Un pessimo consiglio, la periferia di Brindisi, a spasso tra i rottami

Partiamo con il primo pullman per Lecce da qui cambiamo e prendiamo un treno per Brindisi poi ci portiamo verso il litorale con un altro pullman dato che gli spostamenti si sono rivelati più complessi del previsto.
E’ l’1 quando cominciamo a camminare, guida nella mano destra ottimismo a palla nonostante il nostro autista ci confidi candidamente che lui di un cammino in quella zona non ha mai sentito parlare e ci abita.
Ripensiamo ai Francesi… se ce l’hanno fatta loro, oppure come quasi tutti quelli di cui abbiamo letto on line avevano un GPS? Chissà. Noi abbiamo solo 2 cellulari quasi scarichi.
Ci mettiamo in marcia, leggiamo con attenzione la strada è quella giusta, ma non è così semplice da seguire c’è anche una mappa, dovrebbero esserci dei segnali di tanto in tanto, ma nessuno deve averli ripassati se mai sono esistiti.
Non c’è nulla, solo campi di pomodori divisi da sentierini in tutto per tutto uguali a quelli che dovremmo seguire, ma sono tanti, non ci sono indicazioni di genere, sbagliamo strada continuamente.
Ci perdiamo, chiediamo indicazioni, ci dicono che quel sentiero è difficile da trovare senza qualcuno del posto, ci dicono di risalire la provinciale.
Finiamo a camminare su una statale sotto al solleone, senza ombra con le macchine che dove c’è il limite dei 50 vanno a 100 all’ora, dovremmo passare al di là della superstrada ma non ci sono cavalca via.
Finalmente incontriamo una signora che ci dice che loro attraversano abitualmente passando da dei grossi tubi tipo canali di scolo, lei dice che sono sottopassaggi io ho ancora dei dubbi, sono bui, maleodoranti e pieni di spazzatura.
– Io lì non ci entro manco morta.
Proseguiamo sulla strada, alla fine un passaggio vero spunta miracolosamente all’orizzonte, arriviamo all’Oasi di Torre Guaceto, il paesaggio è bellissimo ma il litorale ancora lontano, finalmente capiamo dove riprendere il nostro sentiero e costeggiamo il mare.
Basta uscire un metro dal parco protetto e tutti cambia, camminiamo circondati da rifiuti, non la classica lattina di coca cola, un frigo, dei bidoni di vernice, una televisione, tutto giace in riva a un mare di una bellezza abbagliante. La gente prende il sole sulla sdraio, circondata da cartacce lasciate sulla terra o portate dall’acqua.
Ci prende uno sconforto che aumenta di passo in passo.
Edifici abbandonati dall’aria sinistra si alternano a bar eleganti che hanno in gestione gli unici tratti di spiaggia puliti, rigorosamente privati.
Ci fermiamo a bere qualcosa, ci trattano come barboni e ci forniscono indicazioni sbagliate.
Siamo esausti… erano previsti meno di 20km per il primo giorno in tutto ne copriamo più di 30.
Finalmente troviamo un signore simpatico che ci dice come arrivare al nostro campeggio, siamo molto vicini quindi telefono, dall’altra parte ho una risposta disarmante.
– Non le so dire come raggiungerci cammini un po’ in giro, non è lontana. Io le vie non le conosco.
Siamo in un paese di poche anime vicino all’unico ristorante, mi arrabbio.
Torniamo indietro a un camping che abbiamo passato da pochi kilometri, siamo nei pressi di Specchiolla.
Al campeggio ci dicono chiaramente che non sono certi che ci possiamo permettere i loro prezzi, è la goccia che fa traboccare il vaso, per me il cammino finisce qui.
L’idea di dormire in tenda è stata mia, non c’è nella guida, è vero, ma sono strutture sulla strada non avrebbe dovuto essere impossibile, non lo è stato mai nelle mie esperienze precedenti.
Presa dallo sconforto nel notare che l’unico tratto di litorale che non faccia schifo è anche qui quello della nostra struttura telefono a un’amica che è alloggiata vicino a Gallipoli, le chiedo il nome di un campeggio, uno qualsiasi, mi da il numero, c’è posto, li abbraccerei.
La parte folle viene dopo, torniamo alla reception e c’è un ragazzo simpatico e gentile:
– Siete voi i matti che girate a piedi da queste parti, se ripartite domani mattina presto vi posso fare un po’ meno, non usate gran parte degli optional.
Sorride, è tutta la giornata che non vediamo qualcuno che non sia ostile.
– Domani pensavamo di andare dalle parti di Gallipoli oggi è stata un’esperienza surreale.
Confido io, vedo un’espressione perplessa e quello che segue mi lascia senza parole.
– Gallipoli è lontana, non so se ci arrivate.
Ride.
Sono 100 km, io vivo in un paesino male collegato ma 100 km li faccio in massimo 3ore con i mezzi!
Con sollievo scopriamo che c’è un pullman stagionale che passerà il mattino seguente alle 7.15, la corsa dopo è alle 14 circa… Compriamo i biglietti e passiamo una bella serata nel paesino.
La gente si trova fuori dalle case a chiacchierare, porta la sedia nei vicoli, un signore suona la fisarmonica.
Le persone stanziali sono sopratutto anziani e sono cordiali e simpatici, dopo la giornata è una ventata d’aria fresca.
Mangiamo una buona pizza, facciamo qualche partita in una vecchia sala giochi poi andiamo a dormire.
L’ottimismo è ormai un sentimento lontano… non vediamo l’ora di fuggire da quest’incubo.

 
 
 
 

 

L’inizio quando tutto pareva meraviglioso

 

 

Comincia la delusione… degli elettrodomestici stupidamente non ho nessuna foto, non ero in vena di farne…

 Ho poche foto di questa giornata prima bellissima poi delirante, non era la macchina ad essere scarica, ero io.

Sognatrice, aspirante scrittrice, gattofila, convinta viaggiatrice, fotografa pasticciona con una passione sconsiderata per il cinema e per le lettere, quelle vere, scritte a mano. Da che mi ricordi amo raccontare storie, andare in moto, vagare e fare troppe cose nello stesso momento.
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