Timisoara Art nouveau e Birra a tutto spiano…

Il mattino dopo ci svegliamo di buon’ora, abbiamo un meraviglioso appartamento prenotato a Timisoara e non vediamo l’ora di visitarla.
In realtà io sono molto preoccupata della discesa, perchè dopo essere saliti viene il momento di scendere dal monte!
– Non ti preoccupare il peggio è già andato
Mi dice Davide, ma io sono convinta che mente!
In realtà scendere non è assolutamente traumatico come lo è stato arrivare il giorno precedente, ci mettiamo quindi in viaggio di buon ora e a stomaco vuoto.
L’unica sosta è per prendere qualcosa di commestibile a un supermercato, risparmiamo il più possibile, a Timisoara possiamo pagare la notte in Euro e vogliamo evitare di rimanere con dei Lei residui in mano.
Il clima in città è caldo e afoso, veniamo dalle montagne a mal tolleriamo la sensazione di umidiccio sulla pelle, il cielo è terso ma non si muove un alito di vento, è palese penso, domani pioverà.
Vaghiamo per la città, bella ed elegante con le sue piazze enormi ed abbaglianti, gli edifici sono liberty e barocchi, salta subito all’occhio l’influenza austriaca che gli è valsa il soprannome di “piccola Vienna”.
Visitiamo la chiesa Cattolica e quella Ortodossa, ammiriamo dall’esterno gli imponenti palazzi e scopriamo che qui ha avuto inizio la rivoluzione del 1989 tutto ce lo ricorda, le targhe, il nome delle vie o dei palazzi, c’è anche un museo dedicato che però non riusciamo a visitare. Non sappiamo molto su questo episodio storico così vicino a noi, ci ripromettiamo di informarci in serata quando avremo una connessione internet disponibile.
Se la somiglianza con l’Austria è immediata la caratteristica più bella di questa città ci abbiamo messo un attimo a scoprirla e sono i parchi, distinti come stile e finalità eppure collegati, quello botanico, quello con mirabolanti giochi per bambini (che fatica trattenersi!), quello delle rose ecc… potete attraversare l’intero centro senza uscire dal loro abbraccio frondoso.
Vorremmo visitare tutto di questa città così interessante e ad ogni cosa dedicare il giusto tempo ma il caldo ci taglia le gambe e nel tardo pomeriggio decidiamo di rientrare all’appartamento per farci una doccia prima di uscire nuovamente.
Quello che ci aspetta alla sera è il vero motivo per cui siamo qui, l’ultima tappa prevista infatti non era questa ma dopo aver assaggiato la Timisoreana Davide si è innamorato e ha deciso che dovevamo vederne la fabbrica.
Questa birra è la prima in Romania e ha un’origine particolare nasce, infatti nel 1700 nel quartiere ora chiamato Fabric e inizialmente è sotto il dominio militare dato che la fabbrica viene fondata per soddisfare il fabbisogno delle truppe di acqua potabile o per lo meno di un liquido che ci somigliasse! Nel 1948 dopo diverse vicissitudini e molti successi viene nazionalizzata, in seguito conquista anche mercati esteri e tutt’ora è la birra locale più apprezzata dalla gente.
All’interno dell’imponente edificio c’è un pub-ristorante che sembra la fine del mondo da quello che leggiamo in internet, effettivamente mangiamo piuttosto bene e se il viaggio l’avessimo iniziato da qui questa cena ci avrebbe soddisfatto pienamente, ma dopo la cucina casalinga di cui abbiamo goduto nei giorni precedenti difficilmente qualcosa reggerà il confronto!
E dato che siamo alla fine vi confido un segreto, Davide grande estimatore della pizza non si è trattenuto nemmeno questa volta e l’ha assaggiata, se nei Balcani ha avuto brutte sorprese in Romania si è potuto dire pienamente soddisfatto, ha mangiato ben due buone pizze!
Con la pancia strapiena vaghiamo un po’ per le vie del quartiere Fabric di notte nel tentativo di digerire un po’, poi dopo essere passati a un supermercatino 24/24 a fare scorta di birra da portare a casa torniamo all’appartamento, troppo stanchi per attardarci ulteriormente ma mogi mogi all’idea di dover rientrare.

 

 

 

 

 

 

 

Sognatrice, aspirante scrittrice, gattofila, convinta viaggiatrice, fotografa pasticciona con una passione sconsiderata per il cinema e per le lettere, quelle vere, scritte a mano. Da che mi ricordi amo raccontare storie, andare in moto, vagare e fare troppe cose nello stesso momento.
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