Interrail 2: la prima notte su un treno e Bratislava

 

In partenza: da Francoforte a Monaco 

Il mio primo treno dell’interrail è stato un viaggio in solitaria da Francoforte a Monaco di Baviera, dove abita la mia amica Martina, coprotagonista di questa incredibile avventura a lungo rimandata. Mi dirigo alla stazione indossando la mia giacca da sci (piena di tasche e con il cappuccio, dunque perfetta per un viaggio nelle terre del freddo Est) e con lo zaino che immediatamente inizia a martoriarmi le spalle rigide dalla vita troppo sedentaria. Compagna principale, l’ansia. Ci saranno imprevisti? Ritardi? Treni mancati? Non sono una viaggiatrice rilassata né rilassante, in particolare quando sono sola. 
 
Il viaggio in treno dura quattro ore con un cambio a Stoccarda, durante il quale mi preoccupo perché il treno precedente sul binario è in ritardo. In ogni caso, riparto solo cinque minuti dopo l’orario previsto, quindi niente paura! Passo parte del viaggio a massaggiarmi le spalle per allentare la tensione dei muscoli; per il resto, guardo fuori dal finestrino e mi rilasso. I viaggi in treno hanno una qualità unica: il senso di abbandono dello scorrere su una rotaia fissa, senza auto, camion o altri elementi intorno, il paesaggio che fluisce all’esterno e regala piccoli flash di vita e natura. In particolare, mi affascina scorgere le periferie dal finestrino, le zone che normalmente non vediamo mai nel girare una città nuova e che viaggiando in aereo non ci capitano comunque davanti. Il treno entra nelle città come in una cipolla, bucando a poco a poco gli strati. 
 
Arrivo a Monaco e attendo la mia amica, che mi raggiunge poco dopo. La riconosco da lontano, una giacca rossa calda quanto la mia, una torre di capelli in testa e la camminata di chi porta qualcosa di pesante sulla schiena. Ci abbracciamo come due tartarughe un po’ impacciate. Per il treno c’è tempo, non partiamo prima delle undici e mezzo di sera, dunque andiamo a cena in un ristorante indiano in zona, io, lei e il marito che ci fa da scorta. La zona della stazione di Monaco la sera è popolata e viva, ma non molto rassicurante. 
 

Dopo cena, ci riavviamo con calma verso la stazione e troviamo il treno pronto ad aspettarci. La coppia si saluta, e noi saliamo, pronte a calarci nell’avventura!

La stazione di Stoccarda: la prima di tante

 Notte 1: da Monaco a Bratislava

Per la prima volta in vita mia, viaggio su un treno notturno. Non siamo fortunatissime in questo primo viaggio, perché lo scompartimento da sei che ci è stato assegnato è completamente pieno. I nostri lettini sono quelli in basso, il che fa sì che lo spazio per le manovre di preparazione sia piuttosto ridotto. 
Per fortuna, il signore sopra di me trasloca di scompartimento poco dopo la partenza, il che libera un po’ di spazio. Come da prassi, segniamo date, orari e città di partenza e arrivo sul nostro bigliettone da interrail che consegniamo al controllore. Verrà a svegliarci con la colazione alle sei e mezzo di mattina. Buonanotte a tutti. 
 
Mi sdraio senza potermi muovere molto sul letto. Inoltre, fa molto caldo e non sono abituata a dormire sdraiata su un mezzo in movimento. La porta è chiusa e le luci sono spente, le tende chiuse. Quella prima notte, fatico molto a prendere sonno, dormirò forse un paio d’ore in tutto. Un po’ per l’emozione, un po’ per la fatica ad abituarmi al mezzo, un po’ per la temperatura. La mia amica invece è abituata e si addormenta quasi subito senza problemi. 
 
Ci svegliamo con il suono del controllore che bussa alla porta, e ci consegna come un maitre la nostra colazione (una brioche e un tè in bicchiere di carta) e i biglietti e ci informa gentilmente che saremo a destinazione nel giro di mezz’ora. Prepararsi e lavarsi nel bagno di un treno in movimento non è affare semplice, ma sicuramente aiuta a migliorare l’equilibrio! 
 

Scendiamo, un po’ frastornate, e ci troviamo immerse in un’atmosfera grigia e piovosa. Bratislava ci accoglie con un nubifragio: ci procuriamo una cartina e la prenotazione del treno per Cracovia, tiriamo fuori l’ombrello e ci avventuriamo intrepide sotto l’acqua.

 

 

Una delle prime viste di Bratislava

Bratislava

L’ostello si rivela centrale e spartano, ma con tanti dettagli divertenti. Arriviamo zuppe dalla testa ai piedi e circa quattro ore prima dell’orario di check in, ma la ragazza alla reception è gentilissima. Ci fa accomodare in una sala comune e ci dice di cercarla tra mezz’ora, forse ci possono dare la stanza prima. Ci viene poi a cercare apposta perché noi, immerse nella pianificazione delle giornate seguenti, ci dimentichiamo di tornare alla reception. Ci riprendiamo con una doccia calda e passiamo un paio d’ore a poltrire in camera, nell’attesa che la pioggia smetta o almeno si calmi un po’. 
 

