa!

Informazioni utili 

  • Schede telefoniche cinesi: la scheda telefonica si può comprare tranquillamente all’arrivo in aeroporto. La compagnia si chiama China Unicom. Personalmente ho pagato la scheda 200 yuan con 130 di traffico e ho avuto 2GB di internet inclusi, di cui uno per la zona di Pechino e uno per il resto della Cina. Sono comunque andata avanti tranquillamente per tutto il viaggio, perché se avessi finito i GB, i soldi nella scheda sarebbero stati comunque utilizzati in automatico per quello, e non avevo bisogno di spendere per chiamate o messaggi. Inoltre, queste schede si disattivano in automatico dopo 90 giorni dall’attivazione, quindi sono perfette per chi viaggia. 
  • Città proibita: da aprile a ottobre il biglietto costa 60 yuan e 40 yuan da novembre a marzo per via dell’alta stagione. Si tratta comunque di 8 euro al massimo, quindi a mio parere non c’è da lamentarsi. Per arrivarci occorre attraversare Piazza Tienanmen, dove sono presenti checkpoint, anche se ci è sembrato controllassero di più i cittadini cinesi degli stranieri. In ogni caso, prendetevi del tempo per arrivarci e soprattutto portatevi il passaporto, perché vi servirà per acquistare i biglietti. Potete trovare info più precise sul solito, meraviglioso sito di TravelChinaGuide.
  • VPN: Io avevo già un abbonamento attivo con NordVPN, quindi non ho fatto altro che scaricarmi l’app e partire con quello. Molti siti dedicati alla Cina vi consiglieranno ExpressVPN come l’unico che funziona sempre. Sono convinta che funzioni sempre, ma anche il mio non mi ha mai lasciato a piedi, quindi ce ne sono almeno due piuttosto affidabili tra cui potete scegliere. Scaricatelo prima di partire, perché in Cina non potrete farlo. 

Classe 1988, dalla Sardegna alla scoperta del mondo. Probabilmente ho imparato a leggere e a scrivere prima che a parlare. Le mie abilità sociali sono di recente sviluppo. Nella vita reale, sono una traduttrice freelance, faccio parte di un'associazione di cinema, racconto viaggi, storie e notizie internazionali e mi concentro nella ricerca del risotto perfetto. La multipotenzialità è un vizio di famiglia.
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