In fuga dall’estrema periferia, Otranto e finalmente il mare.

Avremmo dovuto farci qualche domanda quando chiediamo all’autista del pullman se ferma al campeggio in cui vogliamo andare e quello ci guarda con aria perplessa e non si degna nemmeno di rispondere.
Cominciamo ad avere dei dubbi quando uno strano tizio ci dice che lui sa dove dobbiamo scendere e indica il posto con, testuali parole ” Qui ci sono i matti, qui quelli strani, dopo la seconda prostituta, alla fine del vicolo c’è il vostro campeggio”.
Ma dato che spesso i posti che troviamo più interessanti sono quelli che, da parte degli Italiani, hanno le peggiori recensioni on line, facciamo un bel sospiro e andiamo a toccare con mano.
A dire la verità, decontestualizzando, abbiamo dormito in posti ben peggiori, la struttura è vecchia e di hippy non ha più nulla da almeno una ventina d’anni, l’ambiente non è il massimo ma ben frequentato, camperisti Francesi e Americani per lo più.
Ma… il pullman che ” vi collega agevolmente con il centro” fa la sua ultima corsa alle 6 di sera, poi o finiamo bloccati in un campo nell’estrema periferia di una grossa città o torniamo a piedi e ” massì sono solo 5km non vi preoccupate” si rivelano essere 5 km di strada a scorrimento veloce, non illuminata, ma in compenso costellata da portafogli di ogni foggia e genere, presumibilmente rubati e lanciati dal finestrino di qualche auto in corsa.
Scappiamo dopo venti minuti.
Io dico Otranto, Davide annuisce, tiriamo su la tenda e via, verso il centro di Lecce, il ragazzo all’entrata ci rimane male ma non ci fa nemmeno pagare, ci dispiace ma è questione di sopravvivenza.

Quando dico a un amico pugliese che abbiamo deciso di vagare a piedi prima e poi con i mezzi mi guarda come fossi un eroina, poi scuote la testa e dice, “siete matti lo fanno solo i tedeschi… perchè non sanno…”
Non sappiamo nemmeno noi, a Otranto ci arriviamo diverse ore dopo, esausti.
E ci va bene, d’estate ci sono i pullman che collegano Lecce ai dintorni, nelle altre stagioni, con i treni, non sarebbe stato così facile.
A Otranto il campeggio che da internet doveva essere aperto e risultava avere recensioni di luglio, meno di un mese prima del nostri arrivo, è chiuso per restauri.
Prendiamo un pullman per Frassanito, sono le quattro del pomeriggio, abbiamo finito l’acqua da qualche ora, non mangiamo dal giorno prima a parte un caffè e un paio di biscotti stantii.
Il camping è a 10 minuti dal mare a piedi e 20 con i mezzi da Otranto, ci pare di essere in un hotel a 5 stelle, prima un tuffo in acqua poi dobbiamo meditare sul da farsi, prenotiamo due notti, i piani sono già stati rivoluzionati.

Otranto è bellissima.
Ci resta nel cuore e i giorni seguenti ci pentiremo amaramente di non essere restati in Salento.
La sera mangiamo un menù completo, che non è proprio come ordinarlo a Milano, io nemmeno a Natale ho mai mangiato così tanto, tutto buonissimo ma la grigliata (che io adoro) non c’è proprio stata.
Il mattino dopo ci sono le vie della città e le sue meravigliose chiese, un mare cristallino e un sole caldissimo a picco sulla testa.
Ad Otranto ci tornerei anche ora, le sue strade strette e antiche piene di negozi di artigianato e vestiti etnici, una vista meravigliosa sul porto dalle mura i monumenti e le chiese tutte da visitare.
Sono tre le cose che più mi hanno colpito e che dopo tanto tempo è facile richiamare alla memoria:
– La chiesa della Madonna Immacolata, ora diroccata che da insieme un’aria di mistero e desolazione.
– Il monumento al naufragio della Kater i Rades ad opera di Costas Varotsos, scultura ottenuta dallo stesso relitto. Utile perchè fa ripensare a una storia che viene ricordata troppo poco. Quella della fuga di 120 profughi dall’Albania in rivolta,la loro imbarcazione fu speronata nel canale d’Otranto da una corvetta della Marina Italiana, i superstiti furono 34. Un monumento a futuro monito perchè cose del genere non dovrebbero succedere mai.
Cattedrale di Santa Maria Annunziata, che aspettavo di vedere da quella lezione sul suo albero della vita fatta in terza media. Una meraviglia che arriva fino a noi dal Medioevo, lungo i rami e il tronco sono rappresentate scene della Bibbia, fianco a fianco con simboli che richiamano figure mitiche e allegorie.
La rappresentazione conservata praticamente nella sua totalità si estende per tutte tre le navate concedendoci uno spettacolo mozzafiato.

Nel pomeriggio ci fermiamo in una bellissima spiaggia che vediamo dal finestrino del pullman mentre rientriamo al campeggio.
Più tardi arrivano le nuvole, la notte pioverà.
Noi alla sera ci chiediamo cosa sia meglio fare, avevamo deciso di scendere a piedi fino a Santa Maria di Leuca, concedendoci la bellezza della fine del cammino, ma all’ufficio turistico ci hanno detto che la zona di Brindisi è mozzafiato.
Alla fine un po’ per la pigrizia di riorganizzare tutto un po’ per curiosità decidiamo il giorno dopo di partire proprio da Brindisi, avvicinandoci solo di qualche km al litorale, dato che siamo matti ci sta bene partire a mezzo giorno e arrivare in serata.
D’altronde dobbiamo tornare a Lecce e da li prendere il treno.
La sensazione di star facendo una grandissima cavolata giace ignorata nel fondo della nostra mente

 

Mosaico- foto web wikimedia by Framo (le mie facevano schifo)

 

 

 

 

 

 

Monumento Kater I Rades.

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Sognatrice, aspirante scrittrice, gattofila, convinta viaggiatrice, fotografa pasticciona con una passione sconsiderata per il cinema e per le lettere, quelle vere, scritte a mano. Da che mi ricordi amo raccontare storie, andare in moto, vagare e fare troppe cose nello stesso momento.
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