La nostra prima uscita per Bratislava avviene quindi nel tardo pomeriggio e ci porta nella città vecchia, suggestiva e ricca di viuzze interessanti, che esploriamo con calma per assorbire l’atmosfera del posto. Incrociamo poche persone, probabilmente a causa del tempo, finché non arriviamo alla piazza principale. Ampia e luminosa, circondata da palazzi antichi in stile barocco e rococò perfettamente conservati e popolata da gruppi di turisti, la piazza crea un senso di contrasto con la città fuori dal centro storico e con alcune vie del centro storico stesso. Ci divertiamo a fare foto con le statue di bronzo del soldato napoleonico e della sentinella nella garitta, e continuiamo il nostro giro.

Amore a prima vista con il soldato napoleonico

 

 Si avvicina l’ora di cena, per cui passiamo velocemente in ostello e dopo una breve ricerca, ci lasciamo tentare da un ristorante che sembra essere vicino. Vaghiamo per strade larghe poco frequentate e altre strette e un po’ buie, ci perdiamo e facciamo per rinunciare poi, finalmente, lo troviamo. Un posto piccolo, dall’aria accogliente e l’estetica vagamente industriale: il Balans Bistro.

Durante il nostro viaggio mangiamo spesso in posti vegani, perché la mia compagna di avventura è tendenzialmente vegetariana e intollerante al lattosio. I ristoranti vegetariani, con salse a base di latte e formaggi, sono un rischio e li evitiamo. Proviamo comunque spesso i piatti tradizionali, come i pierogi in Polonia e il prosciutto di Praga, ma stiamo sempre attente a trovare posti dove possiamo mangiare entrambe con soddisfazione. Scopriamo così con nostra sorpresa che quando si ha un criterio di restrizione della scelta è molto più facile evitare le trappole per turisti e trovare piccole perle gustose di ottima qualità: perle come il Balans Bistro. Con questa parentesi di goduria gastronomica si chiude il nostro – di fatto – primo giorno di interrail.

Il giorno seguente a Bratislava, la nostra priorità era il castello, e le nuvole minacciose non ci hanno dissuaso. Abbiamo però prima fatto una piccola deviazione nel centro storico per vedere un’altra perla nascosta, questa volta architettonica. La nostra prima tappa della giornata è quindi la chiesa di santa Elisabetta, un’insolita chiesa cattolica in stile Art Nouveau. Perché vogliamo vederla? Perché è blu. Non restiamo deluse. La chiesa è piccola e somiglia un po’ nelle forme a una torta nuziale. I muri esterni sono decorati con linee morbide, motivi a cerchio e stelline; dominano bianco e azzurro, mentre il tetto è di un blu profondo, quasi marino. Se l’azzurro non fosse piuttosto tenue, la chiesa sembrerebbe un gelato vaniglia e puffo. Per noi, una nota di colore nel mezzo di una giornata piuttosto grigia. Soddisfatta la nostra curiosità, ci incamminiamo verso il castello.

La chiesa azzurra

Il castello di Bratislava si trova in cima a una collina che domina la città, una camminata piacevole fra viuzze storiche restaurate e zone dall’aria più urbana e trascurata. Ovviamente ci perdiamo. Arriviamo comunque al castello, grazie ai cartelli, ma da un ingresso laterale per auto. Ci troviamo su una terrazza belvedere che si affaccia su Bratislava e ci dà un’immagine dall’alto delle sfumature di questa città. Vediamo il centro storico, ma soprattutto, in lontananza, blocchi di palazzi rettangolari e stranamente colorati che torreggiano sul paesaggio circostante.

A rimanerci impressa sarà soprattutto la camminata attraverso la città e la vista di Bratislava dall’alto.
Salire al castello occupa buona parte della mattinata e del primo pomeriggio. Quando torniamo a Stare Mesto, la città vecchia, il sole sta già tramontando. Inoltre siamo molto infreddolite, perciò ci ripariamo in un grazioso caffè, con un cameriere amichevole che decide di fare due chiacchiere.

Vista dal castello con un tempo meraviglioso

Ultimi giri per il centro nell’atmosfera arancione e rarefatta della sera e, dopo cena, via a recuperare gli zaini e in stazione. Il nostro treno è tardi, verso le undici, e arriviamo un’ora prima. La stazione è piena di gente, alcuni viaggiatori giovani, ma nel complesso in gran parte locali di una certa età. Ci accomodiamo sui gradini; non ci sono sedie, sale d’aspetto o panchine, almeno non nella sala principale, e non abbiamo voglia di esplorare i meandri della stazione di notte. La stazione di Bratislava di notte è come tante altre stazioni di notte: brulicante di vita e un tantino inquietante; inoltre è piccola, quasi come una stazione di paese. Un gruppo di signori osserva tutto dall’alto: sono appollaiati su una balconata che sovrasta la sala, come barbagianni. Il turista qui si sente davvero estraneo.

Il nostro treno finalmente arriva: impazienti di riposare un po’. Saliamo e scopriamo una piacevole sorpresa: uno scompartimento per due tutto per noi. Ci accomodiamo felici e ci prepariamo per la prossima puntata.

Hans Christian Andersen ci saluta e ci augura buon viaggio, ricordando che chi va piano va sano e va lontano!

 

 
 

Classe 1988, dalla Sardegna alla scoperta del mondo. Probabilmente ho imparato a leggere e a scrivere prima che a parlare. Le mie abilità sociali sono di recente sviluppo. Nella vita reale, sono una traduttrice freelance, faccio parte di un'associazione di cinema, racconto viaggi, storie e notizie internazionali e mi concentro nella ricerca del risotto perfetto. La multipotenzialità è un vizio di famiglia.
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