4. Gjirokastër la città d’argento.

Partiamo da Saranda più mattinieri che mai, buttiamo tutto sulla moto con l’idea di fermarci per strada a fare colazione.
La distanza che dobbiamo percorrere è minima, meno di 80km ma le tempistiche non sono brevi, secondo il navigatore oltre un ora e e mezza.
Di Gjirokastër ci colpiscono subito due cose, la bellezza del centro storico che sembra uscito da una cartolina e il nostro appartamento centralissimo economico ed enorme gestito da un signore di mezza età amante dei gatti che parla solo Albanese ma è così gentile che ci si capisce al volo.
Ci sembra di essere in una reggia, e fatichiamo ad uscire nel caldo torrido del mezzogiorno.
Decidiamo di visitare il meraviglioso castello che abbiamo visto da lontano arrivando e ci ha incuriosito a tal punto da farci rimandare la merenda che fungerà anche da pranzo e colazione.
Appena entrati ci troviamo catapultati in un’altra epoca, il corridoio principale al piano terra ospita parte del museo delle armi e, nonostante siano in gran parte moderne, la location e l’illuminazione calda e soffusa come di fiaccola gli da una parvenza antica, quasi medioevale.


All’esterno del castello invece fa bella mostra di sé un aereo militare dell’United States Air Force, catturato durante il regime comunista e posto a monumento per commemorare la lotta contro le potenze occidentali.


All’interno del complesso scopriamo esserci la tomba dei due Babe Bektashinj leader dei sufi Bektashi che rappresentano la metà dei musulmani Albanesi, di questa religione avremo modo di scoprire qualcosa in più, quasi per caso, in un’altra parte del nostro viaggio, al momento ci limitiamo a leggere che si tratta di una corrente molto moderata che pur avendo lo stesso credo dell’Islam non ne condivide molte delle regole.
Il secondo piano del castello è dedicato oltre che alle armi alla storia d’Albania è enorme difficile prestare attenzione a tutto anche se la curiosità è tanta perchè non sono vicende che conosciamo. E’ passato quasi un anno ma le due cose che più mi hanno colpito di questo vastissimo museo sono la storia della lingua che non è slava bensì è una delle più antiche d’Europa e deriva da quella illirica e da quella tracio – frigia. Ma la cosa che mi ha più impressionato è che la letteratura è stata tramandata oralmente, di nascosto, perché l’Albanese è stato per molto tempo, oltre cinque secoli. una lingua proibita!
Io che ho un amore viscerale per i libri e la scrittura rimango a bocca aperta pensando a una letteratura concepita come atto rivoluzionario.
Un’altra figura che mi ha incuriosito, ma che ha soprattutto colpito Davide, è quella di Scanderbeg eroe nazionale albanese che unì i principati locali contro l’avanzata dei turchi, vi parlerò anche di lui più avanti dato che a Kruja decideremo di vistare un intero museo a lui dedicato.
Mentre Davide si barcamena con tutte le didascalie in inglese su questo combattente io proseguo da sola e mi trovo in un lungo corridoio bianco su cui si aprono le porte di alcune piccole celle dove sono stati rinchiusi prigionieri politici durante il regime comunista.
Il vento che soffia insistente all’esterno fa cigolare le inferriate e il tutto da una sensazione di ansia e desolazione.
Mi soffermo a leggere le frasi riportate sulle pareti delle stanze e del corridoio.
Uscire al sole e all’aria, lontano da quel luogo che ha racchiuso tante sofferenze è un vero sollievo, ci fermiamo a guardare la città dall’alto, con i suoi tetti grigi di pietra che sotto il sole d’estate brillano come argento, poi lasciata la fortezza alle spalle, scendiamo lentamente per proseguire la nostra visita.


Affamati più che mai ci precipitiamo in uno dei pochi bar aperti, ormai è pomeriggio, prendiamo due byrek la versione albanese del burek che abbiamo già mangiato in bosnia, una sfoglia leggera con dentro formaggio e carne.
Quando le simpaticissima signora che gestisce il locale capisce che non siamo tedeschi sfoggia il suo ottimo Italiano, le chiediamo se ha vissuto anche lei dalle nostre parti, ci racconta che durante il comunismo guardavano di nascosto i cartoni animati e i notiziari italiani e che alla fine del regime erano così “affamati di televisione” da imparare l’Italiano pur di non perdersi i film che trasmetteva. Ci sembra incredibile ci domandiamo se a ruoli invertiti saremmo riusciti a imparare anche noi un ottimo albanese e non ne siamo affatto certi!
Dopo una buona birra Korca ghiacciata seguiamo il consiglio della nostra guida e andiamo a visitare una vera casa ottomana.
Non ci mettiamo molto a trovare Skenduli House rimaniamo colpiti sia dalla bellezza degli ambienti sia dalle geniali soluzioni per avere la toilette, l’acqua corrente una sorta di frigorifero e altre comodità al limite del moderno tutto ciò in tempi in cui ciò era del tutto impensabile.
Seguiamo incantati la guida di stanza in stanza la visita non è breve ma davvero interessante e sebbene dall’esterno sia evidente che la casa abbia bisogno di restauri l’interno risulta ben conservato e incantevole, è una visita che non possiamo che consigliare.

La città d’argento offre molte altre attrattive, un interessante museo etnografico, Zekate house altra casa ottomana e diverse altre mostre, noi ci limitiamo a passeggiare un po’ per il centro e non solo, a caso finiamo davanti alla moschea che guardiamo solo da fuori, poi ci perdiamo nei negozietti del bazar. Sebbene sia una città molto turistica Gjirokastër offre ancora qualche vero esempio di bottega artigiana, noi passeggiamo tra mercatini dell’usato, capolavori e souvenir cinesi.
A cena decidiamo di allontanarci dai ristoranti più frequentati da stranieri, finiamo in una vietta marginale in un posto scalcinato che offre solo pochi piatti anche troppo tradizionali.
Se la Flija, torta salata composta da formaggio verdure e sottili creps ci entusiasma il Tasqebap spezzatino di vitello molto liquido simile al gulash lo apprezziamo meno sarà per il caldo afoso che non ci concede tregua nemmeno in serata. In ogni caso ci alziamo da tavola sazi e felici e completiamo la serata con una Raki. Scelgo un posto in centro dai grossi tavoli di legno scuro, gli avventori, una decina di uomini del posto hanno tutti in mano il loro bravo bicchierino di grappa, il costo è irrisorio e il sapore non è affatto male. Siamo pronti per la tappa del giorno seguente, una strada tutta curve in mezzo alle montagne che ci condurrà fino a Korca, è un percorso che la guida sconsiglia.. ma si sa le guide solitamente non le scrivono i motociclisti!

Sognatrice, aspirante scrittrice, gattofila, convinta viaggiatrice, fotografa pasticciona con una passione sconsiderata per il cinema e per le lettere, quelle vere, scritte a mano. Da che mi ricordi amo raccontare storie, andare in moto, vagare e fare troppe cose nello stesso momento.
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